Le Pen-Merkel crisi, jihad e paura decidono le urne Tra pochi mesi in Francia e nel Paese più potente dell’Ue elezioni che potrebbero cambiare l’assetto continentale

Terrorismo BERLINO

BERLINO. Sono le otto di una sera gelida. Un Tir Scania blu elettrico con targa polacca di Danzica, ufficialmente in viaggio dalla Polonia diretto in Italia, sta raggiungendo la centralissima piazza Breitescheid, nel quartiere Charlottenburg, uno dei più frequentati dai turisti perché è qui che iniziano le due strade commerciali più famose della capitale tedesca: il Kurfuerstendamm e la Tauentzienstrasse. Il grosso camion procede a luci spente, quasi nessuno se ne accorge. Nella piazza c’è quel che resta della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (“la Chiesa commemorativa dell'Imperatore Guglielmo”): il rudere vuole rappresentare una sorta di monito contro gli orrori delle guerre. L’alto e massiccio campanile superstite incombe sulle bancarelle del tradizionale mercatino di Natale, con le sue vivaci luminarie bianche e blu, le musiche degli organetti, i venditori di dolci e zucchero filante. C’è aria di festa. La gente passeggia tranquilla.

All’improvviso, lo Scania punta diritto al mercatino. Sterza di colpo, sale sul marciapiede del mercatino, si slancia contro la folla, semina morte in ottanta metri. Almeno nove vittime e cinquanta feriti, questo il primo drammatico bilancio. La polizia interviene immediatamente. L’autista tenta la fuga. Nella cabina dello Scania, la polizia rinviene il cadavere di un uomo: un polacco. Forse non c’entra nulla con l’attentato. L’ipotesi del dirottamento è consistente: la ditta di trasporti polacca ha fatto sapere infatti che le comunicazioni con il suo autista si sono interrotte alle sedici, quattro ore prima dell’attentato.

La fuga dell’autista dura poco: lo catturano. Si chiama Ariel Z. Ma la polizia federale tedesca è convinta che l’uomo non fosse solo: c’è un terzo uomo che è riuscito, per il momento, ad eclissarsi. La polizia berlinese rilascia solo una dichiarazione ufficiale: confermando che si tratta di un attentato. Quasi la fotocopia della strage di Nizza, alla festa del 14 luglio, quando un altro camion piombò sulla folla che sfilava lungo la Promenade des Anglais (86 morti). In quell’occasione, nella cabina del Tir c’era un solo terrorista, ucciso alla fine della sua sanguinaria corsa.

A differenza di Nizza, però, arriva la rivendicazione dell’Isis, come annuncia il quotidiano britannico The Sun, l’attentato del camion di Berlino sarebbe stato rivendicato dall’Isis.

Proprio la tempestività della rivendicazione dimostra la pianificazione dell’attentato. Chiaro il messaggio: ci avevate dato per spacciati, invece siamo ancora capaci di destabilizzare la vostra società, i vostri riti “crociati”, ve l’avevamo promesso che avreste passato un terribile Natale. Anche il luogo scelto è estremamente emblematico: il cuore della capitale tedesca, quando mancano pochi mesi alle elezioni e la campagna elettorale è cominciata più aspra che mai. L’attentato è una manna per gli estremisti delle destre nazionaliste e neonaziste, ed è pure un assist per Trump e i trumpisti d’Europa. Il terrorismo islamico non molla la presa, anzi, alza la posta, sfida l’Occidente sul territorio che sino a pochi mesi fa pareva più sicuro e impermeabile alle azioni degli jihadisti. E’ una mossa quasi teatrale, questo tragico commiato di un 2016 che già ci è parso spaventoso e politicamente alla deriva (vedi Brexit, vedi l’incalzare del populismo, vedi la crisi dei migranti, vedi la svolta di Erdogan che volta le spalle a Washington e si getta tra le braccia di Putin). Ed è curiosa la coincidenza temporale tra l’uccisione dell’ambasciatore russo di Ankara e la strage di Berlino, precedute dai recentissimi attentati in Turchia, in Africa, in Giordania (l’altro giorno). Il Califfato ha perso Aleppo ma ha riconquistato Palmira obbligando al ritiro le truppe siriane appoggiate da quelle russe. Con la mossa di Berlino, alla vigilia di Natale - giorno della pace per i cristiani - vuole rassicurare i suoi militanti, e annunciare al mondo che il 2017 sarà, per i nemici del Califfato, un annus horribilis.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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