La cicatrice di Nizza 14 luglio - Il Tir-killer uccide 84 persone e fa piombare il paese nella psicosi. Domani la città blindata tenta di cancellare almeno la paura

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Domani, giorno durissimo per Nizza e i suoi abitanti. E’ infatti, purtroppo, la ricorrenza insopportabile della memoria insanguinata: quella della strage sulla Promenade des Anglais, un anno fa. Del camion assassino guidato dal terrorista Mohamed Lahouaiej Bouhlel, lanciato sulla folla che aveva assistito ai fuochi artificiali per ricordare la presa della Bastiglia e sciamava lungo la passeggiata. Di una Festa della Repubblica ormai segnata perennemente a lutto. Nizza, dal 14 luglio 2016 non è più la stessa. La sua gente porta dentro ferite mai rimarginate. Traumi mai riassorbiti. Patologie identitarie: chi sente di non essere più la stessa persona di prima. Ancora oggi ci sono tremila nizzardi, moltissimi gli adolescenti, in cura presso gli psicologi messi a disposizione dalla municipalità. Comunque, “Nizza è in piedi, fiera e dignitosa”, assicura il sindaco Christian Estrosi. Nice la Belle oggi è Nice la Triste. Ha bisogno di raccoglimento. Non solo fierezza e dignità. Ma anche resilienza.

E come? In una città blindata come mai si era visto, si proverà a sfidare “i barbari che versano il sangue”. Per esempio, con dodicimila giovani volontari che verranno disposti lungo il quai des États-Unis e della Borgade, in modo da comporre una frase. Un messaggio segreto. Che verrà svelato soltanto alle otto di sera da un drone in volo sulla catena umana lunga almeno 170 metri e larga 8: la sua telecamera rimanderà l’immagine presa dall’alto agli schermi giganti. Per dare un senso al disastro e per superarne gli effetti collaterali.

Ma il dolore collettivo - mi dicono gli amici di Nizza - non lo cancelli con una cerimonia solenne (e una sfilata militare), anche se questo è il programma deciso dalle autorità, anzi; né lo attenui con un concerto, come se la musica fosse la terapia della consolazione o la medicina dell’oblìo; tantomeno con l’arrivo del presidente Macron, che incontrerà alle 16 e 30 i parenti delle vittime e chi quella sera fu coinvolto nelle operazioni di soccorso e in quelle di mantenimento dell’ordine pubblico. No, sono manifestazioni formali, appena appena attenuate dall’idea di proiettare in cielo 86 fasci di luce, uno per ognuna delle vittime della strage di un anno fa. Il 14 luglio del 2016 è un confine permanente. Una cicatrice nel cuore e nell’anima dei nizzardi, dice Emilie Petitjean, presidente della Promenade des Anges, la Passeggiata degli Angeli (non più degli Inglesi...), l’associazione che assiste i sopravvissuti e che ha sede al primo piano di un bel palazzo di rue Verdi. Gli angeli sono coloro che persero la vita quella maledetta sera. Emilie è la madre di Romain Knecht: aveva dieci anni, rimase schiacciato dal Tir massacratore. Gli hanno intitolato il nuovo plesso scolastico - è ancora in costruzione - a Drap, poco fuori Nizza, sulla strada che porta verso la Jonquière.

L’associazione guidata da Emilie ha anche l’intento di far emergere tutta la verità sull’attentato. I sopravvissuti vogliono sapere perché ci sono parecchie zone d’ombra, nella ricostruzione dell’attacco. La verità, dicono in città, arriva a rate. La magistratura inquirente ha base a Parigi. Solo un paio di settimane fa ha cominciato a presentare i dossier dell’inchiesta ai familiari delle vittime. Martedì 27 giugno, infatti, i giudici d’istruzione dell’antiterrorismo hanno consegnato il materiale alle parti civili. Ed hanno cominciato ad ascoltare le domande rimaste senza risposte. Come è riuscito un camion di 19 tonnellate ad entrare in una zona che avrebbe dovuto essere sorvegliata e dove, comunque, non avrebbe potuto circolare? L’ha chiesto Anne Murris. Sua figlia Camille aveva 27 anni: il camion usato come un ariete l’ha travolta, se invece il dispositivo di sicurezza avesse funzionato...I se i perché si inseguono sulla bocca di tutti, il giornalista Daniel Allemand di Nice-Matin che quella sera è stato sfiorato dal camion bianco ha inanellato cento domande, l’ha fatto due mesi dopo l’attentato e quelle domande sono ancora lì, sul sito del quotidiano, molte non hanno risposta. La più inquietante? “Ci sono ancora in giro molti Mohammed Lahouaiej Bouhlel?”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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