XENOFOBIE SOVRANISTI E ALIMENTAZIONE “Più salame meno kebab”, il ventre molle della Padania

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Caro Enrico, qualche giorno fa, all’esterno di un’edicola di Abbiategrasso - prossima sede della partenza di una tappa del Giro d’Italia, a una quindicina di chilometri da Milano - c’era esposta una locandina del Giorno, che un tempo era considerato un giornale moderno e progressista. Ma che oggi cavalca senza briglia gli umori di una destra retriva e xenofoba: “Troppi stranieri, via ai corsi di difesa”, era lo strillo. Minuscolo, il furbo occhiello: “La polemica”. Senza specificare quale e quando. Per capirci, lo scorso anno ha vinto le elezioni locali Cesare Nai, capo di una lista del centrodestra ed amico di Salvini che la settimana prima del voto è andato ad abbracciarlo al gazebo della Lega abbiatense tra piazzetta Mussi e l’istituto Golgi, dove di solito si svolge il mercato settimanale: “Vogliamo una città ancora più bella, pulita, ordinata e sicura - disse Matteo - con la Lega e con Cesare Nai questo risultato si potrà ottenere”. Breve pistolotto seguito da un bagno di selfie...poi il conducator leghista ha assaggiato i prodotti locali e sentenziato: “Più salame meno kebab”.

A confermare l’impellente necessità dei corsi di autodifesa, c’erano altre locandine. Quella della Libertà sfoggiava tre titoli, in caratteri di grandezza decrescente. Il primo: “Col trattore come ariete sul bancomat”. Sotto: “Viale dell’Uomo, cede la fognatura”. Terzo: “Lite tra ciclisti finisce a martellate”. Se ne desume che i due pedalatori dovevano essere italiani e non stranieri, altrimenti la notizia sarebbe stata “sparata” a tutto foglio...così vanno le cose, ormai, in terra di Padania, Grande Ventre (molle) della nazione, un’Italia ahimé sempre più senza dignità e senza memoria.

Domani è il primo maggio. Mi viene in mente una vecchia vignetta di Altan, sulla condizione operaia, anni Settanta. Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia. Ora di mensa. Un disincantato metalmeccanico legge il giornale: “Qui cercano di fotterci, Cesputi!”. L’occhialuto Cesputi, gli spaghetti che gli penzolano dalla bocca, bofonchia: “Proviamo a dirgli che abbiamo le mestruazioni”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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