“Lo sciopero mi danneggia”

Cronaca Milano

MILANO. La FotoPetizione made in Statale è un’idea semplice semplice. Ma efficace. E’ virale su Facebook. Instagram. Twitter. Consegni allo studente un cartello su cui c’è scritto, in stampatello (prevalentemente rosso): “Lo sciopero mi danneggia”. Sotto, devi aggiungere perché. Lo studente si fa ritrarre con il cartello in mano: “vittima” di uno sciopero che penalizza la classe più svilita e meno protetta dell’università italiana, mortificata da Berlusconi e dall’infame riforma Gelmini. Cioè gli studenti. Che contano come il due di picche.

Lo sciopero nel mirino è quello (nazionale) dei professori del Movimento per la dignità della docenza universitaria, cominciato ieri. Durerà fino al 31 luglio. In pericolo esami e lauree, sebbene vi siano meccanismi complicati che permettono agli studenti più a rischio di poter rimediare con appelli rimandati di 14 giorni e ai laureandi con un solo esame di non perdere la sessione estiva. Ma tutto è appeso a un filo: se quel giorno hai un intoppo, o stai male, sei fregato: “Sia chiaro, non siamo contro lo strumento dello sciopero - un diritto da tutelare, precisa Francesco Melis, 26 anni, laurea a Cagliari, all’ultimo esame milanese per la “magistrale”, la specializzazione biennale - ma siamo contro la battaglia settaria e miope dei docenti che reclamano più soldi dallo Stato (scatti e stipendi), mettendo però a repentaglio la regolarità dei corsi e i crediti formativi per le borse di studio, o i punteggi per i bandi Erasmus”.

Melis è dell’Unione degli Universitari di sinistra, il sindacato studentesco maggiormente rappresentativo a livello nazionale. Si batte per un’accessibilità non solo formale ma sostanziale. Non vuole il numero chiuso. Condanna l’esosità delle tasse, che a Milano sono le più alte d’Italia, nell’ambito delle università pubbliche: “La Statale incassa 34 milioni in più di quanto dovrebbe”.Sotto la brace dello sciopero dei docenti cova dunque un fuoco destinato a non spegnersi...Per questo, martedì scorso, l’UDU ha organizzato un’assemblea “informativa” e ha allestito un “infopoint” sullo sciopero dei docenti nell’atrio piccolo di via Festa del Perdono. Ed è lì che è nata l’iniziativa della FotoPetizione. Nell’era delle sintesi web, un modo per “visualizzare” le contraddizioni dello sciopero e sensibilizzare l’opinione pubblica. E tuttavia, la Statale è un’eccezione: sono appena 153 i docenti (su circa 2mila) che hanno comunicato di scioperare. Poco più del 7 per cento. Eppure, questo dato non tranquillizza.

Non Cristina Venezia. Frequenta filosofia all’Università Statale di Milano: “Stanno colpendo i miei pochissimi diritti”. Ruben Pratissoli di Lettere e Francesco Lorenzo Ricchi sono più espliciti: “Lo sciopero mi danneggia perché saltando un esame potrei finire fuoricorso”. Accanto, l’indirizzo hashtag #GiùleManidagliAppelli. C’è il timore di laurearsi in ritardo. O di perdere la borsa di studio, come scrive Uma Brandolino di Scienze umanistiche per l’ambiente. Quelle dell’Università Statale di Milano variano da 3 a 5mila Euro l’anno, sono fra le più alte d’Italia. Se perdi un esame, perdi i crediti necessari. Dei 61mila studenti iscritti alla Statale, 40mila sono fuorisede. La città è carissima, ci vogliono almeno 550 Euro al mese per una stanza.

Incrocio una prof di Scienze Politiche che conosco. Sciopera? “No, non voglio danneggiare gli studenti”. Ma non vuole essere citata. I nomi di chi sciopera li aggiorna l’UDU, in Rete. L’ufficio stampa dell’università ha diffuso un avviso in cui si rassicura che “in sostanza, entro la sessione gli appelli verranno fissati e gli esami svolti”. Il tono è quello dei comunicati TreNord, quando si minimizzano i disagi per i pendolari...Che strana sensazione questo ritorno in via Festa del Perdono, cuore topografico del Sessantotto milanese. L’atrio, così quieto. Non vi è traccia dello sciopero docenti. Molti studenti trascinano i trolley per il “ponte”. Mezzo secolo fa, quest’atrio ribolliva di attività, volantinaggi. Si annunciavano assemblee, manifestazioni, seminari autogestiti. Gridavamo: “Fascisti e polizia/servi della borghesia, antifascismo, anticapitalismo” Toh. C’è uno striscione, nel cortile di Scienze Politiche, in via Conservatorio: lo slogan è lo stesso.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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