A PARIGI GIRO D’ ONORE PER DUE

Tour de France 1990

LAC DE VASSIVIERE Place du Champ de Foire, centro di Peyrat le Chateau, per un giorno quartier generale del Tour. Salone delle feste, ore diciannove. Sulla pedana del minuscolo palcoscenico hanno piazzato due banchi di scuola e qualche seggiola sgangherata. Greg Lemond sta concedendo la sua conferenza stampa: esattamente da due ore è la nuova maglia gialla. L' ha strappata al povero Claudio Chiappucci nella tappa a cronometro attorno al lago di Vassiviere en Limousin, la patria di un altro grande perdente, Raymond Poulidor, che è nato nel vicino villaggio di Saint Léonard. Poulidor segue il Tour per la carovana pubblicitaria. Ogni giorno firma duemila autografi: nel cuore della gente resta sempre un eroe, anche se sfortunato. Come Chiappucci da Uboldo, che ha lottato appena cinque minuti e poi si è dovuto arrendere dinanzi allo strapotere del rivale americano. Ho saputo attendere Non è facile vincere - spiega con ironica sufficienza il campione californiano, attorniato da un nugolo di giornalisti e fotografi - bisogna sempre dubitare della vittoria: io oggi ho preso la maglia gialla, ma aspetto domani, passato il traguardo degli Champs Elysées, a considerarmi il vincitore del Tour. Quest' anno a un certo punto ho temuto d' aver perso il Tour. Chiappucci ha disputato complessivamente una buona corsa: ma io sapevo che l' avrei superato nella prova a cronometro. Ho saputo attendere. Tranquillamente. Peccato per lui: non si vince solo con le gambe ma anche con la fortuna. Ha lo sguardo malizioso, il biondo americano che sa di essersi intascato il suo terzo Tour, come Louison Bobet, come Philippe Thys. Ora che il pericolo è stato accantonato, si permette pure d' essere magnanimo: Sono infatti andato a salutare Chiappucci, appena ho potuto avvicinarlo. Gli ho augurato: sarà per un' altra volta. L' italiano all' inizio mi stava preoccupando: dopo cinque chilometri io avevo infatti un vantaggio di soli undici secondi. Ho dovuto impegnarmi. Certo, l' anno scorso era tutta un' altra cosa. C' era Laurent Fignon in maglia gialla: io stavo dietro, a cinquanta secondi: averlo battuto in extremis prendendogli la maglia solo per otto secondi è stata la più grossa soddisfazione della mia carriera. Fuori del dimesso salone delle feste di Peyrat, sul primo dei sette scalini che portano all' ingresso di servizio, anche il mortificato Claudio Chiappucci parla coi giornalisti: ma ad ascoltarlo ci vanno soltanto quelli italiani. E neanche tutti. Dice molte cose: le più belle, sono le più sofferte. La cronometro è una sfida imparziale, racconta: Il percorso della tappa era adatto proprio alle mie caratteristiche. Pensavo di poter rendere il massimo. Mi hanno tradito le gambe. E forse anche la bicicletta: Eric Breukink, che ha vinto la prova, il messicano Raul Alcala, gli spagnoli Lejarreta e Indurain avevano tutti la ruota lenticolare posteriore. Alla partenza, nemmeno l' ho guardato Lemond. Perchè mai, poi? Ognuno fa la sua parte: però, appena sono scattato, ho capito che non riuscivo a tenere il ritmo, che qualcosa non andava. Ecco, il mio vero rammarico è di non aver reso non dico al massimo, ma nemmeno col rendimento di questi ultimi giorni. E' andata così: mi accontento, sono secondo, un risultato che avrei sottoscritto venti giorni fa. Certo, è stata la mia Grande Occasione Perduta. Chiappucci scrolla le spalle, è un suo vezzo. Accetta il destino. Accetta la realtà delle cose: Lemond è il grande campione, lui lo ha fatto tremare un po' . Gli hanno detto che con la sua spavalderia, con il suo coraggio indomito, con la sua caparbia resistenza, ha salvato il Tour del 1990, lo ha trasformato in un grande spettacolo: ma tutto ciò, stasera, non lo consola: Ho perso, e fino a poche ore fa pensavo, speravo di farcela. Di una cosa, comunque, sono sicuro: che quel che ho ottenuto, l' ho ottenuto da solo. A prezzo di grossi sacrifici. Non ho mai preso di più di quel che valgo: non devo ringraziare nessuno. Anzi, mi vien da ridere se penso che di solito si dice: tra italiani ci si aiuta. Balle: ci si scontra. Vedi il mio Tour.... C' è trambusto. Cinque metri più in là, esce Lemond con il suo codazzo. Fa finta di non riconoscere Chiappucci, ora che l' italiano ha svestito la maglia gialla ed è con la tuta da riposo della Carrera: Avrei corso questa crono in carrozza, se solo le gambe avessero preso a girare come dovevano rifletteva intanto Chiappucci, e la voce gli si spegne in gola e sembra che debba ingoiare l' ultimo amaro boccone di un pasto amarissimo, di una giornata storta, per un attimo gli occhi fissano l' americano che se ne va, e la gente che lo segue, ed è già come se fosse passata una vita dai giorni in cui a trascinare dietro giornalisti, tv, fotoreporter era lui, il sorprendente corridore di Uboldo, il ciclista semisconosciuto che si azzardava a mettere in dubbio il valore, il potere di un campione come Lemond... Sospira, e le labbra prendono una piega all' in giù, ed è triste dover assistere alla sera di un uomo sconfitto a due passi dalla gloria sportiva, a due passi dai libri d' oro immortali del ciclismo: Ho toccato il cielo, sono tornato coi piedi per terra. Ma è stata una lezione importante: cercherò di ponderare le cose, di non farmi trascinare dal mio temperamento. Merci madame... La panache di Luz Ardiden, l' incredibile fuga della prima tappa. Una coppietta di persone anziane lo avvicina, la donna con fare da nonna gli sussurra in francese: Bravò: vincerai l' anno prossimo, e c' è tanto, sincero affetto in queste semplici parole. Merci madame, merci beaucoup, risponde Chiappucci. Ha un attimo di smarrimento. E' commosso. Preferisco ricordarlo così, che raccontare l' ora e cinque minuti e 58 secondi e i 992 millesimi di sofferenza che è stata la sua, inutile corsa su una bici dal telaio in carbonio, pesante quasi nove chili (contro gli otto di quella adoperata da Lemond) a difendere una maglia gialla perduta alle cinque della sera. Preferisco dimenticare la sicurezza di Lemond che passa il traguardo e punta al palco dove si consegnano le maglie gialle di giornata, mentre il grande schermo gigante manda in onda le ultime pedalate di Chiappucci, ancora lontano un paio di chilometri. E l' arrivo trionfale dell' olandese Breukink, ancora vincitore di una cronometro, e quello alla chetichella di Gianni Bugno, che perderà il sesto posto in classifica, superato dal non eccelso spagnolo di nome Eduardo Chozas: episodi che sbiadiscono, che nessuno più ricorderà. Al contrario, la sintesi del Tour 1990 è tutta in uno zoom che inquadra in primo piano la contenuta gioia del tiranno Lemond, appagato dalla lezione impartita al ribelle Chiappucci, domato e alla fin fine perdonato: E' stato bravo: non pensavo resistesse così tanto. E, sullo sfondo, l' italiano ancora in maglia gialla che spinge sui pedali, s' alza, e riesce a conservare la piazza d' onore per altri tredici, preziosissimi, incredibili secondi.

Fonte: La Repubblica

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