La minaccia atomica nel Paese fantasma. “Pedinavano dirigente di un mini-reattore”

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Doel

DOEL (Anversa). Sembra un film sugli zombie. Doel è un paese fantasma. Fiandre occidentali. L’Olanda a poche centinaia di metri. Case abbandonate, villette in disfacimento. Murales ovunque, il festival dei graffiti. Un distretto di squatter senza squatter. Lungo il terrapieno dell’argine - l’estuario della Schelda, il gigantesco porto di Anversa - su un muro campeggia la scritta in rosso “Allah akbar!”. Accompagna il disegno di un diavolo. Più avanti, un mulino diventato bar. Ora è chiuso. Dietro, i profili giganteschi delle torri di raffreddamento di una centrale nucleare. Anni fa il governo ha evacuato Doel, perché voleva ampliare il porto. Quasi tutti i 900 abitanti se ne sono andati via, dopo lotte e proteste, con indennizzi che non gli permettevano di comprare abitazioni come quelle costretti a lasciare. Sono rimasti in venticinque. Tengono duro. Come Sheila che gestisce il caffé taverna Doel 5, davanti a Parkstraat. Qui vengono, finito il turno di lavoro, gli addetti della centrale. Ma da tre giorni, sono molto meno del solito. Come mai? C’entrano gli attentati di Bruxelles? Sì, ma non lo si dice. Dentro la centrale ci sono settanta militari. Dal 17 febbraio. Ma non te lo dicono. Stanno lì per garantirne la sicurezza. Da chi? Anche su questo, il riserbo è totale. Martedì, il giorno della mattanza, hanno mandato a casa tutti i dipendenti tranne quelli che servono per garantire l’operatività dell’impianto. Pure il giorno dopo. Oggi funziona a regime di week-end. Davanti all’ingresso principale staziona un van della polizia. Un altro è sempre in movimento, attorno al perimetro della centrale. Nessuno rilascia dichiarazioni. Una funzionaria fornisce il numero di telefono dell’Agenzia Federale del Controllo Nucleare. Aveva comunque detto che “non abbiamo nulla a che fare con la minaccia dei terroristi. Seguivano un dirigente del Centro di Studi dell’energia nucleare di Dessel”. Davvero? Anche questa storia (belga) è come la cipolla di Guenther Grass: ad ogni domanda c’è sempre una risposta diversa. E bugiarda. Il Belgio ha due centrali nucleari. L’altra è in Vallonia, nei pressi del villaggio di Tihange. Anche lì ci sono 70 soldati. I fratelli kamikaze Ibrahim e Khalid al-Bakraoui avrebbero avuto intenzione di colpirne una: lo comproverebbe un video scovato a dicembre durante la perquisizione a casa di Mohamed Bakkali, uno dei sospetti degli attentati di Parigi (lo difende l’avvocato Sébastien Courtoy). Dieci ore di riprese clandestine ai danni di un dirigente del direttore del programma di ricerca e sviluppo nucleare belga: pedinato e filmato. La conclusione degli investigatori è stata drammatica: la Jihad punta a mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Quale obiettivo più clamoroso di una centrale atomica? Soprattutto, se la centrale è davanti ad Anversa, cuore economico del Belgio. Dove vive una influente comunità di ebrei, che controllano il mercato dei diamanti. Se a Parigi avevano colpito il Bataclan perché storicamente era una sala da ballo gestita da un’antica famiglia semita, perché non immaginare un bersaglio ancor più ambizioso. Gettare nel panico una nazione intera. Sperare in una Chernobyl jihadista. Anche se tecnicamente sarebbe stato impossibile attaccare una centrale dall’esterno. Non a caso, sono state prese alcune precauzioni: per esempio, nessuno può portare uno smartphone dentro gli impianti, solo telefonini di vecchia generazione senza telecamere. L’ordine è il silenzio. Nessuna informazione deve uscire fuori dall’impianto. Addirittura, circola la voce che un operaio musulmano abbia gridato: “Salah akbar!”, inneggiando all’ex Primula Islam. L’hanno cacciato immediatamente. Quanto al dirigente di Dessel, la cosa è assai più delicata: in quell’area (mille ettari, 1600 addetti) si concentrano le attività delle imprese nucleari belghe. Il direttore del Centro Studi dell’energia nucleare (Sck-Cen di Mol) spiato dai fratelli al- Bakraoui è a capo di una struttura che comprende tre reattori nucleari sperimentali e che sta sviluppando interessanti sistemi di smantellamento delle scorie nucleari. Il BR-3, reattore ad acqua pressurizzata, progettato dalla Westinghouse Electric, è stato il primo costruito non in territorio americano. E’ stato scelto nel 1989 dalla Commissione europea come progetto-pilota di smantellamento, con tutta una serie di sviluppi tecnico-scientifici da primato. Questo, probabilmente, era il vero obiettivo dei terroristi. Le autorità belghe temono che qualcun altro stia portando avanti il diabolico piano degli al-Bakraoui. Nel frattempo, madame Sheila ci invita a lasciare il bar: “Chiudo presto”. Perché? “Per terrorismo”.

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