I due fratelli kamikaze e l’attacco in nome di Salah

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Zavantem

Zavantem, 17 chilometri dal centro di Bruxelles. È il 7° scalo europeo per traffico passeggeri. Sono le 8 e 03 del mattino. Un commando di almeno tre persone si dirige verso la sala delle partenze. Fingono di essere passeggeri diretti a New York, le loro valigie celano ordigni resi più letali da chiodi e pezzi di ferro. Puntano i check-in dell’American airlines e della Bruxelles airlines. Si registrano per i voli: sono le 8 e 10. All’improvviso, uno dei terroristi urla in arabo, tira fuori un kalashnikov Ak-47 ed esplode una raffica. Poi, si fa esplodere. Pochi secondi dopo la scena si ripete qualche metro accanto. L’esplosione è più forte. Le pareti, ricoperte di lamiere, e i soffitti della sala partenze si sbriciolano. Una nuvola di polvere offusca tutto. La gente grida, scappa, afferra se può le valigie e sciama fuori calpestandosi. Dentro, intanto, il terzo kamikaze non riesce a far detonare la sua cintura che abbandona insieme alle armi. Fugge, mescolandosi tra la folla in preda al panico. Il bilancio: 14 morti, oltre cento feriti.

La metropolitana. Stazione di Maalbeek, linea 1. Ore 9 e 11. Arriva un convoglio. A poche decine di metri dalla pensilina della stazione, la prima vettura salta per aria. Un altro kamikaze. La galleria piomba nel buio. La gente delle altre carrozze spacca i vetri, fugge avvolta in una nuvola di polvere. I bambini piangono, centinaia di passeggeri scioccati cercano di raggiungere le due stazioni più vicine, Arst-Loi Kunst-Wet e Schuman. Il bilancio è ancor più grave: 20 morti, 150 feriti. I superstiti sbucano in superficie.

Bruxelles è nel caos, le sirene stordiscono la città. Gli abitanti sono invitati a restare a casa o in ufficio. Le scuole sgombrate. Fermi treni, tram e autobus. Evacuata l’Università Libera di Bruxelles. Ogni attività è paralizzata. Bruxelles diventa ancora una volta città fantasma.

I terroristi. Le telecamere di videosorveglianza a Zaventem mostrano due terroristi coi loro carrelli. Coprono i detonatori con un guanto nero sulla mano sinistra. Un terzo, senza guanti, spinge il carrello dove è posato un borsone nero. Dentro, la bomba. I primi due indossano maglioni scuri, il terzo una giacchetta chiara. Sulla testa, un cappello. La polizia ha messo in Rete la foto: “Qui reconnait cet homme?”. Lo riconoscete?

I due in nero sarebbero i fratelli Khalid e Ibrahim-el Bakraoui, ex criminali arruolati nel jihad, nel giro di Salah Abdeslam, e ricercati da giorni. Si nascondevano nei covi in cui stava Salah. All’identificazione hanno contribuito i servizi marocchini. Del “gruppo Salah” restano latitanti Mohamed Abrimi e Najim Laachraoui, che si sono eclissati sfuggendo ai due blitz della settimana scorsa.

I luoghi e gli scopi. L’aeroporto è il luogo dei viaggi. Colpendolo, si è voluto diffondere paura, insicurezza: sappiate che voi occidentali dovrete convivere con quest’angoscia. La stazione della metropolitana di Maalbeek, invece, si trova nel quartiere delle “Istituzioni”, dove c’è il centro decisionale dell’Unione europea. Colpevole dell’accordo sui migranti con la Turchia. Un obiettivo politico. Una sfida all’Europa. Paradossalmente, gli attentati rivendicati dall’Isis stanno compattando, almeno sul fronte della sicurezza, l’Europa riluttante e divisa dall’emergenza profughi. Tuttavia, i morti di Bruxelles alimenteranno paura degli “altri”, xenofobia e spinte populiste. La giovane Marion Maréchal Le Pen ha già detto che se fossero state adottate le misure proposte dal Front National, non ci sarebbero stati i morti del 13 novembre. Ma i kamikaze hanno colpito anche, indirettamente, il “santuario” radicale islamico di Bruxelles.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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