"Lupi incazzati”

Strage di Nizza Nizza

Non ci capiamo più nulla. Macché “lupi solitari”. Sono “lupi incazzati”: l’Isis ci mette il guinzaglio, spesso dopo che sono morti. Sono pure disturbati, secondo l’Europol. In una ricerca ha scoperto che un terzo è schizzato. Comunque schizzati ed arrabbiati. Odiano la vita. Quella degli altri. Ma anche la loro. Maneggiano la violenza senza confini: l’unico argine etico è la morte. Meglio sotto forma di strage. Muoia Sansone, con tutti voialtri filistei! Insomma, fa capolino un terrorismo che si alimenta di astio: storicamente, un déja-vu. Qualcuno ci vede gli effetti perversi e collaterali della globalizzazione, più che di Allah. L’odio nutre l’odio, è l’apparente banale sintesi del sito libanese Al Modon (Le città) di Beirut. Che riassume: è bastato davvero poco per realizzare l’attentato di Nizza. Il killer non ha avuto il bisogno di pianificare un attacco complicato contro un luogo “sensibile” e strettamente sorvegliato. Gli è bastato covare risentimento ed odio. Un atto “daechiano” (Daech=Stato Islamico), in linea cioè con gli scopi del Califfato, trasformare ciascun arabo e ciascun musulmano in un terrorista potenziale agli occhi dei “crociati” europei.

Un “solitario” può far danni immensi. Come ad Orlando: Omar Mateen uccide 50 persone in un club gay, ne ferisce altre 53. I siti islamici inneggiano: un regalo per il Ramadan. Dice il padre: era arrabbiato per aver visto due gay baciarsi in un locale di Miami. Fu due volte indagato e due volte lasciato in pace dall’Fbi. Gli è bastato procurarsi un arsenale, negli Stati Uniti è facile. Anche a Monaco di Baviera, il “solitario” Ali Sonboly, diciottenne di origini iraniane, esasperato da ingiustizie, umiliazioni e bullismo, rimedia una pistola (pure in Germania non è difficile procurarsene una), uccide nove persone e si suicida. La polizia tedesca esclude qualsiasi connessione con l’Isis. Né Ali ha mascherato la sua rabbia con un po’ di spray islamico. Si considerava tedesco (aveva infatti la doppia nazionalità). Era un tipo tranquillo, asseriscono i vicini di casa. “E’ stato il gesto di un forsennato”, dice la polizia, “l’Isis non c’entra nulla”.

La radicalizzazione (presunta) di uno psicopatico è al centro dei dibattiti, giacché Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’assassino di massa della Promenade des Anglais di Nizza - a cui l’Isis ha dato opportunistica quanto tardiva investitura di combattente - era in cura da anni, semmai si era fatto notare per aver terrorizzato moglie, figli e parenti. Ma sulla sua iniziazione jihadistica, nonostante la premeditazione e le complicità emerse, c’è confusione. Così lo abbiamo etichettato come un Bolt del terrorismo. Instant Jihad. Radicalisé minute. Radicalizzato sprint. Radicalizzazione express. Il suo sarebbe terrorismo “mimetico”, pontifica il sociologo Gérald Bronner. No, è “jihadismo di rizoma”, afferma Gilles Kepel. Cosa? La resistenza islamica mondiale scatenata in Occidente da giovani musulmani ribelli che agirebbero senza “concertazione centralizzata”. Per altri, il “killer imprevedibile” è un “terrorista di prossimità”. In uno stato di fragilità, di depressione, cioè di squilibrio mentale, ci si può radicalizzare sotto l’influsso di una propaganda estremista intensa (che sia salafista, Daech, Fratelli Musulmani)? Aspettiamoci la Pokemon Go-radicalizzazione. Nel frattempo, la fantomatica “unità Cyber” del Califfato a giugno avrebbe inviato ai “lupi solitari” di tutto il mondo una lista di 17mila “crociati” da liquidare. Trenta sarebbero italiani (fonte: Panorama). Forse per questo l’analista Yves Trotignon, esperto di terrorismo, si domanda: ma poi, questi “lupi solitari” sono davvero solitari?

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