Warum I tedeschi ora si chiedono “Perché?” come gli ebrei durante il nazismo

Terrorismo

Nel magico film Der Himmel über Berlin di Wim Wenders (il cielo sopra Berlino, 1987) Bruno Ganz - che interpreta l’angelo Damiel - canta l’elogio dell’infanzia. L’ha scritto Peter Handke, e i suoi versi sono come labirinti di strade e sentimenti, di rimpianto, forse, perché quando il bambino era bambino - metafora dell’innocenza, dunque anche della pace - mica sapeva d’essere un bambino, “per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno”. Il bambino del film “se ne andava a braccia appese”, e chiedeva. Già, i bambini fanno sempre tante domande: “Perché io sono io, e perché non sei tu?/perché sono qui, e perché non sono lì?...”. Perché? Perché? Warum? Warum?

Warum? hanno scritto sui muri di Berlino dopo l’attentato, e non è casuale, anzi, è chiaramente una citazione del film che per Berlino è come un inno; è un tornare indietro, innanzitutto, e ripensare a ciò che è stato: qui a Berlino, fu il trionfo del Male e poi la sua caduta. Simbolico, il luogo dell’attentato, i ruderi della chiesa dedicata al Kaiser Guglielmo lasciati apposta come monito per ricordare la bestialità delle guerre e le loro derive più efferate, i crimini dell’umanità contro l’umanità. Warum se lo chiesero gli ebrei dinanzi allo sprofondo dell’Olocausto, e se lo chiese e ce lo chiese Primo Levi, nel suo squassante indagare sull’annientamento dell’uomo, sui “sommersi e i salvati”, “perché io?”, sono sopravvissuto, e gli altri no...sindrome di un malessere che resiste anche dopo, e ti lascia sospeso ad un oscuro e sconvolgente passato. Ecco: warum? è un grido contro l’oblìo, contro l’insensatezza, contro la banalità del male. Dimenticarlo, è una colpa. La Storia a Berlino è stata cronaca dell’orrore, odissea di generazioni cancellate. La Storia replica di nuovo il suo turpe inventario: corpi senza identità, giovani generazione Erasmus sacrificati in nome di un’ideologia malata e fanatica, vite spezzate senza ragione: appunto, perchè?

La nuova Germania teme, alle prossime elezioni, il rischio di un nuovo 1933, quando i nazisti si impossessarono del potere sfruttando la democrazia...sbucciando la cipolla della memoria, scriveva Guenther Grass, si riaprono ferite esistenziali, lui lo sapeva bene, solo assai tardivamente confessò di essere stato nelle Waffen-SS, e di non avere avuto il coraggio di confessarlo.

Per questo, il warum pittato sui muri è esaltato graficamente: per drammatizzare, per mettere in guardia sui pericoli della destabilizzazione, dell’eversione stimolate dall’ondata emotiva del terrorismo islamico. Apparentemente, conosciamo già le risposte a quel perché: ogni giorno si tenta di analizzare le motivazioni dei terroristi in nome di Allah (o in nome dell’identità). Ogni giorno si sviscera il buco nero della violenza esercitata dall’islam radicale - dai talibani allo Stato Islamico, senza dimenticare al-Qaeda. Ogni giorno si compiono “viaggi” nelle periferie violente, tra gli estremismi di destra o i nostalgici delle croci uncinate. Per combattere il terrorismo è necessario conoscerlo, come diceva del nemico 2500 anni fa il generale cinese Sun Tzu.

Il problema non è la risposta. E’ la domanda: “Perché?”. Non bisogna mai smettere di farla.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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