La diga olandese regge. Wilders non sfonda la Ue Affluenza oltre l’81%. Il premier Rutte conquista la maggioranza. Schiaffo al leader xenofobo

Elezioni Olanda 2017 Maastricht

MAASTRICHT. Con buona pace di Salvini - che porti sfiga? - il suo amico xenofobo al quale ha augurato una vittoria sfavillante è stato impallinato dagli elettori olandesi: Geert Wilders è infatti il grande sconfitto delle elezioni legislative. L’Europa tira un sospiro di sollievo: il primo test sulla ventilata avanzata del populismo e dell’estrema destra è stato positivo. E’ un brutto segnale per Marine Le Pen ed è una buona notizia per Angela Merkel. Un mercoledì delle ceneri, per chi voleva frontiere chiuse, Nexit e tagli alla cultura e all’ecologia. Wilders è stato battuto dal premier liberalconservatore Mark Rutte, e di gran lunga, rispetto alle previsioni. Il primo exit poll di ieri sera, alle ventuno, infatti, è una sentenza: Rutte ha conquistato 31 seggi (sui 150 del Parlamento), mentre Wilders ne ha ottenuti 19, come i progressisti D66 e i cristiano-democratici. A ruota, i Verdi, con sedici seggi (ne avevano appena quattro): un exploit.

Determinante è stata l’affluenza, la più alta degli ultimi anni: l’81 per cento. Un soprassalto di responsabilità civile e di chiamata alle armi per limitare gli effetti perniciosi di un eventuale successo dell’islamofobo che sino all’ultimo ha continuato nella sua crociata contro l’Islam e Maometto. Smentite le cassandre mediatiche che annunciavano l’irruzione del “nuovo fascismo” e lo sfascio di un’Unione Europea in crisi, ma non al punto da farsi cremare. In fondo, Wilders ha tradito i valori tradizionali olandesi: il Paese che ha fatto dell’accoglienza e della multiculturalità la sua bandiera. Certo, le paure di un’immigrazione incontrollata, il contagio temuto del terrorismo islamico e le derive della globalizzazione hanno contribuito a fomentare rabbia e ad alimentare le paranoie. Però, certi segnali di insofferenza nei confronti di una politica gridata, senza risposte e priva di sostanza, c’erano. Bastava interpretarli. Nessuna delle persone che ho conosciuto, mi ha detto di voler votare Winders. Non l’hanno fatto nemmeno il fratello maggiore Paul e la madre indonesiana. Ruggini familiari? “Fin da piccolo era arrogante, aggressivo ed egocentrico”, ha dichiarato Paul. Geert lo ha bannato dal suo acconto Twitter.

Ha allarmato, poi, l’attacco sistematico allo stato di diritto, polarizzando la società. Come hanno detto i giovani del convegno indetto ieri dall’Università di Maastricht (stavano nel mio albergo, poco fuori la città) sui problemi giuridici dell’Europa, la democrazia è discutibile, ma va difesa. Aggiornandola, migliorandola, prevenendo le infezioni dell’estremismo: “E‘ il cuore della nostra nazione, fin dal nono secolo”. Dicono che le ragioni del successo di Winders siano state determinate dal malcontento delle classi più disagiate o da chi pensa che tutto il male sia causato dall’Unione Europea e dai burosauri di Bruxelles. In verità, il 60 per cento del commercio olandese è generato dall’Ue. Oggi l’Olanda è ancora una nazione prospera. Lo dicono i numeri. Il Pil è cresciuto del 2 per cento, il deficit di bilancio è sotto di appena mezzo punto, la disoccupazione è al 6 per cento, il debito pubblico ha praticamente raggiunto la norma di...Maastricht (60%). Il raddrizzamento dei conti è stato un successo di Rutte, sia pure a costo di tagli e riduzioni delle spese.

Infine, non è piaciuto lo scrollone populista contro uno degli zuilen (i pilastri) regolatori della società: la tolleranza, virtù disdegnata da Winders. Ma nel dna dei paesi Bassi. Pensiamo allo scrutinio. Di mercoledì. Per rispetto delle religioni. Quella ebrea dello shabbat, il riposo di sabato. Quello cristiano della domenica, giorno del Signore. E quella musulmana, col venerdì dedicato ad Allah.

Certo, rimane la questione identitaria. L’orgoglio di una nazione piccola ma potente. Che viene insultata da Erdogan. Il quale ieri ha cancellato il gemellaggio tra Istanbul e Rotterdam, trascurando il fatto che il sindaco è musulmano, di origine marocchina. Non bastasse, i turchi hanno rispedito in Olanda 40 mucche frisone, della pregiata razza Dutch-Holstein: “Causano gravi problemi”. Soprattutto ai musulmani (il 5 per cento della popolazione) che stanno in Olanda.

Flash back, appunto. Ore 13 e 45, ieri. Zoom sulla vasta piazza del Mercato di Maastricht. Al centro, lo Stadhuis, il municipio. Attorno, le bancarelle. Poi, a corona, ristoranti, brasserie, bistrot, pizzerie, caffé, tutti coi tavolini all’aperto e tutti affollati. Tutti? No. Il ristorante turco Cappadocia - un bel locale - è desolatamente vuoto. Fuori. E dentro. All’American bistrot che sta accanto, invece, non trovi posto. Scatto la foto, a memoria di una guerra assurda. E di una battaglia persa da chi sperava di scombussolare il sistema con 259 parole, quelle del suo programma a slogan.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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