Tutti contro Aru

Tour de France 2017

FOIX. Chapeau al Tour de France! Che ha scommesso su una tappa sfrenata, breve e letale come una raffica di mitragliatrice: quella di ieri, da Saint-Girons a Foix, appena 101 chilometri, con dentro tre mine vaganti, ossia tre colli aspri di prima categoria (il Latrape, l’Agnès e il Péguère), e poi una lunghissima discesa a tomba aperta, dove rischi il collo e la classifica. Insomma, un inno al disordine: per scombussolare tattiche e strategie tradizionali. Per sfidare le regole canoniche delle corse a tappe. Viva l’anarchismo della bicicletta...

Pronti, via! E subito all’arrembaggio, senza un attimo di tregua, à bout de souffle, sino all’ultimo respiro. L’assunto ideologico? Le tappe corte talvolta sono le migliori. Era più che una premessa, una promessa. Ed è stato così. Un concentrato di grande ciclismo in 101 chilometri di rara intensità agonistica fin dal primo metro, quando è scattato come una furia il giovane francesino Warren Barguil detto Wawa, che indossa la maglia a pois di miglior scalatore e che è andato subito a caccia di punti preziosi. Dopo la maglia gialla, quella dei grimpeurs è il trofeo più ambito. Senza dimenticare il contesto: un francese che va a vincere nel giorno più sacro di Francia, il 14 luglio che celebra la presa della Bastiglia, diventa un eroe. Se poi questo 14 luglio è anche il giorno triste che ricorda la strage della Promenade des Anglais di Nizza dello scorso anno, allora assume un significato ancor più complesso: la vittoria del bretone Barguil va oltre il significato sportivo, diventa un motivo di orgoglio, fierezza e fiducia. Wawa ha appena venticinque anni, ha ancora una vocina da ragazzino, è simpatico e capace di belle imprese. Si è rifatto della cocente sconfitta di domenica scorsa, quando è stato battuto al fotofinish da Rigoberto Uran, questione di millimetri. Vive la France “des super petits jeunes”, twittano i tifosi, lo sport bacia lo chauvinismo...che ha salvato Bardet da una penalità di 20 secondi (aveva preso una borraccia dove non era possibile). Per non punirlo, i giudici hanno ridato a Rigoberto Uran e Bennett la stessa penalità inflitta giovedì. Un baratto di affilato cinismo.

Appunto, la France prima di tutto. Così sulla prima pagina di ieri dell’Équipe, che è la bibbia sportiva transalpina, campeggiava a titoli cubitali solo il nome di Romain Bardet, il vincitore di Peyragudes, mentre la conquista della maglia gialla da parte di Fabio Aru è stata ampiamente snobbata. Errore. Sottovalutano l’orgoglio di Aru, sardo doc. Gli storici raccontano che sarebbero stati i cartaginesi - feroci e scontrosi - a plasmare il carattere dei sardi. Che sono testardi. Che se le legano al dito. E che non perdonano. Ieri, Aru, lo volevano ammazzare tutti (ucciderlo, s’intende, in senso pedalatorio): lo vedevano inerme, senza compagni di squadra, un’Astana che ha perso Dario Cataldo e Jakob Fulgsang, preziosissimi comprimari di Fabio, senza uomini capaci di reggere il ritmo forsennato dei migliori. I falchi del gruppo lo immaginavano facile preda del vendicativo Chris Froome, crocifisso sul muro di Peyragudes dove in trecento metri aveva perso 22 secondi da Bardet e 20 da Aru e Uran. Il Macbeth della Sky, in preda alla sua brama di potere, ha mandato all’attacco il più forte dei suoi, Mikel Landa. Che più volte è stato virtualmente maglia gialla. Ha usato l’ex campione del mondo Mikal Kwiatkowski per sgretolare la resistenza di Aru in discesa. La bagarre e tutto il contorno di feroci imboscate, di agguati e di piani diabolici per destabilizzare il campione italiano, l’ha invece esaltato. Fabio ha rintuzzato tutto. Ha dimostrato sagacia nel controllare gli avversari veri, non i loro avatar. Ha replicato agli allunghi di Froome, alle tirate di Uran e di Dan Martin, e forse ha stretto una piccola alleanza con Bardet, in attesa delle Alpi la settimana prossima, prima della fatale crono di Marsiglia, specialità nella quale Froome è maestro. Risultato: Aru è ancora in giallo. Froome gli sta appresso a 6 secondi, costretto a tenersi la maglia bianca della squadra. Di giallo, ha, per il momento, solo tanto livore.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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