LE ELEZIONI | VOTARE IL MENO PEGGIO Il turpiloquio ha sostituito l’arte plebea del dileggio

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Promett Romma e tomma, dicevano i vecchi milanesi, quando andavano in piazza ad ascoltare i comizi elettorali dei candidati di mezza tacca, i politici sono come gli imbonitori delle sagre di paese, promettono “mari e monti”, che vuol dire grandi balle, sono come i bagolon del luster, i venditori ambulanti di lucido da scarpe che per reclamizzare i loro prodotti le raccontavano grosse, pur di convincere la gente. C’era già un bel disincanto, caro Enrico, che la gente meneghina sintetizzava in sapide immagini, “robba de cuntà ai pover mort”, guarda che ci tocca ascoltare, roba da raccontare ai morti...L’importante, aggiungeva sempre qualcuno che la sapeva lunga, è “salvà la cavra e i verz”, salvare capra e cavoli, votare il meno peggio. E far capire allo spudorato oratore che non era proprio aria: “Scarliga merluzz che l’è minga el tò uss!”, sparisci merluzzo che non è il tuo uscio, va via, questo non è posto per te! Non c’era bisogno del turpiloquio. Il dialetto infilzava. La parolaccia era da zuruch. Da zoticone.

Oggi, però, quest’arte plebea del dileggio è svanita, relegata ai bar sport o in qualche mercatino di quartiere, come sono scomparsi gli invadenti manifesti elettorali che coprivano muri, facciate, fermate del tram. Nessuno li rimpiange. Salvo chi guadagnava qualcosina nell’affiggerli e chi si divertiva ad imbrattare facce e slogan, o a ridicolizzare i tirapee, i tirapiedi dei politici. Qualche traccia beffarda resta, a livello di assonanze dialettali. Per esempio, leggi lider, cioè il leader, e pensi a lader (ladro...). Quanto ai discorsi sui massimi sistemi - e sulle clientelari sistemazioni - della politica, vige il fatalismo post Mani Pulite: la bissa quej voeulta la mord el ciarlatan, la biscia qualche volta morde il ciarlatano, come dire che chi si crede furbo talvolta resta fregato. Distillato di sapienza popolare che resiste ai social web, al revival neofascista e alla lingua “anonima e scadente che scende dallo schermo tv, sempre più piatto!” (copyright dell’amico Maurizio Cucchi, grande poeta e milanese doc).

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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