La parabola della morte del “lupo solitario” Senza sacrificio Kamikaze, zainetti, tir e ordigni lungo la strada: uccidere sopravvivendo

Terrorismo

Sempre meno kamikaze, sempre più “lupi solitari” che usano armi ed esplosivi di facile reperibilità e di domestica realizzazione, come le tre bombe carta che sono esplose martedì a Dortmund, ordigni che hanno avuto il loro battesimo prima in Afganistan, fin dai tempi dell’invasione russa, e poi in Iraq. Basta una pentola a pressione: può essere facilmente modificata con materiali che sono facili da procurarsi, ed imbottita di chiodi o bulloni, roba che si può trovare in un qualsiasi ipermercato. E’ la pressure cooker bomb, in gergo militare IED “improvvisato”. Ed economico. La si attiva con un qualsiasi banale dispositivo elettronico: orologio digitale, sveglia, telefono cellulare. Le istruzioni per farsene una? Nell’estate del 2010 la rivista on line Inspire di al-Qaeda mise in rete un articolo firmato dall’ingegnere americano Anwar al-Awlaki coi dettagli e le illustrazioni. Titolo: Make a Bomb in the Kitchen of Your Mom, fatti una bomba nella cucina di tua mamma. Il 15 ottobre del 2015, due di queste micidiali granate caserecce furono piazzate durante la maratona di Boston, causando la morte di tre persone e il ferimento di 260 persone.

L’arsenale del terrorismo islamico in Occidente ha seguito negli ultimi anni una certa evoluzione: dalle cinture e dai giubbotti esplosivi, si è passati agli zainetti (come quello abbandonato nell’atrio dell’aeroporto di Bruxelles, lo scorso anno) e all’uso delle armi da guerra, come i mitra e le pistole reperite nel mercato nero, anche attraverso il cosiddetto deep web (o dark web). Non sono mancati assalti all’arma bianca, alla maniera palestinese, ebbene sconsigliati dai capi del Califfato. Che optavano per auto o camion killer: “Usate i Tir come arma mortale per i crociati”, fu l’appello dell’Isis, “i veicoli sono come coltelli estremamente facili da acquistare, ma diversamente dai coltelli, non fanno sorgere sospetti perché diffusi in tutto il mondo”. E soprattutto seminano più morti.

Sul magazine Rumiyah - la “voce” dell’Isis nel web - lo scorso novembre si spiegava l’efficacia di simile tattica, chiamata dagli esperti di sicurezza vehicle ramming (speronamento e/o investimento veicolare): “Pochi comprendono la mortale capacità dei veicoli a motore di fare un gran numero di vittime se usati nella maniera giusta, come dimostrato a Nizza dall'attacco lanciato dal fratello Mohamed Lahouaiej Bouhel che ha ucciso 86 crociati ferendone altri 434”. E si suggerivano i bersagli: strade affollate, mercati all’aperto, festival, parate, raduni politici. Provocare terrore, alimentare angoscia e insicurezza. Con le bombe carta di martedì a Dortmund, si va oltre: perché è una tecnica che non comporta alcun tipo d’organizzazione, che riduce i rischi legati al traffico, alla produzione e al rifornimento di materiali illegali. E che rende le nostre strade il luogo ideale per nascondere gli ordigni, magari camuffati dentro buste di plastica dei supermercati.

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