Hooligan, gay, terrore jihad: Putin e l’ossessione security Lo zar mette in campo cosacchi, le truppe speciali degli Spetsnaz e le Forze armate per prevenire il dissenso (e gli attentati)

RUSSIA FIFA 2018

Lunedì 4 giugno: -10 al D-Day, la partita inaugurale Russia-Arabia Saudita. Allarme di Kasperski Lab: più del 20 per cento dei servizi di connessione nelle città che ospitano le partite mondiali “presentano criticità per la cybersecurity”. Le reti spesso non sono criptate, “potrebbero essere prese di mira dagli hacker”. La più esposta ai raid dei corsari web è San Pietroburgo (37 per cento), seguita a ruota da Kaliningrad (35%) e Rostov (32%). Lo stesso giorno il New York Times rivela che 300 cosacchi pattuglieranno Rostov. Scopo? Controllare che le coppie gay non si scambino effusioni in pubblico, in ossequio alla legge omofoba che dovrebbe tutelare i minori. I cosacchi sono i pretoriani di Putin, famosi per la violenza con la quale hanno represso le proteste durante l’inaugurazione del quarto mandato presidenziale.

Martedì 5 giugno: -9. Mosca. Parla Vladimir Chernikov, capo del dipartimento di sicurezza della capitale russa. Annuncia che è stato negato il fan ID, ossia il “passaporto del tifoso”, a 467 hooligans. Un terzo (per l’esattezza 157), riguarda ultras residenti a Mosca: “La lista include i nomi di pericolosi estremisti degli stadi forniti anche dagli altri paesi. Durante i Mondiali saranno attive videocamere dotate di sistemi di riconoscimento facciale. Stiamo lavorando in modo operativo coi rappresentanti di club stranieri come il Chelsea, il Liverpool, il Manchester United”. Dall’Inghilterra sono attesi diecimila tifosi. Una forza d’urto difficile da controllare. Qualcosa ancora deve essere messo a punto, ammette Chernikov. La novità è l’istituzione della “polizia turistica”, formata da agenti speciali poliglotti del ministero dell’Interno, dal 25 maggio vigilano le zone intorno agli stadi e le aree destinate ai tifosi nelle undici città del mondiale. Inoltre la polizia tiene sotto controllo tutti i capi delle diverse tifoserie. In fatto di schedature, l’Urss ha fatto scuola.

Mercoledì 6 giugno: - 8. L’Isis minaccia il Mondiale. Pugnale e sangue sul logo di Russia 2018. Appelli “scegliere il tuo bersaglio”: uno dei dodici stadi mondiali. Fotomontaggi cruenti diffusi da Wafa Media Foundation, braccio web dello Stato Islamico. In una di queste immagini si riconosce Lionel Messi: in ginocchio, sul prato di uno degli stadi russi, con un aguzzino che gli solleva la testa per il ciuffo. Messi è indossa la famigerata tuta arancione, quella delle esecuzioni: “Non ti piacerà la sicurezza finché non la vivremo nei paesi musulmani” è la didascalia. Messaggio intimidatorio. Diretto più che a Messi, a Putin. Tradotto: attento, siamo capaci di lanciare attacchi in Russia durante il tuo Mondiale. La macchina della prevenzione poliziesca e militare disposta da Putin è formidabile e sistematica. I confini sono presidiati come non mai, specie quelli piuttosto perforabili del Caucaso o con le ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, focolai dello jihad, da dove in totale sono partiti 8500 foreign fighters: quanti ne sono tornati? “Non ci lasciamo intimorire”, dice il Cremlino. Delle forze terrestri (170mila le forze attive, 35mila uomini le truppe aerotrasportate, 190mila circa i coscritti), sono state mobilitate 9 brigate Spetsnaz - i gruppi d’assalto più spietati ed efficienti - e un reggimento di ricognizione. Una compagnia di guerra elettronica vigila sul traffico telefonico, supportato dalle divisioni informatiche dell’Fsb, i servizi eredi del Kgb, e dall’Mvd (l’intelligence del ministero degli Interni). A disposizione, 9500 marines, ripartiti in tre brigate indipendenti, quattro battaglioni e un reggimento. Le missioni di pattugliamento marittimo sono state intensificate, come quelle di contrasto alla guerra elettronica (in cui l’Isis svolge un ruolo di costante disturbo). Pure le forze aeree (148mila uomini) sono pronte ad operare, laddove fosse necessario, con elicotteri da combattimento (in totale sono un migliaio, di cui 620 Mi-24 Hind D/V/P). Lo stato d’allerta è al massimo livello da un mese. Ventimila uomini delle forze speciali di polizia - gli ex Omon dell’antisommossa - sono stati mobilitati per presidiare le aree più “sensibili”. Sono coadiuvati da un capillare lavoro dell’Fsb che ha il compito di monitorare chiunque sia entrato in Russia da maggio sino alla fine di luglio: le previsioni ora parlano di un milione di turisti. Un anno fa, il ministero del turismo parlava di 2,8 milioni.

Giovedì 7 giugno: -7. Nizhny Novgorod. La troupe della Bbc guidata da Sarah Rainsford, corrispondente di Mosca, sta preparando un servizio sulla città che ospita la nazionale inglese di calcio. Il filmato della Bbc mostra che ad essere pedinati con varie auto civetta sono di sicuro i giornalisti ficcanaso, quelli che vorrebbero parlare con gli attivisti dell’opposizione o con gli ultras locali. Nella città dove Andrej Sacharov, il fisico nucleare dissidente, venne confinato ed isolato dal Kgb durante le Olimpiadi del 1980, poco è cambiato da allora. Nonostante le assicurazioni di Dmitry Svatkovsky, il vicegovernatore, che promette la massima ospitalità ai visitatori e alle orde dei tifosi, l’atmosfera riportata dal reportage è piuttosto tristanzuola. Il 6 maggio un uomo fermato ad un posto di controllo ha ferito tre poliziotti. Si è poi rifugiato in un appartamento a una decina di km dallo stadio, lo hanno stanato ed ucciso. C’è stata la rivendicazione del Califfato. Il terrorismo si somma al clima ostile nei confronti della squadra inglese: un mix che inquieta Londra. Mosca non dimentica le accuse per l’avvelenamento col gas nervino dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Yulia. E neanche Boris Johnson, il ministro inglese degli Esteri, che ha paragonato il Mondiale russo ai Giochi di Hitler...

Sabato 9 giugno: - 5: “Abbiamo aperto il nostro cuore al mondo”, è il benvenuto di Putin. Che si gioca la faccia se succede qualcosa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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