Bouhlel “jihadista imperfetto” e la rabbia di Nizza contro Valls

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Il primo ministro Manuel Valls sapeva cosa lo attendeva ieri a mezzogiorno, sulla Promenade des Anglais, per il minuto di silenzio in memoria delle 84 vittime. Sapeva che sarebbe stato fischiato ed insultato. Quarantamila nizzardi ancora sconvolti, addolorati, spaventati. Arrabbiati. Così, hanno cantato, dopo il minuto di raccoglimento, la Marsigliese. Con le lacrime agli occhi. E poi, ancor più commossi, la struggente Nissa la bella. L’applauso è stato lungo, intenso, ti metteva i brividi. Ma dopo - puntuali, inesorabili - sono arrivati i fischi, gli insulti, le grida “Dimissioni!”. Quando gli hanno gridato “assassino!”, Valls non ce l’ha fatta a mantenere l’aplomb di circostanza. Ha allungato il passo, scuro in volto come non mai. La contestazione, ha subito dichiarato a muso duro, “è dovuta al comportamento poco spontaneo di una minoranza”. Quanto ai fischi e agli insulti, sono “indegni in una cerimonia di raccoglimento e omaggio alle vittime”. Sono ormai quattro giorni che centrodestra e estrema destra incalzano e bombardano il governo ad alzo zero: Nicholas Sarkozy, Christian Estrosi, Marina Le Pen in prima fila. Non a caso, ieri, lo stesso Valss ha confermato la notizia che sarebbero stati sventati due attentati nel mese dell’Euro 2016, uno dei quali alla vigilia dell’inaugurazione e l’altro la sera della finalissima tra Francia e Portogallo, allo Stade de France di Saint-Denis, a Parigi. Come dire: lo Stato non è inetto...

Il problema è che siamo di fronte a qualcosa di mai visto. Di fronte a questa nuova modalità di terrorismo, non possiamo confondere chi critica, chi rassicura e chi ci protegge: “Daech fornisce a degli individui squilibrati un kit ideologico che da senso ai loro atti”, è l’analisi del premier Valls, corroborata peraltro dai primi riscontri delle indagini. L’identikit di Mohamed non corrisponde allo stereotipo del combattente fanatico, quello che i video del Califfato diffondono in Rete, armato fino ai denti, sguardo truce, ricoperto magari di sangue, che inneggia alla sadica e mostruosa giustizia islamica e agli attentati contro i “crociati” dell’Occidente. No, stavolta siamo di fronte ad uno jihadista imperfetto. Un radicalizzato sprint. Ad uno cioè che non puoi intercettare. Uno che è nessuno, ma anche centomila. Una persona anonima. Che andava talvolta a Sanremo, a Ventimiglia. Mai coinvolto in situazioni estremiste. Uno come Mohamed Lahouaiej Bouhlel.

Sino a un paio di mesi fa, era un camionista palestrato, vanesio, narciso, donnaiolo, un violento che picchiava la moglie e che beveva, mangiava carne di maiale alla faccia dei dettami religioso, che se ne infischiava del Ramadan, uno che si drogava all’occorrenza ma era anche bisessuale, come ha detto ieri François Molins, il procuratore capo di Parigi che coordina l’inchiesta. L’ha detto certo non per criminalizzare i gusti sessuali, ma per far capire che emerge il ritratto di un uomo di trentun anni il cui modo di vita ha ben poco a che vedere con quello del militante Isis: uno dalla “vita debosciata”. Nel cellulare ritrovato dentro la cabina del camion, infatti, c’era un sms che gli aveva spedito l’amante, poche ore prima della strage. Un uomo di 73 anni che è stato fermato ed interrogato dalla polizia. E che ha confermato il legame.

L’analisi del computer trovato nell’appartamento di Bouhlel dimostrerebbe la maturazione di un “chiaro e recente interesse” per l'islam radicale. E che l’attacco: era “premeditato”. Mohamed aveva fatto delle ricerche su internet per raccogliere informazioni sull'attacco terroristico di Orlando in Florida, sulle sparatorie di Dallas e sull'omicidio di una coppia di poliziotti a Magnanville, periferia di Parigi, il mese scorso. Quando navigava su Google, avviava chiavi di ricerca per immagini violente “legate all'islam radicale e in particolare a dei combattenti con la bandiera dell'Isis, ma anche delle copertine del giornale Charlie Hebdo, delle foto di bin Laden e del capo jihadista algerino Mokhtar Belmokhtar”. Da otto giorni si era lasciato crescere la barba, sottolineando “il significato religioso”.

E tuttavia, per ora “non si può stabilire con certezza una affiliazione diretta con lo Stato islamico, che ha pertanto rivendicato la strage del giorno della festa della Bastiglia, né dei legami con degli individui che si richiamano all'organizzazione”. La “radicalizzazione”, ha spiegato Molins, può “avvenire tanto più rapidamente quando si tratta di personalità disturbate o di individui affascinati dall'ultraviolenza”. La tesi di Valls.

L’Imperfetto Jihadista - anche Incompleto - aveva fatto delle ricerche internet sui video di incidenti stradali con le parole chiave “orribili incidenti mortali”, o “terribili incidenti mortali”, e pure “video choc, anime sensibili si astengano”. Aveva effettuato almeno due sopralluoghi lungo la Promenade nelle ore precedenti l'attacco e si era scattato quattro selfi. Lo documenta il cellulare e la videosorveglianza. peccato che le 1257 telecamere di Nizza, la città francese più “spiata”, vanto di Estrosi, non siano servite a nulla. Eppure, dopo Charlie Hebdo, Estrosi dichiarò: “Se Parigi avesse avuto la nostra rete, i fratelli Kouachi non avrebbero passato tre incroci senza essere neutralizzati”. Insomma, un mistero via l’altro. E uno strano kamikaze che lascia il computer invece di distruggerlo, che si porta il cellulare, quindi mette a rischio amici, parenti e eventuali complici. Viene da pensare: ma i soldi spediti in Tunisia, sempre che sia vero, erano per il fratello o per la fuga?

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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