La “fiction” jihadista: far saltare tutta Bruxelles

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Schaerbeek

Flashback. 22 marzo, ore 11. Municipalità di Schaerbeek, rue Max Roos numero 29, terzo piano. La polizia irrompe in un piccolo appartamento di due locali, una cucina con balconcino e bagno: trova 15 chili di esplosivo di tipo Tapt (lo stesso usato negli attentati di Parigi del 13 novembre), 150 litri di acetone, 30 di acqua ossigenata, detonatori, una valigia zeppa di bulloni e chiodi e altro materiale destinato a confezionare delle bombe. Significa che i terroristi avevano in mente di compiere altri attentati. Ma dove? Contro chi? Quella perquisizione si sta rivelando il vaso di Pandora del “progetto jihad” contro il Belgio.

Nel mirino dei terroristi non c’erano solo centrali nucleari o stazioni ferroviarie. Bensì uomini e siti istituzionali. A cominciare dal primo ministro belga Charles Michel: proprio come nel film che si sta girando in queste ore a Bruxelles e che si intitola De Premier, diretto da Erik Van Looy. Ma i terroristi volevano far saltare anche il Senato. E la Camera. A suffragarlo, indirizzi, mappe: tutto ben nascosto nei files del computer portatile appartenuto a Ibrahim al-Bakaraoui, uno dei due kamikaze dell’aeroporto di Zaventem. Lo stesso computer in cui il terrorista aveva lasciato una sorta di “testamento”, come disse il procuratore federale del Re, Frédéric van Leeuw, “dove il jihadista confessava di non sapere cosa fare…”, e sembrava una frase fine a se stessa, anche se appariva ambigua, isolata così, nel contesto di una vigilia da kamikaze. Di solito, chi si fa saltare lascia messaggi orgogliosi, invoca Allah, pensa di essere destinato, col martirio, al paradiso islamico. Sappiamo oggi che quella frase alludeva probabilmente alla scelta degli obiettivi. Gli esperti dell’Fbi – la loro collaborazione è stata confermata ieri dalla Procura – hanno recuperato infatti i piani della cellula terroristica. Con l’indirizzo dell’ufficio di Charles Michel, al 16 di rue de la Loi, un palazzo in stile neoclassico, dal 1944 sede ufficiale del governo federale.

E quello della residenza, al numero 1 di rue Lambermont, dove il premier abita dall’11 ottobre del 2014 (quando è entrato in carica). Christine Defraigne, presidente del Senato, e Siegfried Bracke, presidente della Camera, hanno confermato di aver ricevuto informazioni “su una minaccia terrorista mirata al Parlamento e al Senato”, ma la Defraigne non ha poi saputo o non ha potuto dire se questa minaccia terrorista fosse frutto delle scoperte fatte nel materiale informatico recuperato a Schaerbeek o se è stato frutto di altre indagini. Di certo, un’accelerata alle indagini – danneggiate dal “disfunzionamento” dell’inchiesta – l’hanno data i dodici uomini inviati dall’Fbi, coordinati da un funzionario del Dipartimento di Stato. Non a caso la Cnn – evidentemente sfruttando buoni agganci con l’Fbi – rivela che ci sono ancora otto terroristi in fuga, compreso il misterioso “uomo col cappello nero”, tre dei quali dovrebbero nascondersi in Olanda, Svezia e Germania.

Trapelano un paio di nomi: Naim A, siriano di 28 anni e Yoni Patrick M. di 25, belga di origine maliana, partito nel 2013 per la Siria, ritornato in Belgio, arrestato e poi rilasciato; nel gennaio dell’anno dopo è tornato in Siria assieme ad Abdelhamid Abaaoud, la “mente” del 13 novembre.

In quel viaggio Abaaoud si era portato dietro il fratellino minore Younes, che poi aveva esibito in alcuni video postati in Rete. La matassa del Belgistan è sempre più arruffata.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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