"La nostra Nissa la bella è svanita nel sangue" Passato seppellito - Le personalità della città turistica raccontano il suo tragico tramonto

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Flash back. Sera del 14 luglio. Zoom sul Palace de la Méditérranée, dove ormai la Promenade des Anglais si avvicina a place Massena. I fuochi artificiali sono appena finiti. Dall’altra parte della Promenade, di fronte al ristorante del Palace, c’è una sorta di gazebo in stile liberty. Lì, un’orchestrina suona rock. La folla che sciama dalla piazza rallenta, si ferma, qualcuno accenna a ballare. Non sanno di essere come sul ponte del Titanic. Non immaginano che l’iceberg bianco del terrore, in forma di camion frigorifero, sta per piombargli addosso. C’è aria di festa. E’ ancora la Nizza della vacanza tranquilla. La Nizza che miscela memoria della Belle Epoque coi suoi imperiali grandi alberghi, la Nizza della mondanità sfrenata e del divismo i cui echi sono ravvivati da festival e mostre, perché se una cosa sa far bene la Costa Azzurra è perpetuare il proprio mito. La Nizza dei sogni, delle illusioni, la vetrina di un modo di vivere e di divertirsi. Luogo di bellezza e di cultura, le pietanze perfette del turismo, “inno alla vita e alla libertà”.

Ad un tavolo del ristorante del Palace siede Renato Tullio Ferrari, con la moglie Marie-Françoise e qualche amico. Ferrari ha 71 anni, è stato presidente di Ideal Standard, direttore di Intesa San Paolo, un noto manager che al tempo del terrorismo in Italia qualche preoccupazione l’ha avuta. Vive a Nizza. E’ proprietario della testata web Nice Premium, il sito più importante dedicato alla città: “All’improvviso, vedo arrivare quel camion tutto bianco. Non andava forte. Mi è sembrato come in un film. Ho subito pensato: strano, è senza scritte. Poi, ho visto un motociclista che l’affiancava. Ho visto il camion sbandare. Ho capito subito: puntava il gazebo. E’ entrato nel mucchio. Le persone rimbalzavano per terra, parevano birilli. Da un bar venti metri più avanti sono usciti di corsa dei poliziotti armati che si sono messi a sparare contro il camion che si è fermato lì. Ho pensato: se è un kamikaze, allora il camion può esplodere da un momento all’altro. Ci siamo rifugiati nel retro del ristorante. Una tedesca era così spaventata che è caduta e si è ferita al ginocchio”. L’orrorer dei corpi per terra, il sangue. Era appena morta la Nizza “paradiso”. Era diventata la Nizza dell’inferno: aveva fatto irruzione il resto del mondo. Quello delle guerre ibride. Dei conflitti trasversali. Della Grande Paura.

E di tutte le dinamiche che il terrorismo innesca. Come quella, ignobile, di seminare il panico: “Incominciavano a girare, col tam tam degli sms, di What’s app, di facebook, le voci più irresponsabili: alcuni terroristi coi mitra sono scappati nella città vecchia. No, sono asserragliati in un ristorante, con ostaggi. C’è una sparatoria in corso a place Garibaldi. E’ stato il festival della disinformazione. Uno del ristorante Le Voilier si atteggiava a supertestimone: non poteva aver visto nulla perché il ristorante è sulla spiaggia, cioè sotto la Promenade. Dopo, ci hanno pensato i politici a cavalcare la situazione. Scatenando gli istinti più beceri. Il deputato Henri Guaino, repubblicano, ha proposto di dotare la polizia di lanciarazzi. Il sindaco di St. Laurent-du-Var, dove il killer ha noleggiato il camion, strepita: questi qui se ne vadano a casa loro, dimenticando che questi qui sono francesi e dunque questa è casa loro...un altro fedelissimo di Sarkozy vorrebbe rinchiudere tutti i sospetti di jihadismo in centri di detenzione preventiva, come fecero gli americani coi giapponesi negli States durante la guerra. Dimenticando che la Corte Costituzionale ha già dato il suo parere: è illegale”.

Il pessimo teatrino della politica - tutto il mondo è paese - non scalfisce il carattere fiero dei nizzardi, mi dice Bernard Persia, volto famoso di France3, apprezzato chansonnier, autore di una originale biografia di Edith Piaf (ha raccolto le confidenze della sua migliore amica): “Il terrorismo islamico vuole ucciderci con qualsiasi mezzo, vuole disintegrare il nostro modo di vivere. Noi resistiamo. Ci opponiamo. Con la nostra volontà di restare in piedi, di non aver paura, di voler continuare a vivere. Occorrerà del tempo per rielaborare quel che è accaduto. E’ normale. Colpendo Nizza, colpendo a novembre il Bataclan, hanno voluto colpire i simboli dell’Occidente, che siano musicali o del turismo”. Bernard ha appena ricevuto una mail dall’amica Noel: “La Promenade è il ricordo del mio primo bacio. Del mio primo giro in auto. L’ho vista scorticare viva. Hai sofferto, mia Promenade. Ma saprai ritornare più bella e più forte di prima”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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