L’ultima beffa e gli allarmi inascoltati: colabrodo belga Le forze di sicurezza si sono dimostrate incapaci di seguire e fermare le cellule islamiche che dopo aver compiuto gli attentati in Francia sono tornate a colpire

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Bruxelles

La mattanza di Bruxelles poteva forse essere evitata. Se le piste degli inquirenti belgi verranno confermate si scoprirà che a colpire nella capitale sono stati elementi che fanno parte delle cellule frequentate da Salah Abdeslam, a iniziare dai fratelli el-Bakraoui, che sarebbero i due kamikaze dell’aeroporto Zaventem. Quel che è certo è che la capitale belga si è dimostrata il colabrodo d’Europa, un bersaglio facile e indifeso.

Che cosa non ha funzionato, a livello d’indagini, nelle già criticate e bucherellate inchieste belghe sul terrorismo? C’era persino lo “stato d’allerta” di livello 3: in teoria dovrebbe servire a garantire una certa sicurezza nei luoghi pubblici più a rischio (stazioni, aeroporti e metro). Stavolta, ci sono pure le aggravanti, per non dire la recidività: i servizi sapevano che i jihadisti tramavano qualcosa ed era dannatamente vicino.

Il Dipartimento di Stato americano, a inizio marzo, aveva messo in guardia le sue ambasciate europee, inclusa quella russa, come aveva specificato William Stevens, portavoce dell’ambasciata a Mosca “in merito a possibili attentati terroristici”, invitando i cittadini americani a evitare i posti potenzialmente pericolosi. Di solito i warning Usa sono basati su informazioni incrociate dagli analisti della Cia e delle varie intelligence americane.

C’erano state parecchie inquietanti segnalazioni di varia origine rimbalzate sul web: tutte andavano nella stessa direzione. Seguivano un’onda più grossa, ma remota, indecifrabile. L’onda grossa era un monito: “Il 20 marzo preparatevi per i disastri”, frase mica tanto sibillina. Però incocciava con un altro avviso che riportava la stessa data ma specificava l’obiettivo: “Copriremo la Turchia di sangue”. Pensando che la cosa non riguardasse il Belgio, l’allarme è stato sottovalutato.

E poi, il 20 si era nell’euforia dell’arresto di Salah, le congratulazioni di tutto il mondo, la certezza che se Salah vuotava il sacco – come starebbe facendo, secondo quel che ha detto ieri il suo avvocato – l’incubo sarebbe finito. A ben interpretare tutte le tessere del puzzle (la stessa parola del premier Michel) si potevano individuare le avvisaglie di una tempesta. Più che l’arresto di Salah Abdeslam, l’Isis avrebbe potuto vendicare la sua resa. La collaborazione dell’ex Primula Islam.

È un punto assai controverso. È vero che la cattura di Salah, “pietra angolare dell’inchiesta” come detto dalla Procura di Bruxelles, potrebbe aprire “prospettive inedite” nella guerra contro il terrorismo. Nel corso della sua lunga fuga, Salah vorrebbe farci credere che ha progressivamente abbandonato la lotta armata. Ora vuole collaborare. Quindi, è un pentito. Come mai, allora, non ha avvisato l’antiterrorismo che ci sarebbero stati degli attentati, imminenti? Forse non lo sapeva: forse la sua latitanza lo ha emarginato dalla rete dell’Isis. O meglio: ne è stato prudentemente allontanato. Era “bruciato”. Nei 4 mesi di fuga la polizia belga e quella francese hanno compiuto a colpo sicuro più di cento perquisizioni e decine di arresti. È possibile che Salah sia stato lasciato libero per individuare covi, armi e membri della sua cellula; per risalire ai contatti in Olanda e Germania (come è stato appurato). Ma le cellule della Jihad agiscono in piena autonomia, senza interconnessioni. Il burattinaio che le dirige sta in Siria, o in Iraq, dove c’è lo Stato Islamico.

È presumibile che Salah abbia già detto come vengono reclutati i kamikaze. Chi li addestra. Chi assembla le cinture esplosive (l’“artificiere” latitante potrebbe essere Najim Laachraoui, che sui documenti falsi appariva come Soufiane Kayal). I soldi. Ma gli attentati di ieri non sono la risposta alla sua delazione. Sono, al contrario, un gesto arrogante: non potete fermarci, siamo ovunque e colpiamo quando vogliamo. In fondo, quello che si legge nella dettagliata rivendicazione firmata Isis, giunta via web: “Combattenti hanno effettuato una serie di attacchi con cinture esplosive e ordigni nel paese che partecipa alla coalizione internazionale contro lo Stato Islamico”.

Un momento nero, un momento di tragedia, ha deplorato il premier Michel che ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale. Un momento in cui tutti dobbiamo reagire, ha detto Hollande, “questa è una minaccia globale alla quale bisogna rispondere globalmente”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

GUARDA ANCHE

Fischi in carcere: “Salah perché non ti sei ucciso?” 29/4/2016


Continua a leggere

Preso “Brioche”: ha terrorizzato Parigi e Bruxelles 9/4/2016


Continua a leggere

La maledizione di Molenbeek 3/4/2016


Continua a leggere

La “fiction” jihadista: far saltare tutta Bruxelles 31/3/2016


Continua a leggere