La radicalizzazione express di Bouhlel fa litigare Parigi “Buchi” - Polemiche sulla mancata segnalazione della svolta violenta del terrorista. Arresti nella cerchia di amicizie del franco-tunisino

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. #NiceAttack. Trentasei ore dopo la strage della Promenade des Anglais, arriva l’insolitamente tardiva ed opportunistica rivendicazione dello Stato Islamico, tramite la solita agenzia di propaganda Amaq, intercettata da Site, il centro americano che monitora le attività jihadiste in Rete: “L’autore dell’operazione condotta a Nizza è un soldato dell’Is”. Ha agito “in risposta agli appelli lanciati per prendere di mira i cittadini dei Paesi della coalizione che combatte l’Is”. Le parole armate del Califfato suonano posticce, ma sono coerenti con la sua strategia di comunicazione: enfatizzare i massacri perpetrati dai suoi sostenitori in Occidente.

Ma Mohamed Lahouaiej Bouhlel è stato davvero un “soldato” dell’Is? Ieri il guardasigilli Bernard Cazeneuve ha detto: “Sembra che si sia radicalizzato molto in fretta”. Come? Nella cabina del camion frigorifero utilizzato per ammazzare 84 persone è stato trovato un cellulare e tra i nomi contenuti nella rubrica pare ve ne siano alcuni “molto interessanti”, secondo quanto è trapelato. Un amico di Mohamed è stato fermato la notte stessa dell’attentato. Altri tre, sabato mattina. Dicono che l’autista killer abbia evocato l’Is negli ultimi giorni, gli inquirenti - analizzando il computer trovato nell’abitazione di Mohamed - cercano di scoprire se fosse stato in contatto con persone a loro volta collegate con islamisti radicali. Le indagini sono turbate dalle polemiche sulla sicurezza mancata la sera del 14 luglio, la festa della libertà, dell’eguaglianza, della fratellanza (il motto dell’89 brilla sui tabelloni luminosi di tutte le autostrade francesi). Christian Estrosi, il presidente (centrodestra) della regione Paca, quella di Nizza, è “in collera”. Denuncia vigorosamente dalla Promenade la “carenza di misure” prese per proteggere la gente. Dice che c’erano soltanto 45 agenti della polizia nazionale, troppo pochi: “Il camion ha falciato la folla per 45 secondi. Per fortuna la polizia municipale ha dato l’allarme dopo 20 secondi”. Ai nizzardi ha scritto una lettera aperta. Con una promessa: “Nizza non dimenticherà niente”.

Il ministro smentisce Estrosi, ma l’argomento è il nervo scoperto di questo dramma. Anche Marina Le Pen (dalla sede del Fronte Nazionale di Nanterre) condanna “le carenze gravissime dello Stato” che ha fallito nella sua “missione principale: la protezione dei suoi compatrioti. In qualsiasi parte del mondo, un ministro che in 18 mesi vanta un bilancio di 250 morti, si sarebbe dimesso”. L’editoriale di ieri di Le Figaro aveva un titolo che sintetizza il malessere dei francesi: “Una risposta senza pietà”. I soldati del Califfato, scrive il direttore Aléxis Brezet, “loro, non fanno la guerra a metà”. Persino Hacine Drouiche, vicepresidente della conferenza degli imam di Francia, azzarda una proposta dirompente: “Non si può più accettare l’importazione dell’islam dei paesi arabi, c’è bisogno di un islam europeo. Vivere l’islam alla saudita, alla marocchina o all’afgana, non fa altro che creare conflitti nella nostra società francese”.

Intanto, la casa di produzione di Bastille Day, blockbuster alla francese con Idris Elba uscito alla vigilia del 14 luglio, invita i 237 cinema in cui il film è in programma a ritirare l’inopportuna locandina sulla quale si legge: “Cette année, le feux d’artifice c’est eux!”. E che dire del film ceco Moi, Olga, nelle sale dal 6 luglio? La protagonista è un’asociale che al volante di un camion travolge volontariamente i passanti. E‘ ispirato ad un fatto di cronaca degli anni Settanta. Ieri. Come oggi. Bisognerebbe evitare domani.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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