LUCI NEL BUIO | L’ODIO E LA SPERANZA Milano ricorda il caso Pinelli Il razzismo oggi mina la libertà

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Venerdì corso, alla Casa della Cultura di Milano, Paolo Brogi ha presentato il suo drammatico libro-inchiesta “Pinelli, l’innocente che cadde giù” (Castelvecchi). Sì, caro Enrico, drammatico: perché ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, Milano non può, non riesce, non vuole dimenticare. Fu la pagina più vergognosa della nostra storia recente. E ti dirò di più: è un ricordo che mi porto addosso perché quando la bomba di piazza Fontana scoppiò, mi trovavo ad un centinaio di metri di distanza, all’angolo tra piazza Fontana e corso Europa, assieme all’amico Beppe Lo Re, che come me frequentava Scienze Politiche e quel venerdì eravamo usciti dalla Statale, mentre era in corso un’assemblea del Movimento Studentesco. Il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli fu arrestato la sera del 12 dicembre. Entrò in Questura dal portone di via Fatebenefratelli, volò giù da una finestra del quarto piano il 15 dicembre. In mezzo, le trame nere di uno squadrone di agenti e funzionari del servizio segreto civile di allora, l’Ufficio Affari Riservati, che si erano fiondati a Milano con una missione ben precisa: incastrare gli anarchici milanesi per la bomba di piazza Fontana e per tutte le altre che erano scoppiate in quell’anno. C’era Silvano Russomanno, vicecapo degli Affari Riservati: “Un fascista repubblichino che si era arruolato e aveva combattuto a fianco dei nazisti”. Ancora una volta “fu persecutore di un partigiano”. Pinelli, infatti, lo era stato, giovanissimo. La strategia eversiva della tensione voleva minare la democrazia, limitare la libertà. La manovra fu faticosamente sventata. Ma oggi, i tempi sono più opachi. Vox-Osservatorio dei diritti (con la Sapienza, la Statale e la Cattolica di Milano e Bari) ha esaminato 5700 tweet generati da Milano che contenevano parole sensibili (relative cioè a donne, stranieri, immigrati, omosessuali, ebrei, musulmani): l’80 per cento avevano toni razzisti. L’odio si rovescia sugli immigrati e gli italiani che li difendono e se ne prendono cura. Anzi, spesso sono loro ad essere il vero bersaglio

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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