I jihadisti “giapponesi” che resistono a Bruxelles Continuano le operazioni anti-terrorismo in Belgio legate alle stragi di Parigi. Scontro a fuoco con un morto e 4 agenti feriti

Parigi sotto attacco Bruxelles

Sono le 3 di ieri pomeriggio. Un gruppo di agenti procede con cautela verso rue du Dries, nel comune di Forest che fa parte dell’agglomerato di Bruxelles. Con loro anche qualche uomo della Forze Speciali antiterrorismo. Devono perquisire un appartamento, su mandato della Procura. Potrebbe essere un potenziale covo jihadista. Il controllo è nell’ambito dell’inchiesta belga sulla cellula brussellese responsabile degli attentati di Parigi, la notte di venerdì 13 novembre, quando persero la vita 130 persone. I giudici belgi hanno incriminato 11 persone, a 8 è stato confermata la custodia cautelativa. Ma sono pesci piccoli. Il vero lavoro è ricostruire la rete e le sue connessioni.

Sembrerebbe un’operazione di routine, peraltro non collegata al dossier del 26enne Salah Abdeslam, l’unico terrorista che non si è fatto esplodere quella notte. Da allora Salah è Primula Islam. Una fuga che dura incredibilmente da 4 mesi e due giorni. L’ultimo (falso) avvistamento risale all’inizio di febbraio, qualcuno ha creduto di riconoscerlo in un treno diretto a Genk.

L’appartamento nel mirino si trova all’ultimo piano. Invece, nel mirino finiscono improvvisamente i poliziotti, presi alla sprovvista da una raffica di kalashnikhov. Uno delle Forze Speciali è colpito gravemente alla testa, altri due sono feriti leggermente. I terroristi scappano sui tetti. Sono due, forse tre. Uno di loro molla le armi nel covo. Un altro abbandona i caricatori per strada. E’ chiaro che hanno preparato un piano di fuga nel caso venissero scoperti.

Il quartiere è blindato nel “perimetro di sicurezza”. C’è il borgomastro di Forest, Jean-Marc Ghyssels. Due elicotteri sono in volo stazionario sopra la piazza Saint-Denis. Alle 17, nuovo scambio di colpi. Un quarto poliziotto è colpito, come forse uno dei terroristi. Uno degli elicotteri ha individuato la figura sospetta di un individuo nel prato vicino all’abitazione che doveva essere perquisita.

Nel frattempo, due asili e due scuole elementari sono evacuati. La direzione della vicina Audi Belgio raccomanda ai dipendenti di non uscire. Le linee tranviarie 82 e 97 sono sospese. Il traffico tra Neerstalle e Wiels è bloccato. La polizia federale chiede prudenza nel twittare immagini, potrebbero favorire i presunti terroristi, soprattutto chiede che gli agenti non siano riconoscibili. La gente si rintana nelle proprie case. Ha paura. Riprova l’angoscia dei giorni in cui Bruxelles era una città di fantasmi, presidiata dall’esercito.

Lunedì 7 e martedì 8 marzo, a porte chiuse, è stato esaminato un rapporto ufficiale di 15 pagine del “Comitato P” (organo di sorveglianza delle polizie al servizio del Parlamento federale), in cui si ammettono numerose “défaillances” sia delle autorità federali che di quelle locali del comune di Moelenbeek, la “culla” dello jihadismo belga. Alle 18 e 13 si odono distintamente altri spari. Alle 18 e 20, la polizia attacca l’uomo del prato. È abbattuto mentre impugna la mitraglietta. Scarica un’ultima raffica prima di accasciarsi. Si è sacrificato per permettere al complice o ai complici di svanire. È caccia all’uomo. Sta per iniziare una nuova lunga notte d’incubo per Bruxelles.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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