1.700 metri di terrore e un check-point fantasma La strage - Il posto di controllo da dove è passato il Tir era stato tolto per far defluire la folla. La corsa a zig-zag per fare più vittime, inseguito da agenti e da due civili “eroi”

Strage di Nizza Nizza

NIZZA. Riaprono la Promenade des Anglais: sono le otto di una sera triste e silenziosa, il cielo è terso, il mare di un blu profondo. Il mistral ha smesso di tormentare Nizza. Gli ombrelloni sono chiusi come d’inverno. La spiaggia è deserta. Il gelo è nei cuori. La gente di Nizza accorre. Chi porta fiori. Chi cerca di ricordare dove si trovava la sera prima, mentre assisteva alla festa del 14 luglio. Chi, semplicemente, vuole sentirsi addosso il dolore di tutti. Alle cinque del pomeriggio, ospite del tribunale che si trova nel cuore della città vecchia, ha parlato François Molins, il procuratore di Parigi. E‘ lui che governa l’inchiesta. Fornisce numeri che sono la misura dell’orrore: 84 vittime, di cui dieci bimbi, 202 feriti, 52 dei quali “tra la vita e la morte”, 25 sono in terapia intensiva. Il pallottoliere del terrorismo in Francia segna dieci attentati e 235 persone uccise dal 14 gennaio del 2015, quando fu decimata la redazione di Charlie Hebdo. Poche ore prima è arrivato il presidente François Hollande, con il primo ministro Manuel Valls. Ma questo alla gente che riprende possesso della Promenade non interessa. Je suis Nice non funziona. Valls aveva detto: “Abbiamo perso l’Euro. Ma abbiamo vinto la sicurezza”. Non glielo perdonano.

Erano passate da poco le dieci della maledetta sera di giovedì 14 luglio quando il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel è arrivato in bicicletta dalle parti di avenue de la Californie, nel quartiere Magnan, dove aveva parcheggiato il camion frigorifero bianco noleggiato l’11 luglio a Saint-Laurent-du-Var (avrebbe dovuto restituirlo due giorni dopo). L’aeroporto è vicino. La Promenade è quasi parallela. A separare le due arterie è l’ospedale Lenval. Mohamed è armato: ha con se una vecchia pistola. Piglia posto in cabina. Aspetta la fine dei fuochi artificiali. Poi, verso le 22 e 25, ingrana la prima e si avvia infilandosi nel traffico, scegliendo la direttrice “bord du mer”. All’altezza del numero 147, dove c’è un moderno residence, comincia tutto.

Ma qui inizia il balletto delle versioni. Il procuratore biasima i media. Dice che hanno dato troppo spazio alla crudeltà delle immagini. I siti internet enfatizzano una scena: al posto di blocco Mohamed chiede di proseguire, perché doveva consegnare dei gelati. I poliziotti l’avrebbero lasciato passare. Un’altra versione sostiene che invece Mohamed abbia sterzato sul marciapiede e abbia accelerato verso il centro, mentre la folla intanto stava sciamando, dopo la fine dello spettacolo pirotecnico. In realtà, gli analisti della polizia giudiziaria sanno quel che è successo perché hanno a disposizione i video delle decine e decine di telecamere fisse che riprendono i passaggi del camion. In realtà, il problema è un altro: il dispositivo di sicurezza non ha funzionato. Come può un camion passare inosservato oltre il presunto posto di blocco? Il mio amico e collega Leo Sisti era lì. Si è salvato perché è andato via subito dopo la fine dei fuochi, proprio per evitare la confusione della gente. All’incrocio con la rue Meyerbeer, Leo si volta verso il Negresco - il mitico hotel della Belle Epoque - e nota che il posto di blocco non c’è più, proprio per consentire il deflusso.

Mohamed, dunque, ha sfruttato quell’attimo fuggente. Niente polizia, Promenade indifesa. Imbarazzante, ammetterlo. Ormai, il macello. Un camion di 19 tonnellate si scaglia contro la gente. La fa a pezzi. Mohamed cambia due volte direzione: zig zag per massacrare il più possibile. Bambini, madri, giovani. Americani, tedeschi, svizzeri, un ucraino, una russa di vent’anni. E tanti musulmani. Non è una scena di Duel. Il camion di Mohamed fa strage e scempio di corpi. Centinaia di spettatori si tuffano oltre il parapetto del lungomare. Altri scappano nelle vie laterali, padri coi bimbi in spalla, carrozzelle abbandonate, neonati perduti e per fortuna ritrovati. E’ il caos. La polizia cerca di intervenire. Si gioca tutto sul filo dei secondi. Gli agenti sparano. Un civile in motoretta si affianca al camion. Un altro balza sul predellino. Mohammed sfodera la pistola, spara. Tre agenti inseguono il camion, ingaggiano un duello con il killer. Inutile.

La folla è nel panico. Da place Massena, il centro delle manifestazioni nizzarde, arrivano due gruppi di agenti della Compagnia dipartimentale d’intervento. Il camion è crivellato di colpi: più di cinquanta colpiscono la cabina, il parabrezza e il frontale. Mohamed è colpito a morte. L’abbrivio del camion assassino dura comunque altri duecento metri. Quando il camion si arresta, Mohamed è morto, riverso dalla parte del passeggero. Pochi metri oltre l’ingresso principale del fastoso Hotel de la Mèditérranée. Al numero 11 della Promenade: 1700 metri di terrore. E di terrorismo: perché il procuratore Molins non ha dubbi, “sebbene Lahouaiej Bouhlel sia sconosciuto ai nostri servizi di informazione, il suo atto corrisponde agli appelli rivolti dall’Isis”, quelli che incitano i musulmani d’Occidente a colpire gli infedeli. E’ ormai il tempo del terrorismo low cost, qualche giorno fa i servizi francesi - durante un’udienza porte chiuse - aveva messo in guardia le autorità, “ormai bisogna aspettarsi un cambio radicale negli attacchi terroristici, saranno sempre più imprevedibili e gli jihadisti colpiranno come in medio Oriente, utilizzando auto, camion. Soprattutto, sarà sempre più difficile prevenire i lupi solitari contagiati dal virus islamista”.

Sulla spiaggia, davanti alla lunga strisciata della mattanza, c’è un gruppetto di ragazzi di diverse nazionalità: cantano, suonano. Musica afro. Cercano di reagire. E non cadono nella trappola della vendetta per vendetta.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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