“Sei pronta Gerusalemme ad accogliere il Giro d’Italia?”

Giro d’Italia 2018 GERUSALEMME

GERUSALEMME. “Sei pronta Gerusalemme ad accogliere il Giro d’Italia?”. La folla ammassata nella centralissima Safra square, la piazza sulla quale si affacciano i dodici edifici del nuovo municipio - a poca distanza dalle mura della Città Vecchia - risponde così forte, prima con un vibrante “ken” (sì) poi con un orgoglioso “kan” (qui). Sarà la suggestione di quell’attimo, o forse è il vento, ma pare che ondeggino persino le palme che adornano il grande spiazzo, luogo emblematico in cui le autorità hanno voluto che si unissero idealmente la Gerusalemme ebraica occidentale e quella Est, scelta ovviamente criticata dai palestinesi. Sarà un dettaglio, ma le truppe della Rcs che organizza il Giro, hanno avuto in dote un “outfit”, comprensivo di giacca camouflage, molto fashion, quello stile militare chic tanto in voga. Ma forse inopportuno, da queste parti, vista la complessa situazione geopolitica e le roventi polemiche sulle scandalose dichiarazioni antisemite di Abu Abbas: “Siamo venuti per fare un grande evento sportivo, e non per interferire con la posizione dei governi”, ha detto Mauro Vegna, il patron del Giro. Risultato: niente camouflage. Basta quello autentico del servizio d’ordine, un poliziotto o un soldato ogni due metri del tracciato di oggi, ossia quasi diecimila uomini.

Sono passate da poco le sei di un pomeriggio afoso ed umido quando comincia la presentazione della ventidue squadre iscritte alla corsa rosa: gli israeliani scoprono il Giro in diretta tv (198 i Paesi connessi), il ciclismo da queste parti è ancora uno sport esotico, i ciclisti sono 3-400mila mi dice Daniel Bernheim, presidente della federazione ciclistica israeliana, “stiamo investendo grandi somme per costruire le infrastrutture basilari: un velodromo, costato 25 milioni di Euro, inaugurato mercoledì; piste ciclabili, promozione di questa mobilità nelle scuole, le stesse forze di polizia hanno capito l’importanza di collaborare per garantire ai ciclisti di circolare in sicurezza. Il Giro dimostra che noi siamo aperti, che non c'è pericolo e che la sicurezza è al massimo livello. Il nostro è un Paese democratico ed ospitale, lo sport comunque supera i confini politici e religiosi”. In verità, il Giro che comincia oggi nella Città Santa è soprattutto un geniale e formidabile spot per Israele e per gli organizzatori della corsa che hanno non a caso ingaggiato il discusso Chris Froome per dare sostanza (si spera solo tecnicamente) alla gara: come in ogni spettacolo che conta, la star britannica è l’ultima a salire sulla passerella della presentazione, un’ora e un quarto dopo, mandando in visibilio il pubblico. Eppure, non tutto è Mulino Bianco in questo Giro...

Infatti l’abile Mauro Vegni, il patron del Giro, non nasconde l’imbarazzo: “Confesso di non essere stato felice quando abbiamo saputo, una settimana dopo l'ufficializzazione della sua presenza al Giro, che era stata comunicata la non negatività di Froome alla Vuelta. La Sky doveva esserne a conoscenza. Anche se io non capisco questo essere ‘non negativo’. O uno è negativo o è positivo…”. L’argomento è scivoloso. Un campione sospettato di doping disputa la crono individuale partendo per quintultimo, alle 16 e 41 (ora locale). Se vince e viene squalificato, gli togliete l’eventuale vittoria o lo depennate dalla classifica finale? “Poco prima della Milano-Sanremo ho avuto un colloquio con David Lappartient, il presidente dell’Uci, e gli ho detto che se dovesse vincere, il Giro resterà assegnato a lui, non accetteremo mai un secondo caso Contador. Lappartient si è dimostrato favorevole a quest’idea, d’altra parte i tempi dell’inchiesta saranno ancora lunghi, quindi non ci troveremo in situazioni difficili…”. Anche perché pare che il corridore britannico sia stato pagato due milioni di Euro. Vegni smentisce, senza smentire: “Non ho avviato nessuna trattativa individuale con Froome, come non ho mai trattato coi corridori né dato soldi direttamente ai corridori per partecipare. Ho sempre avuto un rapporto corretto con le squadre: chi onora la corsa con una partecipazione di qualità, schierando i capitani, merita un rimborso spese superiore rispetto a chi viene al Giro perché deve...Froome si è preparato per fare un grande Giro all’altezza dei suoi valori”. Si spera non quelli riscontrati il 7 settembre scorso in Spagna.

Fonte: ilfattoquotidiano.it