Mohamed e altri esaltati: dilaga la psicosi jihad

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Alle sette di ieri mattina le autorità francesi hanno finalmente ufficializzato via mail i nomi degli 84 morti, trenta dei quali sono musulmani, in gran parte franco-tunisini (gli stranieri uccisi sono 38 di 19 Paesi che diventano 29 coi feriti, diciannove dei quali sono ancora tra la vita e la morte). Cinque delle vittime sono italiane: Carla Gaveglio, 48 anni, di Piasco (Cuneo); i coniugi Angelo D’Agostino, (71) e Gianna Muset (68) di Voghera (Pavia); i loro amici Mario Casati (90) e Maria Grazia Ascoli (77), milanesi. Più il ventenne italo-americano Nicolas Leslie, figlio di una milanese e studente del terzo anno alla University of California di Berkeley.

La macabra contabilità ha rinfuocato le polemiche sulla sicurezza: i familiari di alcune vittime vogliono avviare una class-action contro lo Stato e il comune di Nizza perché il dispositivo di prevenzione allestito per la festa del 14 luglio non sarebbe stato all’altezza della minaccia: tra i promotori, i parenti di Fatima Charrihi, la sessantenne madre di sette figli che ha avuto la sventurata notorietà d’essere stata la prima ad essere travolta: “Vi pare normale che un camion di quelle dimensioni abbia potuto circolare normalmente quando c’era ancora tutta quella folla?”, dice la figlia Hanane. Chissà se ha visto i selfie del killer fatti poche ore prima della carneficina: in una, solleva il dito medio, mentre è nella cabina del camion insieme ad un amico, il cui volto è sfumato (dagli inquirenti); in un’altro selfie, costui posa con Momo (così si faceva chiamare Bouhlel), scesi dal Tir.

La psicosi collettiva post-attentato di massa ingorga la cronaca. Al punto che gli allarmi si susseguono. Come a Bollène, vicino Avignone. Un cliente di un albergo della catena Formule1 litiga col manager dell’hotel per via del prezzo che ritiene esagerato. Si barrica in camera armato di coltello. Scatta il dispositivo antiterrrorismo. L’albergo è evacuato, circondato. L’autostrada Lione-Marsiglia interrotta. Poiché l’uomo ha un bagaglio, diventa un “pacco sospetto”: ed ecco artificieri, forze speciali. S’innesca il circo mediatico. Ma l’Is non c’entra. Più drammatica la notizia che arriva da un villaggio vacanze di Lagrange (Hautes-Alpes). Un musulmano marocchino praticante di 37 anni, con lontani precedenti penali, accoltella gravemente una donna di 46 anni e le sue tre figlie di 8, 10 e 13 anni. La più piccola è elitrasportata a Grenoble, in pericolo di vita. L’equazione è: aggressore jihadista si è scagliato contro la famigliola perché offeso dal loro indecente abbigliamento. E‘ una balla: ma fa il giro dei social network. Il procuratore ha dovuto precisare che l’uomo non aveva pronunciato “parole a connotazione religiosa”. Invece si è saputo che tre giorni fa è stato fermato di notte un autista di 22 anni, schedato già come sospetto radicalizzato (fichier S), ed un pedigree record di 26 denunce e condanne varie. A casa, aveva nascosto 400 grammi di dinamite e due detonatori. Bisogna convivere con questa quotidianità. Ma in piedi, come fieramente dichiara il presidente Hollande: “Non metteremo neanche un ginocchio a terra, ci proteggeremo, non cederemo mai sulle nostre libertà”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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