MILANO VS NAPOLI (E VICEVERSA) Anche queste elezioni hanno marchiato le loro differenze: ecco uno spaccato (tutto rigorosamente social) delle due città. Spassionato. Attuale. Feroce. O d’amore

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

“Perché mai dovremmo noi del Nord pagare a quelli del Sud il reddito di cittadinanza promesso da Di Maio?”: caro Enrico, è il refrain di questi giorni, qui a Milano. L’alleanza tra neo nordisti e post sudisti non è che susciti entusiasmo sotto le guglie del Duomo: “Siamo gente concreta, non crediamo ai miracoli, alle promesse impossibili”. Tecnicamente, il 4 marzo Salvini e Di Maio non hanno sfondato, mentre il Pd ha resistito, a dire il vero più in centro che in periferia, laddove prevale la sofferenza urbana. Ha tenuto la spinta “europea”, nei confronti delle pulsioni sovraniste. Senza Europa, non si va da nessuna parte, ripetono i milanesi. Milano è Europa. Ma quanto viene perceptita quest’anomalia politica che accresce la distanza tra la capitale “morale” e il resto del Paese?

L’abbiamo chiesto ai nostri amici di Facebook: un commento su Milano. E su Napoli. Spassionato. Attuale. Feroce. O d’amore.

Abbiamo scelto alcune risposte. Tirannia degli spazi. Per Enrico è stata una discussione da “persone civili. Gli italiani non sono ancora diventati un popolo di bestie, non ci sono ancora riusciti, e questo lascia ben sperare”.

Il primo commento su Milano è arrivato da Oliviero Malaspina, pavese di nascita, genovese d’adozione, poeta, scrittore e cantautore, amico e collaboratore di De André. A Milano, confessa, “ormai vengo solo per impegni o incontrarmi con amici. Viverci mi mette uno stato d’ansia mai provato in quasi vent’anni. Mea culpa forse”. Flavio Birri, veneziano doc, insegna a Ca’ Foscari Cultura del Cibo e del Vino (“Sua maestà il maiale” è uno dei suoi libri). Sottolinea che ci sono “troppi ristoranti con troppi cuochi bravi. Dal mio punto di vista sarebbe un lavoraccio viverci e lavorarci. Grande città, tra tutte la meno italiana”. Spiritosa Mara Rossignolo (La Rossa): “La mia camera a gas preferita”. Il giornalista (napoletano) Massimo Milone sintetizza: “Milano: la meno italiana tra le città d’Italia, la più italiana tra le città d’Europa”. Ermanno Accardi ha postato la copertina del suo libro “Milano è femmina”, scritto con Domenico Megali. Sottotitolo: “Un po’ mamma e un po’ puttana”. Lo confermano la p.r. Anna Maria Riva :“La città dove sono nata. Come la mamma, le vuoi bene a prescindere” e Gaia Chifari: “Milano é una puttana: ti offre quello che chiedi, ma pretende sempre un prezzo in cambio. Ti appaga con distacco; sa schiaffeggiarti se vuole, ma lo fa (quasi) sempre coi guanti”. Per Maria Luisa Calvi, tutta un’altra esperienza: “Milano ha trasformato una ragazza timida ed impacciata in una donna capace di vivere la vita. Grazie Milano ti amo e sempre ti amerò”. Quasi una canzone.

Ma non son tutte rose e fiori. Giorgio Pancaldi mugugna: “Peccato ci sia la sede della Regione leghista!”. Per l’operatore ong Giuseppe Luca Mantegazza è “claustrofobica, nevrotica, energica, piena di vita, dall'anima borghese e snob. Periferica e poco mischiata rispetto a tante altre città europee più a nord”. Paolo Wilhelm (rugby e comunicazione, ideatore de Il Grillotalpa, il blog della palla ovale) ci sta da più di 30 anni: “E’ una città stronza, che nasconde la sua bellezza. Non sarà mai Roma o Firenze, ma è molto più bella di quanto non sostenga la vox populi. E' l'unica grande città italiana in cui potrei vivere”. Idem Isabella Eleodori, bella voce di R101: “Dopo 17 anni di Roma (che pure ho amato per la sua sfacciata bellezza) vivere a Milano mi sembra il paradiso”. Balle, dice caustico il giornalista Alberico Giostra: “La cosa più bella di Milano è il primo treno per Roma”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it