Salah Abdeslam, troppo inafferrabile per essere un vero jihadista

Parigi sotto attacco MOLENBEEK

MOLENBEEK. Molti lo vedono. Tanti lo segnalano. Nessuno lo piglia. Anche domenica sera. Nei dintorni di Liegi, a Rocourt. Qualcuno crede di riconoscerlo a bordo di una Bmw serie 3 (o serie 5, e già questo dubbio la dice lunga). Ma lo spilungone Salah Abdeslam da Molenbeek-Saint-Jean, Belgistan (sempre che si trattasse di lui) riesce a scappare, imboccando l’E40 in direzione della Germania. Nella concitazione, le unità speciali improvvisano un posto di blocco a Barchon. Senza successo. Salah si dilegua. Sono dieci giorni che va così: una caccia all’uomo infinita. Roba da film. A pensarci bene, però, qualcosa non quadra. Se è vero che Salah si è camuffato, come hanno potuto riconoscerlo di notte, sotto la pioggia, dentro una Bmw? O c’è stata una soffiata. Oppure la storia è un’altra.

Inafferrabile, Salah: la Primula Islam. L’ultimo terrorista ancora vivo implicato negli attacchi di Parigi si sta facendo beffe delle polizie di tutta Europa. O è abilissimo. O dispone di una rete clandestina d’assistenza talmente efficace da mettere in crisi le intelligences più scafate. Oppure ci stanno raccontando balle. Di sicuro Salah ha lasciato dietro di sé tracce fin troppo evidenti. Come se volesse - o si volesse - far credere che continua la sua erratica escapade. Il telefonino. Le auto noleggiate a suo nome. Le camere d’albergo prenotate e pagate con la sua carta di credito. Gli avvistamenti. Giovedì scorso, ad Anderlecht, sud di Bruxelles. I media spagnoli gli hanno fatto valicare i Pirenei. E’ in Olanda. No, va a sud. I francesi l’hanno cercato a Bobigny. A Montrouge. Infine a Saint-Denis, in coppia con Abdelhamid Abaaoud e sua cugina Hasna: morto con loro nel blitz di mercoledì. Tv americane lo davano diretto in Siria.

E’ certo che poche ore dopo gli attentati, l’abbiano controllato tre volte a bordo di una Golf scura con altri due passeggeri dalle parti di Cambrai, vicino al confine belga. I gendarmi francesi hanno annotato il nome, l’hanno lasciato andar via. In Belgio Salah era schedato nella categoria 36.2 (reati comuni) e 36.3 (terrorismo). Però non era ancora stato identificato come uno degli assassini di Parigi. Solo nel pomeriggio di sabato 14 si ammette che “l’ottavo membro del commando” è fuggito. Apparentemente, in Belgio.

Perché non si è fatto saltare per aria? Il fratello “buono” Mohamed, impiegato al municipio di Molenbeek, dice che all’ultimo minuto ci ha ripensato. Una supposizione o gliel’ha confessato Salah? Venerdì 13 novembre, alle 21 e 59, la Clio nera noleggiata a suo nome transita dalla porta di Clingnacourt. Salah trasporta i tre kamikaze sllo Stade de France e parcheggia l’auto in piazza Albert-Khan, nel XVIII arrondissement. Lo stesso in cui viene localizzato il suo cellulare. Seguendo la traccia del segnale telefonico, si arriva a Montrouge-Chatillon, dove è probabile che sia stato “recuperato” dai due complici belgi.

Salah sparisce. I due sono catturati. Poco dopo, si viene a sapere che Salah avrebbe avuto con sé la cintura esplosiva. Che era pronto ad immolarsi. In una delle due auto da lui noleggiate vengono trovati tre kalashnikhov, munizioni. Ma nessun esplosivo. Tanto meno, una cintura. Dunque, si ragiona, Salah non era un kamikaze. Solo una pedina incaricata di trasportare i terroristi. Tuttavia, proprio ieri viene trovato in un cestino dei rifiuti un giubbotto che forse potrebbe celare una cintura esplosiva. A Montrouge, in rue Chopin. Guarda caso, la stessa zona in cui è stato localizzato l’ultima volta il cellulare di Salah.

Si attendono notizie più precise da Parigi per cambiare di nuovo la ricostruzione della fuga di Salah: sempre più inverosimile. Troppi indizi sembrano depistaggi. Non è morto da martire e per questo l’Isis lo sta cacciando, si è affermato nei giorni scorsi. Nessuna pietà per chi disobbedisce al Califfo.

Ma ipotizziamo il malfunzionamento della cintura. Allora Salah è innocente, per l’Isis. Quindi, per dimostrare la buona fede radicalislamica, intende riprovarci. Lo aiutano nell’impresa? E’ lui l’uomo che vagola per il belgio, la minaccia “seria e imminente” denunciata dal premier Charles Michel? O stiamo divagando? Proviamo a cambiare la trama. Salah si pente, come suppone il fratello “buono” Mohamed, impiegato del municipio di Molenbeek: “E’ stato manipolato, ma si è fermato in tempo”. Accetta l’appello ad arrendersi. In qualche modo collabora con gli inquirenti. In Francia si arriva al covo di Saint-Denis. In Belgio, alle perquisizioni di domenica sera, che però hanno dato magri frutti (né armi né esplosivi), tanti fermi ma anche tanti rilasci. E di Salah, ufficialmente, non sappiamo niente. Il sospetto è ancora uccel di bosco. Strana caccia. A Molenbeek c’è addirittura la caccia nella caccia: alla ragazza di Salah, quando più che all’integralismo pensava all’edonismo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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