Lo strano malore del giornalista dissidente Vladimir Kara-Murza ricoverato per avvelenamento

Putinstan

Dice Garry Kasparov: “Il presidente russo è nemico del mondo libero”. Ma c’è chi la pensa diversamente. Giovedì pomeriggio, alle 16 su Radio 1, Antonio Fallico, che vive in Russia dal 1974 e che guida la filiale russa di Banca Intesa, si è sperticato in elogi sulla democrazia e la libertà al tempo di Putin, manco fosse una sorta di messia che ha messo a posto la Russia e le ha ridato dignità e potere. D’altra parte, sono noti i rapporti del Gruppo Intesa con l’attuale dirigenza russa. A gennaio un consorzio internazionale ha acquisito il 19,5% del colosso energetico Rosneft: finanziato dagli italiani fino a 5,2 miliardi di euro. Ebbene, poche ore prima a Mosca un noto giornalista dell’opposizione – Vladimir Kara Murza – veniva ricoverato in fin di vita all’ospedale, a causa di un avvelenamento provocato da una esagerata e probabilmente dolosa concentrazione di manganese, mercurio e altri metalli pesanti.

Come già gli era successo nel maggio del 2015, quando fu ricoverato per una gravissima crisi renale: allora scampò per miracolo alla morte, denunciò l’attentato alla Procura e chiese di effettuare perizie tossicologiche. Inutilmente. I sospetti di un nuovo caso Litvinenko – l’ex agente del Kgb che denunciò i metodi dei servizi russi e fu ucciso nel 2007 a Londra da una dose di polonio 210 – non sono affatto campati per aria. Proprio l’altro ieri, il giornalista stava per lasciare la Russia: voleva raggiungere la famiglia negli Stati Uniti. La notizia del drammatico ricovero ha allarmato il mondo dell’opposizione, già falcidiato da intimidazioni, carcere, omicidi politici: “È un chiaro messaggio contro noi tutti!”. Kara-Murza aveva un ruolo importante nella galassia anti-putiniana. Era stato vicepresidente del partito d’opposizione Parnas di Boris Nemtsov, ucciso a pistolettate il 27 febbraio del 2015, a due passi dal Cremlino. Ed era anche un lobbista presso il dipartimento di Stato. L’ex oligarca Mikhail Khodorkovskij, che per volere sfidare Putin finì 10 anni nelle galere siberiane, gli ha offerto il ruolo di coordinatore a Mosca della fondazione “Open Russia” che si batte per la democrazia e i diritti civili. Khodorkovskij organizza dibattiti ed eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica e smascherare il regime di Putin. Nel 2016 è Kara-Murza che fa circolare, sul web e quando ci riesce, in pubblico, un film-documentario sulla morte di Nemtsov e sulle indagini senza risultati, scatenando polemiche. Contemporaneamente collabora col Senato Usa per stilare l’elenco della nomenklatura da sanzionare, il cosiddetto Magnitsky act (dal nome dell’avvocato morto misteriosamente in prigione a Mosca per aver svelato i buchi del bilancio statale), la legge varata da Obama che colpisce alti funzionari russi. Lo hanno tacciato di tradimento. Radio Svoboda segue il caso. E Khodorkovskij accusa le autorità di non indagare come dovrebbero: “In questa Russia non lo faranno mai”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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