I reduci della Siria che si fanno beffe di “Vigipirate ” L’attacco allo stadio è fallito e il giorno prima la nazionale tedesca era stata trasferita. Ma Daesh ha mille tentacoli

Parigi sotto attacco Parigi

Dicono che siano volate parole grosse durante il summit notturno di François Hollande con il primo ministro Manuel Valls e soprattutto con Bernard Cazeneuve, il ministro degli Interni. Per quattro ore, Parigi era rimasta in balìa dei terroristi che avevano seminato morte e terrore, dalle 21,15 all’1,11: 129 vittime, azioni da commando, polizia in confusione.

Chissà, forse non è stata casuale la telefonata anonima che segnalava una bomba nell’albergo in cui era alloggiata la Nazionale tedesca prima della partita Francia- Germania... Però a che serve il Plan Vigipirate che ci costa un milione di euro al giorno, se poi questi bastardi agiscono come gli pare e piace? Furioso così non lo era mai stato, Hollande, nemmeno dopo i clamorosi gossip della sua ex compagna, la vendicativa giornalista Valérie Trierweiler. Come mai i servizi si sono fatti sorprendere ancora una volta? Con che faccia vado a dire ai francesi che lo Stato è pronto a difenderli, se poi devo fare i conti con una sicurezza colabrodo e con un’intelligence che si fa sempre sorprendere?

VALLS HA STRETTO le spalle, ha scosso la testa. Caro presidente, gli ha ricordato, dobbiamo imparare a convivere col terrore permanente, dobbiamo anche respingere il ricatto dello Stato Islamico. Non dobbiamo cedere alle emozioni, la questione non è quella di sapere se ci sarà un nuovo attentato, ma sapere quando ci sarà. La Francia è il principale bersaglio del jihad. Abbiamo a casa nostra sei milioni di musulmani, non possiamo demonizzarli tutti. Peccato che Yves Trotignon, ex agente della Dgse (la direzione generale della sicurezza esterna) ora consulente in “minaccia terroristica” per un’azienda privata, dica che “in Francia nessun attentato è commesso da individui totalmente sconosciuti ai servizi”. Anche venerdì notte, tra i terroristi, ce n’era almeno uno già noto all’intelligence... E tuttavia, davanti all’opinione pubblica non si lavano i panni sporchi, specie dopo il massacro di venerdì notte.

Anche perché - sempre dalla Germania - ieri mattina sono arrivate conferme inquietanti sui segnali che hanno preceduto la mattanza di venerdì 13. Il primo ministro bavarese Horst Seehofer ha detto che vi sono “ragionevoli elementi per credere” che un uomo arrestato lo scorso 5 novembre fosse collegato al gruppo dei terroristi di Parigi. Un 51enne del Montenegro, era stato fermato a bordo di un’auto dove erano nascoste mitragliette ed esplosivo, trovate dalla polizia durante un controllo di routine. Dai documenti di viaggio risultava che fosse diretto a Parigi.

L’INTELLIGENCE francese si difende asserendo che Daesh, ossia lo Stato Islamico, sta adottando metodi sofisticati per cercare di depistare gli 007, organizzando “attentati trasversali”, ossia utilizzando “cellule autonome ” composte da gruppi di “reduci combattenti” di diverse nazionalità, contando sulla scarsa collaborazione fra i servizi dei vari Paesi, che tuttavia dispongono di un enorme archivio dati in comune ma non lo sfruttano. Questa tesi era saltata fuori il 26 ottobre scorso durante una trasmissione di radio France Info. Il loro piano è chiaro, ha ripetuto Cazeneuve a Hollande: vogliono destabilizzare le democrazie, scatenare la xenofobia e far sì che gli Stati, per difendersi dai loro attacchi, limitino le libertà civili. Cose che Valls conosce assai bene, visto che è lui a capo del Plan Vigipirate, una struttura piramidale che coinvolge tutti gli apparati dello Stato, delle collettività territoriali, dei servizi di sicurezza, capace di mobilitare in pochissime ore sino a 88.150 unità delle forze di sicurezza, abilitando oltre 300 misure di controllo e prevenzione. Che hanno fatto cilecca. Come ha dimostrato il caso del terrorista a bordo del Tgv Thalis, in viaggio da Amsterdam a Parigi; era stato segnalato in Spagna, in Belgio, in Germania e nella stessa Francia. Ma nessuno aveva incrociato la fi - che. Lo stesso è successo con i gruppi di fuoco in azione venerdì notte. Si sa che tre dei terroristi erano belgi. Che avevano base a Molebeeck, sobborgo di Bruxelles, già setacciato lo scorso gennaio dopo la mattanza di Charlie Hebdo: anche allora erano stati provati i legami tra gli autori degli attentati a Parigi e i basisti in Belgio. C’era stato un blitz della polizia, culminato con due morti. La scoperta di un covo dell’internazionale islamista avrebbe dovuto portare alla “bonifica ” territoriale. Macché. Ieri il copione si è ripetuto: cinque arresti a Molebeeck, a conferma che l’Isis si fa beffe dell’Occidente. Grazie a una rete d’informazione, a notevoli mezzi finanziari, a una flessibilità organizzativa. Ogni cellula, che sia “dormiente”o“operativa”, è autonoma. Le campagne di arruolamento dell’Isis hanno surclassato quelle di al Qaeda.

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