Preghiera e paura il Molenbeekistan invoca solidarietà

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Molenbeekistan

Il sole scaccia la pioggia e il vento le nubi plumbee. Lontano, il suono prolungato delle sirene: la colonna sonora di Bruxelles, ormai. Vedi cupezza negli occhi della gente di Molenbeek. Ancora un blitz. Ancora spari. Arresti. Angoscia. Poco importa se succede in un’altra zona, a Schaerbeck stavolta. La cronaca è implacabile: viene qui con passo silenzioso. Presenta il conto morale. L’ottusa coerenza jihadista dei kamikaze che vivevano e si nascondevano in questo quartiere è pagata dai suoi centomila abitanti. Questo dicono gli sguardi dei fedeli, all’ingresso della moschea Attadamoune che in arabo vuol dire “solidarietà”, al 36 di rue des Étangs Noires.

Prima di entrare nella musalla, il luogo della preghiera, offrono datteri. Latte di capra. Aranciata. Acqua “Cristallin”. L’ospitalità è un dettame coranico. Ainsi Jamal Habbachich, il presidente delle sedici moschee di Molenbeek accoglie 2 fotografi e 5 giornalisti, lo affianca Salah Echallaoui, presidente dell’esecutivo dei musulmani belgi, viene da Liegi.

La musalla ha il soffitto basso, l’entrata è in direzione della Mecca. Dopo le preghiere, viene il momento del sermone. La voce dello sceicco Hassani Abdelhadi, imam della moschea, si fa severa. Ha recitato la prima sura del Corano, al-Fatiha, la Aprente, preceduta con la formula contro il Male: “Mi rifugio in Allah dal diavolo il lapidato”. Alle sue spalle, un orologio a cristalli liquidi scandisce i tempi rituali. Per i musulmani, questo venerdì 25 marzo 2016 è il 15 Jumada t-Tania del 1437. Sono le 13 e 30. Quando affronta il sesto versetto della Aprente (“Guidaci alla diritta via”) molti fedeli lo ripetono sottovoce, al settimo (“la via di quelli che hai colmato di grazia, non quelli che ti fanno adirare, non quelli che errano”) annuiscono vistosamente. Ci tengono a far capire che dissentono dagli “ignoranti, dai vigliacchi, dai criminali” che hanno disonorato la comunità musulmana di Molenbeek coi loro sanguinosi attentati.

È come se dicessero: signori giornalisti, ascoltate attentamente le parole della nostra guida spirituale, che sono anche le nostre: c’è la ferma condanna della violenza, la compassione per le famiglie delle vittime, il rifiuto della radicalizzazione.

E in effetti, non ci sono ambiguità nel sermone dell’imam: “Immaginate dei criminali, dei terroristi che uccidono decine e centinaia di esseri umani. Che terribile sorte nostro Signore riserva loro: Allah vieta in tutti i libri santi – la Torah, il Vangelo e il Corano – il crimine, l’ingiustizia e il terrore. Tutte le leggi universali, le filosofie vietano il crimine e l’ingiustizia”. E un minuto dopo: “Il Profeta della Misericordia ci insegna che la nostra fede islamica è lontana da interpretazioni e strumentalizzazioni del testo coranico”. Rivendica che quella di Molenbeek è una comunità “dal giusto equilibrio, senza eccessi, senza violenza.

Gli atti degli ignoranti dei barbari e dei criminali non fanno parte della nostra fede. È tempo di alzarci come un sol uomo contro questo pericolo e questa barbarie che minacciano il nostro paese, la nostra sicurezza e i nostri valori civili di libertà, di giustizia e di pace sociale”.

Siamo musulmani. Ma siamo anche belgi: “Domandiamo ad Allah di proteggere il Belgio che ci è molto caro contro ogni minaccia e contro tutti i nostri nemici, qualsiasi sia la loro origine e le loro motivazioni”. E conclude: “Dobbiamo superare questa dura prova, ricominciare a ristabilire pace e fiducia tra le nostre comunità, ricostruire di nuovo insieme una gioia di vivere e una pace sociale nel rispetto, nell’amore, nella fratellanza e nella solidarietà”. Difficile fraintendere. I problemi dell’emarginazione, della povertà, della disoccupazione non devono diventare l’alibi dei terroristi: “Noi condanniamo con la massima fermezza e senza riserve il terrorismo, gli atti barbari e selvaggi commessi contro i nostri concittadini, Siamo contro ogni forma di terrorismo”, è il messaggio ufficiale letto in tutte le moschee belghe, “poco importa da dove viene e i suoi motivi”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

GUARDA ANCHE

Fischi in carcere: “Salah perché non ti sei ucciso?” 29/4/2016


Continua a leggere

Preso “Brioche”: ha terrorizzato Parigi e Bruxelles 9/4/2016


Continua a leggere

La maledizione di Molenbeek 3/4/2016


Continua a leggere

La “fiction” jihadista: far saltare tutta Bruxelles 31/3/2016


Continua a leggere