Dai dirottatori alle bombe, maledizione in volo Psicosi Negli Anni 70 e 80 le gesta dei terroristi arabi, poi l’11 settembre. I jet sono tornati nel mirino

Terrorismo

Khawf, dicono gli arabi. Paura. Paura che il terrore arrivi dal cielo. Che sia con noi, a bordo di uno dei quindici milioni di aerei che ogni anno in tutto il mondo trasportano più di un miliardo e 200milioni di passeggeri. Un tempo, nemmeno tanto remoto, questa paura si accompagnava alla parola dirottamento. Che evocava conseguenze tragiche: i passeggeri in ostaggio, trattative interminabili, ricatti, i blitz delle forze d’assalto che liberavano gli aerei eliminando i terroristi, e, purtroppo, anche qualche sventurato viaggiatore. C’era stata la tragedia di Lockerbie, il 21 dicembre del 1988, a spostare il collimatore del terrorismo: una bomba ad orologeria piazzata a bordo di un aereo della Pan Am (volo Pa 103) da un attentatore libico (su incarico di Gheddafi). Morirono i 259 che stavano nell’aereo e undici abitanti della cittadina scozzese.

E adesso, ecco che il Califfato mira agli aerei dei “crociati occidentali” e del “maiale Putin”, come ha minacciato un combattente Is, in un filmato di rivendicazione. “Se ci tenete alla vita, vi consigliamo di non imbarcarvi sugli aerei di Tunisair a partire dal 15 Chebane dell’Egira” (la data della fuga di Maometto da La Mecca a Medina, il 16 luglio del 622), era stato il monito dell’Is, pubblicizzato tramite Ifriki Media. La Turkish airlines solo quest’anno ha ricevuto quattro minacce di bombe a bordo. A Casablanca, sul serbatoio di un Airbus A320 AirFrance in transito qualcuno a fine luglio ha scritto: “Allah akhbar”, Allah è grande.

Segnali? Tecniche usate per seminare il panico? Fatto sta che appena si è diffusa la notizia del disastro nel Sinai, subito è arrivata la rivendicazione. E la paura ha cominciato a diffondersi. Dubbi: se c’era una bomba, come mai è sfuggita ai controlli? E le complicità? I timori hanno preso corpo, ed è plausibile, dopo lo choc dell’11 settembre. Ma in questi quattordici anni c’erano state le eccezionali e globali misure di sicurezza adottate negli aeroporti a rassicurare i passeggeri, a moderarne i timori, a mitigarne le ansie. La gente aveva accettato senza protestare i nuovi protocolli di controllo, le file, le attese spesso esasperanti. Il costante e progressivo inasprimento delle norme antiterrorismo è diventato parte del nostro modo di viaggiare in aereo. I servizi individuavano - è successo in Inghilterra nel 2006 - chi progettava attentati sugli aerei, insomma, avevamo ripreso a viaggiare sapendo di volare più sicuri. Del resto, fin dal terribile istante in cui il secondo aereo dirottato da al-Qaeda colpiva la torre sud del World Trade Center di Manhattan (a New York erano le 9 e 3 minuti di un mattino terso e luminoso), tutti coloro che avevano visto in diretta tv il velivolo dell’United Airlines incastrarsi nel grattacielo avevano compreso istintivamente che nulla sarebbe stato più come prima. Sapevamo che saremmo piombati in una nuova normalità, permeata di diffidenza. E sospetti.

Ed è su queste ancestrali angosce che subdolamente il Califfato giostra il suo arsenale mediatico. Usa la Bomba Mediatica dopo, forse, aver messo una bomba a bordo. Insinua che è opera sua. Non spiega come. Non serve. La paura è ormai inoculata...e poi c’è la Cnn che cita fonti anonime dell’intelligence Usa, tutte concordi nell’attribuire l’esplosione del velivolo ad una bomba. E ieri mattina, arroventa il fuoco una drammatica nota ufficiale di Downing Street. Il premier britannico annuncia che il Regno Unito sospende tutti i suoi voli sul Sinai, decisione dettata dalla cautela e dalla prudenza. Potrebbe infatti essere stato un “ordigno esplosivo” a far schiantare l’Airbus 321. Opinione fieramente contestata dalle autorità egiziane la cui commissione investigativa, secondo il sito al-Masry Al-Youm, avrebbe riscontrato l’esplosione di un motore, grazie ai dati di una delle due scatole nere. I russi temono l’ondata di panico: per loro, in quei dati ci sarebbe la prova di un’avaria e non di una bomba, che invece farebbe politicamente comodo agli americani.

Nel dubbio, parecchie compagnie aeree hanno imitato la British Airways, come Air France, Lufthansa, Klm, Thomas Cook, Thompson Airways, EasyJet. Di fatto mettono in discussione la capacità del governo egiziano di garantire le norme di sicurezza internazionali negli aeroporti, soprattutto in una regione, dove spadroneggia il gruppo jihadista di Beyt al Maqqdis che nel 2014 ha aderito allo Stato Islamico. Londra rischia una crisi diplomatica con l’Egitto. I turisti non vogliono giocare a questo torbido Risiko del Sinai Park.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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