PROVACI ANCORA CHIAPPUCCI

Tour de France 1990 LIMOGES

LIMOGES Un italiano lanterne rouge, quello che per i francesi è la nostra maglia nera, l' ultimo corridore cioè della classifica. Un italiano il primo. Tra Rodolfo Massi e Claudio Chiappucci, tre ore e cinquantadue minuti di autentica suspense, di grande tensione emotiva, di attesa spasmodica: tanto dovrà aspettare la maglia gialla prima di scendere dalla pedana che proietta i ciclisti del Tour verso il traguardo della ventesima, crudele tappa a cronometro. Il circuito del lago di Vassivière en Limousin è una strada piena di curve e di saliscendi, talvolta dolci, talvolta sinuosi. Quarantacinque chilometri e mezzo: un' ora di corsa. L' ora della verità per la maglia gialla Claudio Chiappucci, attaccato disperatamente all' esilissimo vantaggio di cinque secondi. L' ora della verità per Greg Lemond, che su queste stesse strade si affermò clamorosamente proprio cinque anni fa, e fu quella la prima volta di un americano primo al Tour. La corsa a cronometro è l' essenza della sfida ciclistica: una sfida preparata minuziosamente a tavolino. Cominciando dalla stessa bicicletta: che deve essere tecnicamente adeguata al percorso della tappa. Oggi non vedremo molte ruote lenticolari: sarà piuttosto il ritorno al classico. Perché mancano i lunghi rettilinei in cui si possono sviluppare altissime velocità. Via libera, invece, ai manubri da triathlon, quel supporto di acciaio che permette ai corridori di appoggiare l' avambraccio e quindi di spingere ancora di più. Tubolari leggerissimi, ma non troppo fini: per evitare eventuali forature. Un Tour alla fin fine bellissimo ed avvincente: mai in passato una corsa a tappe, e mai soprattutto un Tour, ha allineato nella tappa cruciale, a due passi dal traguardo finale, i due avversari separati da un così sottile filo, cinque piccolissimi secondi. Ossia, quasi niente: oggi, dopo 3171 chilometri, Chiappucci e Lemond si presentano alla partenza della penultima tappa quasi appaiati. Come se da sabato 30 giugno non fosse successo nulla: Finalmente, un duello senza alleanze dice l' italiano, finalmente vedremo chi tra noi due merita per davvero di vincere questo bizzarro Tour, replica l' americano. I precedenti. Da Futuroscope a Limoges, tre tappe a cronometro, per giudicare le chances dell' uno rispetto a quelle dell' altro. L' analisi dei tre confronti è piuttosto interessante: lo specialista Lemond è sempre stato più efficace di Chiappucci, ma poi non tanto. Al contrario, l' italiano si è costantamente migliorato, se consideriamo le distanze percorse. A Futuroscope, nel prologo di sei chilometri e mezzo, Chiappucci buscò ventidue secondi da Lemond. A Epinal, lungo i 61,5 chilometri, il distacco tra l' americano e l' italiano è sì aumentato (38), però non in termini significativi. Infatti, nella cronoscalata di Villard de Lans la forbice dei tempi, sia pure sempre favorevole a Lemond, si è assottigliata fino a nove striminziti secondi. Dice Greg Lemond: La differenza fra me e Chiappucci è che lui indossa la maglia gialla. Ha una motivazione in più. Ecco, io ho soltanto paura di un incidente meccanico. Per il resto, non solo mi sento sicuro, ma credo di essere l' uomo vincente. Il ciclismo lo si vince con la testa. Io ho la testa vincente. Devo ammettere tuttavia che in questo Tour mi sono sbagliato due volte: pensando che Chiappucci fosse diverso da quello che lo giudicavo, inducendomi a sottostimarlo; valutando altri ciclisti meglio di quanto poi non abbiano dimostrato. Darò il massimo: fisicamente credo di essere il migliore. Beh, ho visto in buone condizioni anche lui. Ha tentato spesso di impressionarmi, standomi incollato come un' ombra. All' inizio questo mi ha indispettito: dopo ho capito che era un atteggiamento naturale, logico. L' anno scorso ero io che mi comportavo così con Laurent Fignon. Non voglio azzardare pronostici: quasi mai si sono avverati in questo strano Tour. Certo, si parla davvero tanto di Chiappucci e si dimentica che aveva più di dieci minuti di vantaggio, presi tutti alla prima tappa. Dall' Alpe d' Huez sono io che faccio la corsa: spero che la vittoria premi il migliore. Il migliore è chi comanda la corsa, quindi.... Quindi, tanto per toccar ferro, l' americano utilizzerà la bicicletta da strada, anche se tre cm. più bassa di quella che gli permise di vincere cinque anni fa. Replica Chiappucci: E' un bel tipo, questo Lemond. Un giorno gli sto sulle scatole, e mi tratta male e va a dire in giro che sono un ciclista scorretto. Un altro, invece, si affanna a darmi persino dei consigli. Prima di arrivare a Limoges mi ha avvicinato, mi ha detto: ma perché continui a star dietro di me? Continua a far così e vedrai che ti scappano sotto il naso Breukink e Delgado. Ovvio, non ci voleva il suo consiglio per sapere che c' era questo rischio: ma Breukink e Delgado non mi mettono paura e sono abbastanza stanchi. Io mi sento tranquillo e in forze. La notte dormo e al mattino ho tanta voglia di continuare a correre. Correndo per ultimo, potrò basare la mia corsa sui tempi di Lemond, che mi precederà di tre minuti. Ma sono soddisfatto di quello che sono riuscito a fare: in parte, il mio Tour l' ho vinto lo stesso.

Fonte: La Repubblica

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