Giro, Eurovision e turismo: vince l’offensiva del sorriso

Giro d’Italia 2018 TEL AVIV

TEL AVIV. Brand Israel, che brutto compleanno festeggiare i primi settant’anni. E pensare che si era fatto di tutto per rinfrescarle il make-up. Per cambiare l’immagine. Uno sforzo a tutto campo, su fronti inediti, con impegni inusuali. Una campagna globale, capillare, accattivante. Negli slogan. Negli eventi. Prima il Big Start del Giro d’Italia a Gerusalemme, costato l’ira di Dio, pur di stupire la comunità internazionale - formula geopolitica che gli israeliani detestano - e dimostrare il volto “tollerante” di Israele: “Il più grande avvenimento della storia del paese, in termini di ampiezza del progetto e di risonanza”, ci aveva detto pochi giorni fa Sylvan Adams, il miliardario patriota di origine canadese che ha fatto venire il Giro in Terrasanta con il pieno appoggio del premier Benjamin Netanyahu, e che aveva precisato: “Si utilizza lo sport per creare dei legami e portare nel mondo l’immagine di Israele”. La prima tappa è stata infatti seguita in tv da quasi un miliardo di persone. E ha prodotto un effetto collaterale non trascurabile: la festa del ciclismo, in quei giorni, ha oscurato la drammatica e sanguinosa situazione di Gaza, esplosa ieri con una strage che lascia annichiliti.

Poi, quasi a cesellare questi blitz mediatici, è arrivata la vittoria della popolare, paffuta ed esuberante Netta Barzilai, l’ex cameriera ed ex militare che inneggia al “girl power”: la cantante israeliana sabato scorso ha trionfato all’Eurovision Song Contest 2018 con il pezzo “Toy”, sbaragliando gli altri venticinque concorrenti, al suono martellante del ritornello “stupido, non sono il tuo giocattolo”, subito diventato un trend di moda nel web. Il successo è più che mai significativo, perché avrà come effetto un “ritorno” promozionale molto importante: la prossima edizione dell’eurofestival musicale sarà infatti organizzata in Israele. Sembra quasi fatto apposta, la classica ciliegina sulla torta di compleanno d’Israele...

In realtà, i due episodi - il Giro e la cantante - hanno messo alla prova l’efficienza della nuova comunicazione strategica israeliana, sulla quale punta moltissimo Netanyahu per cambiare l’immagine del paese, e far percepire Israele in modo divergente da quella che traspare nei notiziari. Creare cioè una narrazione parallela, in cui conflitti e guerre di attrito coi Paesi confinanti non siano l’unica trama, enfatizzandone l’altro volto: quello dell’economia avanzata; della tecnologia; della cultura (al Maxxi di Roma, domani si apre la mostra “Tel Aviv the White City” che si chiuderà il 2 settembre); del turismo (quello dei luoghi santi è ricominciato alla grande); degli scambi commerciali: con l’Italia l’import-export è in costante crescita, siamo visti come uno dei principali partner, il terzo fornitore europeo.

Dunque, Israele non vuole soltanto apparire come la sentinella militare dell’Occidente e dei suoi valori in Medio Oriente. Vuol far sapere che il ritmo di crescita economica viaggia su percentuali “cinesi”; che i consumi sono elevati, la disoccupazione diminuisce, mentre aumentano gli investimenti (edilizia, hight-tech). Le recenti scoperte di ricchi giacimenti di gas metano hanno dato un’ulteriore spinta all’economia, contribuendo ad aumentare gli investimenti esteri (venture capital, multinazionali).

Mentre i jet israeliani colpiscono le basi sciite in Siria, il pragmatismo, l’ambizione e l’assunzione del rischio (come l’assenza di formalismi) hanno dato concretezza al progetto “battaglia della narrazione”, ossia come raccontare Israele al mondo che di lei ha un’opinione condizionata dalle stragi di Gaza e dalle guerra cosiddette di attrito coi confinanti. Un progetto concepito otto anni fa, nel febbraio del 2010, quando ad Herlizha si tenne un forum in cui una sessione era stata dedicata alla comunicazione strategica di Israele, su sollecitazione di un gruppo di studio guidato dall’ambasciatore Ido Aharoni (docente alla School of International Relations in the Faculty of the Arts and Sciences dell’università di New York) e appoggiato da due potenti lobby, The Israel Project in Us e la britannica Bicom. L’idea è che la modernità d’Israele è speciale. Come la sua storia.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

GUARDA ANCHE

Viviani vince ancora 19/6/2018

E oggi per la truppa c’è il temuto “Mostro”
Continua a leggere

Il Giro delle polemiche si ferma tra le buche 28/5/2018


Continua a leggere

I No Tav e i pro Palestina. Poi Froome vince il Giro 27/5/2018


Continua a leggere

Froome spiazza il Giro 26/5/2018


Continua a leggere