La prima maglia gialla di Aru Nella tappa pirenaica il sardo sfila la testa della corsa al totem della Grand Boucle. Oggi si corre per poco più di cento chilometri. Ma non mancheranno sfracelli e vendette

Tour de France 2017 PEYRAGUDES

PEYRAGUDES. Ecco come Fabio Aru ha conquistato ieri pomeriggio la maglia gialla, la sua prima volta. Tre anni dopo l’impresa di Vincenzo Nibali, che fece suo il Tour del 2014. E’ successo nella dodicesima tappa di fatiche immonde, lungo i costoni dei Pirenei che sembrano placidi a vederli da lontano, ma sono infami per chi li affronta sui pedali. Salite che hanno scritto l’epopea del ciclismo: da Pau a Peyragudes, lungo 214,5 chilometri, si è dispiegato il repertorio pirenaico dei Gran Premi della Montagna. Antipasto leggero di quarta categoria (Cote de Capvern), poi, in successione sfiancante, il Col des Ares di seconda categoria, il Col de Menté di prima, il Port de Balès che è un extra categoria, infine il classico Peyresourde di prima con breve discesa e immediato rilancio in quota. Qui, pendenze che sono state sentenze. Arrampicate impietose. Svelano chi va forte, chi fa bluff e chi non ne ha più.

Chris Froome, la maglia gialla, ha conquistato tre volte il Tour. E’ il boss della corsa: comanda il gruppo, lo intimorisce. Pretende rispetto: lo chiama fair play. E’ successo anche ieri. Sbaglia una curva in discesa, non cade, però è costretto a posare il piede per terra. L’ha indotto all’errore lo scudiero Mikel Nieve che è andato dritto, facendo slalom tra caravan e tifosi spaparanzati sul prato. Lo imita Fabio Aru, perennemente alla ruota di Froome. I migliori potrebbero approfittarne: il francesino Romain Bardet affianca Nairo Quintana, gli chiede: andiamo? Quintana scuote la testa. Solito alibi del no ciclistally correct. Rallentamento. Così Nieve riporta agevolmente Froome in scia nel gruppo dei più forti, trascinando Aru che marca stretto, come un arcigno Burgnich del pedale, il rivale che lo precede in classifica di 18 secondi.

In quel momento, a una ventina di chilometri dalla fine di questa micidiale tappa cominciata a Pau, la Sky, che è il Real Madrid delle corse a tappe, pare dominare. Sono in quattro i corridori della squadra britannica a scortare Froome, a scandire il ritmo, sempre esagerato. Solo una decina di corridori rimangono attaccati a questi frullatori: seguono in fila indiana, come l’intendenza usa negli eserciti. Stavolta, però, Froome è più nervoso del solito. Si volta a controllare gli avversari. Che non mollano l’osso. Al solito chi va in fuga viene risucchiato dai migliori: è il destino di uno stremato Steve Cummings, campione britannico che si arrende, appena prima del Peyresourde. Restano in undici a guidare la corsa: Froome ha perso due dei quattro scudieri. La resa dei conti si avvicina. Ma per chi?

Gli Sky-men Miguel Landa e Nieve tirano alla morte, la maglia gialla li segue, il tosto Aru gli è sempre ai mozzi. A 2,4 km dall’arrivo, finita la breve picchiata, appena la strada ripiglia quota, Nieve schiatta. C’è ormai il solo Landa a proteggere Froome. Che è sempre più guardingo. Troppe volte si gira. Non è da lui. Fabio Aru capisce che può osare. Che il re è nudo. Scatta disperato quando mancano 284 metri al traguardo, ha un muro davanti, va a zig zag per attenuare lo sforzo dell’estrema pendenza (oltre il 20 per cento). Mulina un rapporto agile, si trascina dietro Bardet e Dan Martin. Spunta Rigoberto Uran, il volpone. E Chris Froome affonda. Il “campione totale” - come ha scritto ieri l’Equipe, il giornale che organizza il Tour - è in crisi. Abdica.

Davanti, il generoso ed avventato Aru viene saltato dall’opportunista Bardet che ha sfruttato l’accelerazione del sardo. Pure Rigoberto Uran riesce a superare Aru, che finirà terzo, ma i giudici lo penalizzano di venti secondi. Bardet vince la tappa. Aru sfila la maglia gialla al totem Froome: in quei 284 metri Chris ha perso 22 secondi da Bardet e 20 da Aru. Ora è secondo in classifica generale, per piccolissimi sei secondi. In montagna, un niente. Oggi, infatti, va in scena una tappa brevissima, poco più di cento chilometri. Ma promette sfracelli, massacri. E forse vendetta. La Sky vorrà riprendersi lo scettro del comando. L’Astana di Aru è decimata: Fabio ha perso i due compagni migliori, Dario Cataldo e soprattutto il danese Jakob Fuglsang, che era quinto in classifica, entrambi distrutti dalle cadute, e mortificati dalle fratture. Aru e Bardet hanno ventisette anni: li accomuna l’atteggiamento. Cioè coraggio, sfrontatezza e una gavetta iniziata con la mountain bike, specialità che fa rima con rischio. Warren Barguil, altro francesino di gran talento - attuale maglia a pois che consacra il miglior scalatore - ne ha venticinque. La nouvelle vague del ciclismo si è impossessata del Tour. Ma alla Grande Boucle, ogni domani è un altro giorno. E un’altra classifica.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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