Sindrome Bataclan: arresti e caccia all’uomo Operazione anti-terrorismo anche a Parigi per un “attacco imminente”: 4 fermati

Parigi sotto attacco

Mercoledì, prime luci dell’alba. Mentre a Bruxelles la polizia sta per rilasciare due fermati per mancanza di prove sulla loro presunta complicità con i terroristi in fuga dopo il maldestro blitz nella municipalità di Forest, alla periferia sud di Bruxelles, gli uomini della Dgsi (Direction générale de la Securité intérieure) e quelli dell’antiterrorismo arrestano tre uomini e una donna. È un’azione preventiva. Si teme infatti che stiano pianificando un attentato. Sono radicali islamici, i loro nomi sono iscritti nei dossier “S”, quelli che identificano i potenziali terroristi.

Uno di loro è una vecchia conoscenza dei servizi. Si chiama Youssef, ha 28 anni, è algerino. Quattro anni fa voleva raggiungere la Siria, venne intercettato con un compagno all’aeroporto di Saint-Etienne nel 2012. Condannato a cinque anni di reclusione, è stato scarcerato dalla prigione di Fresnes lo scorso ottobre. Dal 29 febbraio di quest’anno era sottoposto a regime di soggiorno obbligato nel quadro dello “stato d’urgenza” che consente alle autorità francesi di limitare la libertà agli individui potenzialmente pericolosi e a chi è in odore di jihadismo e salafismo. Come Youssef che ha persino chiamato sua figlia Jihad. La donna fermata ieri mattina è la sua compagna.

In manette sono finiti anche due fratelli di origine turca, Aytac e Ercan B., presi in un quartiere popolare del XVIII arrondissement.

Pure loro erano schedati come islamici radicali: quanto siano fondati i sospetti su di un possibile nuovo attentato in pieno centro a Parigi, “noi abbiamo avuto, relativamente ad un individuo che era stato incarcerato, delle informazioni secondo le quali avrebbe potuto commettere delle azioni violente in Francia – ha dichiarato Bernard Cazenueve, il ministro degli Interni – dunque si è proceduto al suo arresto e a quello di tre persone del suo entourage. È prematuro trarre delle conclusioni su un possibile imminente attentato, le verifiche sono in corso”.

E tuttavia, qualche ora dopo, il presidente François Hollande usava toni più allarmati: “Il livello della minaccia terroristica rimane très elévé, molto elevato”, ha commentato, entrando al Salone del Libro, “abbiamo visto quel che è successo martedì a Bruxelles. Dobbiamo mantenere la massima vigilanza. Sappiamo che siamo nel mirino… hanno colpito in Costa d’Avorio, però era anche la Francia l’obiettivo”. Dall’inizio del 2016 sono state arrestate già 74 persone, con l’accusa di progettare azioni terroristiche.

In Belgio è palpabile l’imbarazzo degli inquirenti. La perquisizione di Forest è stata un flop, finita a colpi di kalshnikhov. Si sa il nome del terrorista ucciso: Mohammed Belcaid, algerino, 36 anni a luglio. Soggiorno illegale, un piccolo precedente per furto. Due complici che si trovavano nell’appartamento da perquisire sono riusciti a beffare polizia, elicotteri, dispositivo di sicurezza del terzo livello, il più elevato. Nell’appartamento è stata trovata una bandiera dell’Isis e un libro sul salafismo.

La Procura, per tamponare le critiche, ha fornito alcune cifre: dal 14 novembre a oggi sono state effettuate più di 100 perquisizioni e 81 fermi, di cui 23 nel quadro dell’inchiesta sugli attentati del 13 novembre. Per essere Bruxelles la “culla” del terrorismo che ha insanguinato Parigi, numeri che sanno di sconfitta. E questa mattina sopralluogo al Bataclan per ricostruire l’attentato di venerdì 13 novembre.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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