Nella testa dell’imparabile kamikaze “fai da te” Debolezza vincente - Non più cellule teleguidate dall’Isis, ma fanatici improvvisati disposti a morire

Terrorismo London

C’è chi lo chiama terrorismo “low cost”. Chi lo ha definito terrorismo “fai-da-te”. Chi, invece, trova nel modus operandi di certi terroristi - per esempio, il 17enne che in Germania, ispirato dalla propaganda dello Jihad, ha ucciso tre passeggeri di un treno con un machete - una recrudescenza degli attacchi “all’arma bianca”, come quelli durante la cosiddetta intifada palestinese “dei coltelli”. In verità, il terrorismo di nuova generazione è più semplice - in apparenza, ma con caratteristiche complesse: è cioè sia ibrido, sia mimetico. Ibrido, perché combina varie tattiche per raggiungere più obiettivi. Mimetico, perché il pericolo può arrivare da qualsiasi parte ed essere portato da chiunque.

Se prima il terrorista e chi lo “teleguidava” usava i social network più diffusi e comuni come strumento essenziale per l’indottrinamento e poi per la rivendicazione spesso post mortem, adesso li evita accuratamente per evitare di essere tracciato. Quindi, sono cambiati i canali di comunicazione: divenuti assai meno identificabili. E sono cambiati anche i metodi di aggregazione: o meglio, è stata accantonata la strategia delle “cellule”, attive o dormienti che fossero. Tutti gli ultimi attentati sono stati compiuti infatti da singole persone, ai quali i media e, di conseguenza, gli inquirenti hanno affibbiato la suggestiva e tenebrosa immagine dei “lupi solitari”. Che utilizzano auto o camion (affittati); che non indossano più cinture esplosive; che se possono, cercano scampo. Lo scorso 19 dicembre scorso, a Berlino, un camion guidato dal tunisino Anis Amri si fionda sul mercatino di Natale della Breitscheidplatz, dove si trova la chiesa della Memoria dedicata al Kaiser Guglielmo. Uccide dodici persone, ne ferisce 56. Poi scappa. Nessuno riesce ad intercettarlo. Sapremo dopo che ha preso il treno, è passato in Francia, è arrivato prima a Torino, poi alla Stazione Centrale di Milano. Da qui, dopo aver fatto qualche telefonata, si è diretto a Sesto San Giovanni dove una pattuglia di poliziotti lo intercetta e lo ammazza. Alle tre di notte del 23 dicembre. Anis Amri non aveva certamente ipotizzato il suicidio: sperava di fuggire in Puglia. Come probabilmente Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, il killer di origine tunisina della Promenade des Anglais di Nizza, nella tragica notte del 14 luglio 2016, pensava di filarsela via, dopo il massacro (87 morti e 302 feriti), perché nel Tir che guidava c’era una bicicletta. E‘ solo un’ipotesi, anche se Mohamed aveva postato in Internet la rivendicazione.

Meno di due mesi fa, alle 9 e 50 di venerdì 3 febbraio, un egiziano di ventinove anni che si chiama Abdallah El-Hamahmy, residente a Dubai, si presenta ad uno degli ingressi che portano al piano sotterraneo del Louvre, dove c’è il frequentatissimo shop del museo, prima dei controlli di sicurezza. Scende le scale. Si è tolto il giaccone, nelle mani impugna due machete. Vede quattro militari del reparto Sentinelle, quelli che pattugliano i siti turistici francesi, gli si avventa contro al grido di “Allahu Akhbar!”, Allah è grande. Un soldato rimane ferito alla testa. Gli altri gli sparano coi fucili. L’attentatore crolla a terra. La sua “missione” è fallita. Davvero?

Il suo gesto fa salire immediatamente la tensione. Che è lo scopo dell’Isis: radicalizzare le democrazie del Vecchio Continente. Polarizzare la società. Incidere sulle dinamiche elettorali. Colpire obiettivi “miscredenti”. Incutere paura. Utilizzando i lupi solitari. Da mesi gli americani cercano di spezzare questo cerchio infernale. Eliminano sistematicamente, i capi della propaganda del Califfato. Il problema, tuttavia, è che centinaia di foreign fighters sono ormai rientrati clandestinamente in Europa. E che - teorizza il sociologo Gérald Bronner - la radicalizzazione si è “mimetizzata”. Nel caso di Londra, si parte da lontano. Negli anni Novanta molti giovani musulmani inglesi hanno rinnegato il liberalismo e la cultura occidentale per abbracciare un Islam fanatico che si è progressivamente estremizzato. Ed individualizzato. Il caso di Khalid Masood.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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