Vincent Bolloré La piccola Bretagna tesoro di Vincent il corsaro

Storie

Venerdì 17 febbraio, ore undici: cronaca di un rito del potere. Bretagna. Zoom sulla piccola cappella di Kerdévat, a Ergué-Galéric, un paesone di 8144 (cifra aggiornata a ieri) abitanti non lontano da Quimper, nel remoto dipartimento di Finisterre, dove la gente nasce con l’acqua del mare (selvaggio) intorno al cuore. A Ergué-Galéric il 17 febbraio del 1822 anni fa veniva fondata la cartiera Bolloré, e qui, quasi due secoli dopo, Vincent Bolloré, l’erede di quella “papeterie” che oggi è diventata un gruppo industriale e finanziario da spavento, ha voluto festeggiare l’anniversario con una messa e un discorso, indossando con orgoglio il costume tradizionale.

Cappello nero a larga tesa, marsina nera e azzurra, le maniche coi due colori separati da un inserto dorato, all’altezza del gomito. Chiaro il messaggio. Si può diventare un corsaro della finanza globalizzata, ma si resta sempre legati alle proprie radici. Siamo andati lontano, ma torniamo sempre a casa. Tra di noi.

Lo affiancano, infatti, due anziani ex dipendenti della mitica cartiera, Henri La Gars e Marcel Henry, le loro età sommate sono quelle dell’anniversario. Ci sono 450 persone, i notabili della zona, le donne con le loro gonne a sbuffo e le cuffie, c’è Bernard Poignant, il padrino politico del dipartimento, ex deputato ed ex sindaco di Quimper, nonché consigliere presidenziale. Vincent Bolloré sorride impettito, nel suo costume sobrio di inizio Ottocento, per la gioia dei fotografi del quotidiano Ouest-France. Poi, dopo il pistolotto di Poignant, piglia la parola. Ricostruisce la genesi dell’azienda di famiglia, le traversie, i successi. È il copione che ripete ogni anno, il diario aziendale a uso della gente di qui, ben grata ai Bolloré: i genitori lavoravano in cartiera, i figli studiavano alla scuola… Bolloré. Persino la cappella veniva chiamata Bolloré…

Vincent ricorda quando riacquistò la cartiera che era quasi fallita, il 6 febbraio del 1981, e fu l’inizio della sua scalata all’Everest finanziario. La cartiera si è diversificata, nel 2015 è stata inaugurata una fabbrica di tram elettrici (Blue Tram) ecologici, nel sito industriale di Ergué-Garépic si producono già le batterie delle vetture elettriche Autolib’, i Bolloré hanno portato lavoro e benessere che di questi tempi è manna divina: “Ora l’azienda di famiglia, il gruppo Bolloré conta diecimila dipendenti e un fatturato di 10 miliardi di euro”.

Applausi.

“Con Vivendi (di cui Bolloré ha il 20%, ndr) i dipendenti sono 75mila e il fatturato supera i 20 miliardi. E non è finita… ma devo annunciarvi che la mia avventura alla guida del gruppo sta per giungere a termine. Lascerò il posto alla settima generazione dei Bolloré”.

Mormorii di stupore. Sguardi di apprensione.

Vincent Bolloré piglia fiato e conclude: “Succederà nel 2022, dopo che avrò trascorso 37 anni al timone del gruppo. Ma ora dobbiamo continuare i festeggiamenti!”.

Nel 2022 Vincent Bolloré avrà settant’anni. Davvero vuole lasciare ai figli la direzione degli affari? Pochi ci credono. Forse, l’annuncio di Bolloré rientra nella logica identitaria del “patron” bretone. Lui, cattolicissimo, è assai legato alle radici che gli hanno forgiato un carattere fiero, indomito, spigoloso.

L’identità per un bretone è più che una ragion di vita. Per Vincent Bolloré: “I bretoni di ieri hanno forgiato i bretoni di oggi”, ripete spesso Vincent “le tradizioni popolari disegnano il nostro animo”. In verità, molti si chiedono se abbia davvero sentimenti, lo spregiudicato e cinico Monsieur Serial-Raider, come lo chiamano alla Borsa di Parigi, dove suscita al tempo stesso ammirazione e timori; ma anche in Italia non è affatto uno sconosciuto, anzi, possiede l’8% di Mediabanca, tramite Vivendi di cui ha il 20%, controlla il 24,9% di Telecom Italia.

Non sazio, voleva papparsi Mediaset Premium, ma l’accordo con Berlusconi è fallito, resta il fatto che ha rastrellato circa il 30% delle azioni. I nemici lo accusano di aver tradito troppe volte la fiducia di chi lo credeva sodale.

Come i cacciatori e i pescatori, i corsari sono sovente dei gran bugiardi: Vincent si è preso una banca dell’amico di papà, ha scaricato un paio di “padri putativi”, ha stretto d’assedio l’azienda di un compagno di scuola. La finanza è come la filibusta: non si fanno prigionieri. D’altra parte, “il colpo dei bretoni” è il colpo di testa. Guai a scordarlo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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