Var sarà maschile o femminile? Per insultare il dilemma va sciolto

Cronaca

Sempre caro mi fu l’ermo colle delle imperfette ma umanissime partite prive di Video Assistance Referee, quando potevi urlare a squarciagola “arbitro cornuto!” - estendendo eventualmente l’ingiuria ai complici guardalinee. Il “cornuto”, infatti, era (ed è: la Var non lo esenta dalle sue colpe) il bersaglio dell’impietoso odio da curva, responsabile di tutti i mali e di tutte le decisioni (per noi tifosi) sbagliate. In virtù della sua imperizia o presunta malafede, l’arbitro è per definizione calcistica vittima di derisione, insulti, sputi. Col rischio di finire inseguito per essere preso a nerbate, se non peggio (esecrabile esercizio degli ultras più violenti o dei tifosi più scalmanati). Lo stadio purtroppo esibisce sempre più il peggio della società di cui è parte. Ricordo persino un gioco da tavolo chiamato Akkiappa l’arbitro: dovevi colpire più velocemente possibile la testa di alcuni pupazzetti a forma di arbitro usando dei guantoni da pugile, un contatore elettronico segnava i punti...

Oggi, l’innovazione tecnologica impone l’aggiornamento dei riti curvaioli, già modernizzati da Twitter e Facebook. La par condicio dell’insulto suggerisce di accoppiare le corna allo strumento che interviene “per gli incidenti revisionabili” (“match-changing situation”) della partita, nel solco del tifo più tradizionale. Tuttavia, è goffo ed algido pigliarsela con un aggeggio, visto che dietro l’arrogante definizione anglosassone si nasconde la vecchia moviola, declinata al digitale. Meglio colpire chi gestisce la moviola. Sono in due. Arbitri pure loro. Assistono il direttore di gara. Suggeriscono la “review”. Segnalano. Consigliano. L’arbitro in campo poi decide. Ogni volta, ci potrebbe essere il loro zampino. Perciò, appare scontato allargare il repertorio lessicale della collera calcistica con “Varisti cornuti!”, essendo due. Quando uno ti taglia la strada col suo Suv, mica te la prendi con l’auto, bensì con chi la guida.

Il dubbio, semmai, è un altro. Varista è sicuramente un termine maschile. Ma Var? Meglio “Var cornuta!”? O “Var cornuto!”? L’acronimo deriva dalla definizione inglese (la lingua del protocollo unico Uefa). Lo scorso ottobre Gerardo Mastandrea, giudice sportivo della Lega di serie A, in relazione alle partite della settima giornata del campionato, sanciva la punizione di Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus (multandolo tra di 20mila Euro) per avere “nel tunnel che adduce agli spogliatoi, proferito espressioni gravemente ingiuriose e insultanti nei confronti del Var”. Maschile, quindi.

Tuttavia, leggendo i giornali, si scopre che non tutti hanno rispettato il testo del giudice, optando per il femminile. La disputa filologica è fondamentale per chi prepara gli striscioni da esporre negli stadi: con implicazioni semantiche che potrebbero degenerare nel politicamente scorretto. La promiscuità del nome Var rischia di diventare un motivo conflittuale in più, se si manipola il significato coniando gli improperi più creativi e derisori o giocando sulle parole: le VARiabili sono infinite. Come si vede, materia da Bar Sport. Pardòn, da Var Sport.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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