Mi-To “Mi-To”, la ciclica sinergia rimasta sempre una chimera

Cronaca

Ci sono due menzogne dietro la narrazione del “grande progetto” di organizzare i Giochi Olimpici Invernali coinvolgendo Milano e Torino. La prima è una bugia olimpica: Torino ha messo in piedi la sua Olimpiade nel 2006, e potrebbe tranquillamente riutilizzare le infrastrutture già esistenti con investimenti ragionevoli senza aver bisogno della capitale lombarda, mentre Milano dovrebbe invece cominciare da zero. Chi ci guadagna? Chi ci perde? Ha senso la proposta, quando è noto che il Comitato Olimpico Internazionale non ama le proposte bipolari? Inoltre, non basta mettere in piedi un Palazzetto del Ghiaccio, per dire ai torinesi che l’Olimpiade è organizzata insieme: lo squilibrio di partenza, dunque, è evidente. Le montagne lombarde, per esempio, a differenza di quelle piemontesi, non sono collegate alla città con l’autostrada. Uno dei criteri selettivi imposti dal Cio è proprio quello della logistica e della sua efficienza. Un altro, è la centralità dell’organizzazione, quindi delle manifestazioni collaterali. Le premiazioni ufficiali, per esempio, chi se le accaparra? Milano o Torino? La cerimonia d’apertura? Quella della chiusura? Infine, sul dossier olimpico Milano e Torino stanno avviando studi di fattibilità per valutare se è realistico disperdere i Giochi su un fronte di almeno 250 chilometri (dal Sestriere alla Valtellina). Spacciata per un’iniziativa tesa a ottimizzare le risorse, rischia di diventare l’ennesimo spreco. Non a caso, l’Olimpiade Invernale a due piace ai politici, non ai tecnici...

La seconda grande balla, a dire il vero, è ricorrente. Ogni dieci-quindici anni si rispolvera il mito del MI-TO, cioè dell’alleanza - o meglio, delle convenienze - fra Milano e Torino. Ogni volta, tante parole, ma poi basta. Perché sono due città che si detestano. Profondamente diverse ed altrettanto rivali. Per mentalità, motivi culturali e ragioni storiche. Negli anni Ottanta, col MI-TO si abbinò la parola “sinergia”. Per spiegare quanto fosse conveniente potenziare le loro complementarità economiche, produttive e finanziarie. Accattivante idea, sulla carta. Nei fatti, ognuno ha continuato a brigare per conto proprio. Sul fronte, per esempio, della gastronomia e del gusto, Torino non ha affatto intenzione di fare squadra con Milano, nonostante l’Expo. A metà degli anni Novanta, Milano denunciò l’assalto alla baionetta delle banche torinesi e dei suoi finanzieri. L’impero degli Agnelli e dei loro accoliti è sempre stato vissuto come un corpo estraneo alla cultura meneghina. Milano non ha mai digerito il fallimento della Innocenti e l’accorpamento dell’Alfa Romeo da parte della Fiat.

In verità, il progetto MI-TO è ed è sempre stato solo un...mito. Una formula ipocrita. Come ha dimostrato, per esempio, la recente vicenda del Salone del Libro che Milano ha tentato di strappare a Torino mettendo in piedi un’analoga iniziativa che tuttavia non ha avuto il successo sperato. Insomma, il MI-TO applicato ai Cinque Cerchi è solo l’ennesimo tentativo di succhiare soldi dei contribuenti per consulenti, comitati, consorzi e gruppi di studio. Il circo dei soliti noti.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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