Tour de France 2016

Storie Mont Ventoux

Mont Ventoux la corsa (a piedi) di Froome

Il Tour arriva al Mont Ventoux, salita mitica e anche tragica del ciclismo, amputata di sei chilometri per via del fortissimo mistral. La maglia gialla Chris Froome distanzia Quintana, l’avversario più temuto. Con lui, Porte e Mollema. E’ l’ultimo chilometro. All’improvviso, la moto di FranceTv che precede i tre frena bruscamente. Colpa della folla: ha invaso la carreggiata. Urto inevitabile. Porte e Mollema ripartono. Froome no: la bici è un rottame. Il caos rallenta l’auto “neutra” del soccorso. Allora Froome riparte. A piedi. Lo dribbla un corridore. Finalmente, sopraggiunge l’auto dell’organizzazione. Un meccanico gli passa una bici. Froome monta in sella. Ma la bici è troppo piccola. Froome, furioso, ne chiede un'altra più grande. Taglia in ritardo il traguardo. Ha perso la maglia gialla: vittima due volte. Degli organizzatori. Dei tifosi. La giuria, in evidente sudditanza (la Sky di Froome è il Real Madrid delle due ruote), cancella il distacco. Lo salva.

Fosse capitato al Giro, apriti cielo! I media stranieri avrebbero gridato allo scandalo, sfoderando il solito repertorio dell’inaffidabilità e dell’approssimazione. Ma ieri, lo scandalo era tutto targato Tour de France. Niente transenne, a un chilometro dall’arrivo, mentre il regolamento lo impone. Quanto alle norme, l’Uci stabilisce che “per essere classificato, ogni corridore appiedato può terminare il percorso di gara” solo “trascinando o spingendo la bici”. Poi si vedrà. I giudici hanno fatto finta di nulla. Condonando l’astutata della corsa a piedi: in fondo, non è stato un bello ed insolito spettacolo?

Fonte: ilfattoquotidiano.it