Saint-Etienne-du-Rouvray. Adel, 19 anni e il braccialetto elettronico-farsa Kermiche fermato nel 2015 mentre raggiungeva il fratello in Siria e uscito dal carcere 4 mesi fa. La vigilia a casa dei suoi

Terrorismo

Uno dei due sgozzatori del parroco di Saint-Etienne-du-Rouvray si chiamava Adel K, aveva 19 anni e viveva in questo sobborgo di Rouen. La polizia sapeva che il fratello era andato a combattere per lo Stato Islamico e che Adel K. voleva diventare anche un lui un foreign fighter: infatti aveva tentato due volte di raggiungere il fratello in Siria. Nel maggio del 2015 era stato bloccato in Turchia e respinto al mittente. Poi era stato fermato in Svizzera, all’aeroporto Cointrin di Ginevra, dove aveva trascorso qualche giorno in una cella del carcere di Champ-Dollon, che noi ricordiamo per la detenzione di Licio Gelli e la sua rocambolesca evasione. Dopodiché era stato estradato nella vicina Annemasse, in Savoia. Giudicato per direttissima e condannato “per associazione a delinquere con finalità di terrorismo”, una formula che automaticamente fa scattare la procedura d’iscrizione del condannato negli archivi dei “fichiers S”, quelli che schedano i potenziali fiancheggiatori dello jihad, i terroristi e i loro complici. Dopo quasi un anno di prigione, era stato scarcerato lo scorso 22 marzo e posto in libertà vigilata. Con tanto di braccialetto elettronico di sorveglianza, che gli era stato applicato ad una caviglia. Contro il provvedimento di libertà vigilata la Procura antiterrorismo di Parigi aveva fatto ricorso, ma la richiesta di tener dentro Adel K. è stata respinta. Col senno di poi, la clemenza nei confronti del ragazzo è stata esiziale. E la superficialità dei controlli, a dir poco sconcertante.

In una comunità relativamente numerosa come quella di Saint-Etienne-du-Rouvray, le bizze fondamentaliste di Adel K. erano infatti abbastanza note: “Lui era furioso perché l’avevano beccato mentre il fratello era riuscito ad arrivare in Siria”, dicono un paio di giovani musulmani intervistati dai media francesi, “avevano truccato i documenti, se li erano scambiati o qualcosa di simile. Il fratello ora è con Daesh, lo stato islamico, dove si addestra e da dove invierebbe foto che lo mostrano in un campo militare dell’Is in Siria”. La tv francese Rtl ha mandato in onda la testimonianza di “due amici” di Adel e uno ci lascia di stucco: “Un giorno mi disse:, lo giuro sul Corano e sulla Mecca, attaccherò una chiesa. Me lo disse due mesi fa, uscivamo dalla moschea. Sulla vita di mia madre, io non gli ho creduto. Ma non mi aveva stupito, me ne parlava da un sacco di tempo. Parlava dell’Islam, diceva che avrebbe fatto cose del genere”. Possibile che nessuno, tra le forze di polizia locali, gli informatori e gli uomini dell’antiterrorismo - rafforzato, dopo Charlie Hebdo e le stragi del 13 novembre, con il sistema di sicurezza Sentinel - è mai venuto a conoscenza dell’atteggiamento non certo remissivo del giovane jihadista? Sul sito del quotidiano Le Parisien si segnala come a fine novembre del 2015, due settimane dopo gli attentati del venerdì 13, fosse stata individuata una filiera di estremisti radicalizzati nel dipartimento della Senna Marittima in Normandia. Tutti giovani, col profilo ideologico e militante più o meno simile a quello di Adel. Gravitavano attorno alla moschea di tendenza salafita di Saint-Etienne-du-Rouvray. Il procuratore di Rouen, Jean-François Bohnert, aveva dato l’allarme: “Questi giovani all’inizio hanno cominciato a frequentarsi tramite la Rete. Poi, in moschea, hanno avuto l’opportunità di conoscere nuovi personaggi, legati agli ambienti più radicalizzati, e soprattutto hanno imparato a distinguere gli uni dagli altri”. Tre dei giovani fermati (un ragazzo e due ragazze) finirono in prigione, un quarto, di 22 anni, era filato in Siria. Insomma, con maggiore attenzione e controlli più assidui, forse si poteva evitare la tragedia del parroco sgozzato.

Le polemiche già divampano; sono feroci, si associano a quelle sulle bugie e le mancanze del dispositivo di prevenzione e sicurezza a Nizza, per la festa del 14 luglio. Il governo promette di aumentare gli organici destinati alla lotta antiterroristica. Il presidente Hollande si affanna nel difendere l’operato dei suoi (improvvidi) ministri, a loro volta vittime dei conflitti di competenze e della burocrazia. Il sistema Sentinel non funziona. Le schedature S, come si è visto ieri, sono inefficaci se non si ha totale sorveglianza dei sospetti. Ma ci vorrebbero almeno 50mila agenti in più e i soldi non ci sono. Inoltre, non è solo e non è più una questione di numeri, o di mezzi ipertecnologici messi a disposizione (a cominciare dalle telecamere). E‘ la mancanza di coordinamento fra i vari servizi e le varie polizie - ben ventotto - che operano sul territorio francese, a rendere sempre più critica la situazione. Lo stato d’emergenza è tutta scena poco arrosto. Grasso che cola per le accuse delle destre e delle Le Pen. Inefficienza, confusione. E l’equazione più sicurezza=stessa libertà è impossibile. Nel 2017 la Francia va a votare: vaglielo a dire al citoyen che se vuole vivere tranquillo dovrà rinunciare a qualcosa del suo stile di vita. Hollande ben se ne guarda.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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