Il Giro delle polemiche si ferma tra le buche

Giro d’Italia 2018

ROMA. Più o meno verso le quattro e mezzo di un pomeriggio caldo e blindato per garantire sicurezza, prevenire attentati ed impedire eventuali manifestazioni di protesta, mentre è già in scena l’ultima tappa del Giro 2018 partito il 4 maggio da Gerusalemme, i corridori minacciano di fermarsi. Di boicottare il gran finale del Giro. Di sabotare la festa della corsa rosa. Di rovinare lo spettacolo in Mondovisione. Dicono che il tracciato è pericoloso. Che rischiano di cadere. O di bucare. La strada fa schifo, oggi non dobbiamo rischiare le gambe. Strano, pensano gli organizzatori, ma sul tratto sterrato del Colle delle Finestre nessuno ha brontolato...e non ci sono state proteste per le discese a tomba aperta che hanno caratterizzato gran parte del Giro.

Però i corridori hanno in parte ragione. Si aspettavano da Roma manti stradali amichevoli, non ostili. Invece, altro che Spelacchio. Buche rattoppate in extremis. Catrame che si incolla alle ruote. Zig zag per evitare improvvise sconnessioni. L’asfalto viscido. Tre chilometri di infidi e saponosi sanpietrini negli 11,5 chilometri del circuito da ripetere dieci volte, più che alla mitica Parigi-Roubaix. Il pavé romano gli fa un baffo.

In effetti, il percorso nel cuore magnifico e struggente di Roma è arlecchinato: le macchie scure dei rattoppi si alternano un po’ a destra, a sinistra o in centro. E’ il veronese Elia Viviani, la maglia ciclamino, ad assumersi il ruolo di sindacalista del gruppo. Ha già vinto quattro tappe. Ci tiene moltissimo a trionfare pure nella quinta, l’ultima, la più ambita dai velocisti. Ma è furente. La bici vibra troppo. Lui, come tutti gli altri, ha dovuto sgonfiare un po’ i tubolari, per diminuire la pressione. Prima avvicina l’ammiraglia della Quick-Step Floor, la squadra belga per la quale corre, per dire a Davide Bramati, il direttore sportivo, che teme per l’incolumità propria e degli altri: “Lo vedi? Balla tutta: così non si può continuare, rischiamo grosso. Bisogna chiedere alla giuria di neutralizzare la tappa”. Bramati cerca di calmarlo. L’ultima tappa del Giro, di solito, dovrebbe essere una passerella, la festa conclusiva, tutta sorrisi dei corridori e pacche sulle spalle dei rivali e non invece il pretesto per fomentare polemiche. Dovrebbe essere una kermesse nel centro storico più bello del mondo: con l’immancabile volata thriller ai Fori Imperiali, sullo sfondo del Colosseo. Per il tripudio degli sponsor e dei tifosi.

Viviani non demorde. Abborda l’auto rossa dove siede la giudice di corsa Rossella Bonfanti: “Se non neutralizzate, noi ci fermiamo al traguardo”. Il ricatto sgomenta gli organizzatori. Affermano che hanno compiuto tre ricognizioni, l’ultima due settimane fa. Prima del via, la sindaca Virginia Raggi aveva esaltato lo sforzo di Roma per rendere la tappa un segno tangibile di quanto la città abbia a cuore lo sport “e la mobilità dolce, seguiremo con attenzione ogni pedalata e che vinca il migliore...”. I migliori se ne stanno acquattati prudentemente in fondo al gruppo. Froome, con l’assenso del fiero rivale Tom Dumoulin, ascolta Viviani e va dalla Bonfanti, per trattare ed evitare lo sciopero dei corridori. Il compromesso accontenta i 150 girini superstiti: dopo tre giri, la corsa è neutralizzata. Il Giro vero finisce lì: il Giro 101 è conquistato da Froome. L’ultima volata premia l’irlandese Sam Bennett davanti a Viviani, che conserva la maglia ciclamino.

Ma la corsa non neutralizza la figuraccia. Approda sui siti di mezzo mondo, come sparare alla Croce Rossa. Da noi, innesca la canea anti Cinquestelle, i più lesti a sparare sul Campidoglio sono quelli del Pd, coadiuvati da Fabrizio Cicchitto (“la Raggi si dimetta e si ritiri a vita privata”) e Maurizio Gasparri. Sfumano le ombre sulla vittoria di Froome, accusato di doping ed in attesa di processo. Insomma, un “dopato autorizzato”, scrivono molti nel web. Un Giro che ha scatenato furori politici per la Grande Partenza da Israele. Sirante, l’autore dei “Bari” (Di Maio, Salvini e Berlusconi che giocano a carte), ha pittato sabato notte un murale in via Canova, a due passi da via del Corso (una delle strade del circuito): un militare dalla divisa antisommossa che richiama la maglia rosa e la stella di David. Un dantesco “Girone Italia” (col simbolo dei dollari), dove i corridori transitano in mezzo al conflitto tra palestinesi e israeliani, osservati da Dante e Virgilio: “C’è chi l’inferno lo crea e chi lo subisce”, è la didascalia. Quanto ai temuti blitz dei filopalestinesi, si sono viste sventolare molte bandiere palestinesi e sentito gridare “il Giro è sporco di sangue”. Ma c’erano anche tante bandiere israeliane, non solo davanti al Tempio Maggiore del Lungotevere de‘ Cenci. Poi, poco per volta sono sparite le bandiere palestinesi.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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