Un Rutte salverà l’Unione dall’Olandese sprezzante? Olanda - Oggi alle urne per scegliere tra il premier europeista e Wilders, il leader xenofobo che vuole zero moschee, uscire dall’Ue e più sicurezza

Elezioni Olanda 2017 Maastricht

MAASTRICHT. In mezzo allo spartitraffico dell’Europastraat c’è un cartellone. Promuove la mostra intitolata The Painted Bird, inaugurata il 10 marzo al Marres di Maastricht, presso la Casa per l’Arte Contemporanea in Capucijnenstraat. Cosa c’entra col temuto voto di oggi degli olandesi?

Intanto, Maastricht. Città simbolo dell’Unione europea: venticinque anni fa, il 7 febbraio del 1992, i dodici capi di governo dei Paesi che allora componevano la Comunità europea ratificarono il Trattato sull’Unione Europea al palazzo del governatore che si trova in un’isoletta in mezzo alla Mosa. Parve a tutti un auspicio per il futuro, farlo in questa città senza confini, perché Francia, Belgio e Germania le stanno attorno come una corona e non ti accorgi delle frontiere, segnalati soltanto da cartelli discreti. Quasi una vocazione all’accoglienza, piuttosto che al respingimento come vorrebbe il cinquantatrenne islamofobo Geert Wilders. Lo hanno battezzato il Trump batavo. A Wilders l’Europa non piace. Invoca Nexit. Rinnega le origini, lui, quarto ed ultimo figlio di un limburghese - la cattolica provincia del Limburgo, guarda caso, è quella di Maastricht - e di una indonesiana (l’Indonesia è il paese musulmano più grande del mondo).

Ma la mostra? Rivela tutto il sottotitolo (anch’esso in inglese): Dreams and nightmares about Europe. Sogni ed incubi circa l’Europa. The Painted Bird è un murale collettivo di 750 metri quadrati. Allegorico. Autori 19 ragazzi. Si chiamano Marie Aly, Cian-Yu Bai, Kim David Bots, Bonno van Doorn, Gijs Frieling, Natasja Kensmil, Klaas Kloosterboer, Mirthe Klück, Frank Koolen, Fiona Lutjenhuis, Jan van de Pavert, Tanja Ritterbex, Sam Samiee, Charlotte Schleiffert, Derk Thijs, Sarah Verbeek, Helen Verhoeven, Evi Vingerling, Job Wouters. Spiegano cosa li ha spinti a crearlo: “Il tuo treno sta partendo più tardi del previsto. La brillante luce del sole ti impedisce di pensare chiaramente. E' molto affollato. Chiunque preferirebbe essere altrove. In un travolgente vortice di particelle di polvere, una donna tenta di spingere una valigia sovraccarica all'interno del ripiano portabagagli. Sai che non ce la può fare. Nessuno nel corridoio sovraffollato si sente incline ad aiutarla. Ti sollevi per poi sederti ancora. Non vuoi rischiare che qualcuno ti rubi il posto. Perché quella donna è la sola che non capisce che la valigia è troppo larga per entrare in quello stretto comparto portabagagli? La mancanza di intelligenza ti fa sentire male. In un momento di panico decidi di scendere dal treno alla prossima fermata. Dopo molti spintoni e strattonate, una volta fuori ti rendi conto che eri sul treno sbagliato sin dall'inizio. Il nome della stazione e della città o borgo non ti sono familiari. Ti guardi intorno, sperando in un punto di riferimento conosciuto. Cerchi di scoprire dove sei, ed ecco che ci sono io. Ti chiedo gentilmente di seguirmi. Per favore non preoccuparti, conosco la strada. Questa è l'Europa”.

Capire l’Europa, non demonizzarla. Il discorso, semmai, è un altro: tutti i 12,9 milioni di olandesi elettori sono scontenti dei loro politici, ma non tutti voteranno per rabbia uno come Wilders che ha condensato in 259 parole il suo programma politico, “14 di meno della canzone Oyalélé” ha commentato l’umorista Arjen Lubach.

“Per colpa di Wilders il mondo crede che siamo tutti razzisti e antieuropei”, si lamenta Annelies, una ragazza che viene dal nord ed ha un cognato siciliano. Come gran parte degli olandesi, prova disagio nel confidare le sue intenzioni di voto, “troppi partiti, alla fine sarà primo ministro per la terza volta Mark Rutte”. Ironizza sullo slogan elettorale populista Nederland weer van ons, l’Olanda ci appartiene di nuovo, “allora perché Wilders non ci spiega come farà a restituircela?”. Lo sa, mi dice, che il PVV (Partij voor de vrijheid, il Partito per la libertà) è il partito di una sola persona? “Nel vero senso della parola: Wilders è l’unico membro”. Più facile da gestire: senza strutture. Senza militanti. Senza compagni di partito pronti a farti lo sgambetto. Per comunicare, preferisce Twitter ai media tradizionali, che snobba. I suoi obiettivi? Oltre a chiudere le frontiere, le moschee e le scuole islamiche, vuole tagliare i fondi alla cultura e all’ecologia, aumentando quelli della Difesa e della sicurezza. Viene il sospetto che Captain Peroxide - altro soprannome per via della chioma ossigenata - non voglia andare al governo, ma restare all’opposizione.

Favorito resta ancora il liberal-conservatore Mark Rutte, nato cinquant’anni fa nel giorno di san Valentino, celibe incallito. Premier uscente, il suo governo è in coalizione con il PVDA, il Partito del Lavoro di Lodewijk Asscher. Stavolta si prevede, per governare, una coalizione a cinque. Tra i 28 partiti, il minuscolo Forum per la Democrazia di Thierry Baudet che ha promosso il referendum sull’Ucraina (il no all’accordo d’associazione con Kiev) e il nuovo partito turco Denk, guidato dagli zeloti di Erdogan: potrebbe raccogliere i voti della cospicua comunità anatolica. I tre principali partiti, tuttavia, valgono il 44-45 per cento. La metà di vent’anni fa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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