ANTIFASCISMO. IL DOVERE DEL RICORDO La “razza” di chi non tornò e la stirpe di quelli che dimenticano

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Ricorda la neo senatrice a vita Liliana Segre che 896 cittadini milanesi di religione ebraica furono vittime del nazifascismo e che dai lager ne ritornarono una manciata. Ricorda Mario Delpini, arcivescovo di Milano, che le leggi razziali passarono tra l’indifferenza pavida degli italiani e che oggi la parola razza rischia di dominare l’attuale campagna elettorale. Ricorda il presidente Mattarella che “l’Italia nei confronti degli ebrei è colpevole”, e che le leggi razziali sono state la diretta e inevitabile conseguenza del fascismo: “Una macchia indelebile. Razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi”. Come invece fa comodo dire a qualcuno. Per esempio, al milanese Matteo Salvini: “Prima delle leggi razziali, per vent’anni Mussolini aveva fatto tante cose buone, la previdenza sociale l’ha portata lui mica i marziani”. Infatti, mica i marziani hanno bruciato il fantoccio di Laura Boldrini in piazza a Busto Arsizio qualche giorno fa: bensì i militanti del locale Movimento Giovani Padani, con la scusa della Gioeubia, la festa di fine inverno.

Ricordo gli ignobili adesivi dei tifosi laziali su Anna Frank: successe il 22 ottobre 2017. Giovedì scorso la Lazio è stata solo multata: Anna Frank non vale la squalifica...così ha deciso il Tribunale presieduto dal giudice Mastrocola (espresse parere favorevole alla Lazio sul controverso scudetto del 1915). Ogni giorno, caro Enrico, è un invito a non dimenticare. Ma quando si va al sodo, tutti muti. Vige l’ipocrita silenzio sui complici della Shoah. Sui collaborazionisti. Sui delatori. Su chi depredò gli ebrei. I profittatori l’hanno fatta franca. Nessuno ha il coraggio di scrivere sui nostri giornali i nomi di chi votò in Parlamento le leggi razziali: furono 351. Al voto seguì un applauso travolgente. Figuriamoci i nomi di chi perfezionò le leggi con una lunga serie di disposizioni, decreti, ordinanze per disintegrare la comunità ebraica e lucrare sui loro beni. Sapere è giustizia. E’ il dovere della memoria. Quanto al perdono, mi dispiace, è morto nei campi della morte.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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