Polemiche sulla sicurezza del 14 luglio

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Alt! Resettate tutto. A cominciare dai “lupi solitari”. Ieri pomeriggio François Molins, il procuratore capo di Parigi che sovrintende l’inchiesta sulla strage della Promenade des Anglais - con decisioni piuttosto discutibili: per esempio mercoledì alle 11 ha chiesto al comune di Nizza di cancellare i video di sei telecamere, registrati la notte del 14 luglio - ha dichiarato che le indagini hanno confermato “il carattere premeditato della strage” ma anche “egualmente di stabilire” che Mohamed Lahoualeij Bouhlel “aveva potuto beneficiare di sostegno e complicità nella preparazione e nella esecuzione dell’atto criminale”. Un progetto, pare, “premeditato e maturato diversi mesi prima di passare all’azione”.

Molins non rivela quali siano le prove che hanno persuaso i 400 inquirenti. Quanto ai complici, si riferisce forse ai cinque arrestati dopo l’attentato. Ieri il tribunale ha confermato i fermi di due franco-tunisini, un tunisino, un albanese e sua moglie, franco albanese sotto l’accusa di associazione criminale e terroristica responsabile di 84 morti e oltre 300 feriti. Nello scantinato del 22enne Ramzy A., destinatario dell’sms in cui Mohamed chiedeva “più armi”, la polizia ha trovato un kalashnikov e una borsa con munizioni (non corrispondono al calibro del fucile mitragliatore). In casa, 2600 Euro, 11 telefonini e 200 grammi di cocaina. Ramzy ha precedenti per droga, violenza, rapina. Nega ogni coinvolgimento terroristico. Ma ha dato la pistola 7,65 a Mohamed: “Sono il mediatore, l’arma l’ho comprata da Aran”. Un albanese di 38 anni, agli arresti con la moglie Zace, 42 anni. A casa della coppia c’erano cocaina e 5mila Euro in contanti. Inoltre, la scientifica ha rilevato le impronte di uno dei cinque sulla portiera del camion, dalla parte del passeggero. Probabile sia il tipo che compare nei selfie di Mohamed. Uno dei fermati ha girato un video lungo la Promenade, il giorno dopo la strage. Infine, altre sono emerse altre foto dal cellulare di Bouhlel. Una, scattata durante un concerto sulla Promenade. Un altra, ritrae un articolo sul Captagon, la droga utilizzata dai jihadisti. Tuttavia, i cinque non sembrano avere il profilo dei terroristi islamici, bensì quello dei malavitosi. Dunque, si cerca di capire chi avrebbe suggerito l’attentato, insomma un altro livello, magari contiguo a quello criminale.

Ma il clou della giornata era un altro. Le feroci polemiche sulla effettiva sicurezza di quel 14 luglio. “Des failles et un mensonge”, sparava ieri in prima pagina Libération, “delle lacune e una menzogna”. Il governo non avrebbe detto la verità. A bloccare l’accesso di chi arrivava dall’aeroporto, la direzione del camion, c’era solo un’auto, al centro della carreggiata, sul lato mare. Con avvicendamento, alle 20 e 30 (21, ha precisato Bernard Cazeneuve, il ministro degli Interni, confermando lo scoop) tra polizia nazionale e vigili urbani. Il posto di blocco funzionava? Cazeneuve aveva parlato di “massiccia presenza”. Ieri ha dovuto ordinare un’inchiesta amministrativa della temuta police des polices mirata a stabilire “trasparenza e verità”. Più caustico, il presidente Hollande: “Non c’è spazio per le polemiche”. Nel nostro piccolo, il Fatto l’aveva detto. Cinque giorni fa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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