Mohamed&C. più malati mentali che lupi solitari

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Poco dopo le cinque del pomeriggio è atterrato alla Malpensa l’aereo militare italiano proveniente da Nizza con le salme delle quattro vittime lombarde, quelle dei coniugi di Voghera e della coppia milanese. Ad accoglierle, il capo dello Stato, Sergio Mattarella, il governatore Roberto Maroni e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che proclamerà un giorno di lutto cittadino quando si svolgeranno i funerali. La presenza significativa dei livelli istituzionali è indirettamente un messaggio di cordoglio ma anche di fermezza. La linea italiana, infatti, sposa quella del presidente francese Hollande: “Non possiamo lasciarci intimorire, non possiamo farci immobilizzare dalla paura”, ha detto ieri Laura Garavini, della presidenza del Pd alla Camera: “Dobbiamo investire in sicurezza, in intelligence ma anche, contemporaneamente, in un progetto culturale per conquistare le menti e i cuori dei troppi giovani accecati dal fanatismo islamista”.

Ma l’analogo progetto culturale e sociale d’integrazione avviato da vent’anni in Francia è clamorosamente fallito. Ormai, si cerca di trovare un’altra strada. L’errore, spiegano oggi molti importanti studiosi del radicalismo islamico, è di pensare l’Islam sul modello del cristianesimo. Per Philippe-Joseph Salazar, autore di “Parole armate/quello che l’Isis ci dice e che noi non capiamo” bisognerà “pensare islamico, parlare islamico, argomentare islamico”. Soprattutto, di smantellare l’arsenale propagandistico dello Stato Islamico (e quindi il suo potere persuasivo).

Quanto a Mohamed Lahouaiej Bouhlel, non sono ancora chiare le sue motivazioni. Il problema è che non si ha nozione chiara nemmeno della “radicalizzazione”, qualsiasi sia la velocità in cui opera. Purtroppo, solo da poco si cerca di studiare le modalità operative dei cosiddetti “lupi solitari”. Lo sta facendo Europol che ha scoperto un dettaglio assai significativo: spesso si tratta di individui perturbati. Il terrorista di Nizza soffriva di un serio disordine psichiatrico ed era in cura. A molti foreign fighters sono stati diagnosticati problemi mentali prima di unirsi all’Isis. Secondo Europol, il 35 per cento dei lupi solitari che hanno agito tra il 2000 e il 2015 soffrivano di problemi mentali, accentuati dai messaggi jihadisti. Così come è incerta l’affiliazione allo Stato Islamico, anzi, molti dei recenti attentati non sembrano neanche pianificati: “Sebbene lo Stato islamico abbia rivendicato la responsabilità degli ultimi attacchi - afferma Europol riferendosi ai casi di Orlando, in Florida, di Magnaville e Nizza in Francia e a Würzburg in Germania - nessuno di essi sembra essere sostenuto logisticamente o eseguito direttamente dall'Isis”. I lupi solitari colpiranno ancora, ammoniscono gli esperti americani per i quali è imperativo colpire al cuore il Califfato. Intanto, tra gli effetti collaterali della lotta all’islamismo radicale, Parigi annuncia che tre sottufficiali impiegati in Libia sono stati uccisi. Senza precisare né come né dove. Operavano “en ombre”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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