Belgio stremato, Pasqua di paura e accuse incrociate Polizia contro il ministro Jambon: “Scaricabarile vergognoso”. Antiterrorismo allo sbando. Annullata marcia a Bruxelles, tensione attorno alle centrali nucleari

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Bruxelles

Niente marcia oggi a Bruxelles per ricordare le vittime degli attentati di martedì scorso. Paura, forse, di un colpo di coda di quel che resta della filiera terrorista di Salah Abdeslam e Abdelhamid Abaaoud, il “regista” delle stragi di Parigi, il maledetto venerdì 13 novembre scorso. Il ministro dell’Interno, Jan Jambon, e il borgomastro di Bruxelles, Yvan Mayeur, hanno convocato in fretta e furia nel primo pomeriggio di ieri una conferenza stampa per invitare la gente “a non manifestare domani” e rinviare tutto più tardi, fra qualche settimana: “Comprendiamo l’emozione della popolazione, ma adesso la priorità assoluta è il lavoro dei nostri poliziotti, mobilitati per le inchieste. Vogliamo che la manifestazione si svolga nelle migliori condizioni”, ha aggiunto Mayeur.

La manifestazione era stata convocata aprendo una pagina speciale su Facebook dall’Esercito dei colori e da Prayforbelgium, il tam-tam del web era approdato sui media (alcuni giornali ieri avevano in allegato manifesti del tricolore nazionale e adesivi con su scritto “I love Belgium”). Pure gli imam di Bruxelles avevano aderito. Il corteo si doveva muovere oggi alle 14, una Pasqua all’insegna del dolore e del sacrificio (quello delle vittime, quello dei parenti delle vittime).

L’assembramento della partenza era previsto in piazza della Borsa, diventata il luogo della memoria e della solidarietà, il posto dove chi vuole lascia una testimonianza scritta o un mazzo di fiori, o semplicemente va lì per ricordare le vittime e per condannare il terrorismo, ma anche la xenofobia, i populismi e gli estremismi.

Il pellegrinaggio in piazza della Borsa ricorda la dolente partecipazione di tanti anni fa alla Marche Blanche dei genitori belgi per condannare non solo le atrocità del pedofilo Dutroux, ma soprattutto l’incuria delle indagini (la mancata perquisizione della cantina di Dutroux) e le connivenze.

Proprio ieri sera c’è stata l’ultima recita de Le Grand Cirque al teatro KVS, spettacolo in cui si ripercorre la tragica vicenda e tutta “la merda attorno”, come ricorda l’autore francese d’origine algerina Mohamed Kacimi. Quello che oggi si chiama pudicamente il “disfunzionamento”. Dei servizi di sicurezza. Delle varie polizie. Dei magistrati. Come oggi. È probabile che il governo abbia preferito evitare che il corteo si trasformasse in una sorta di j’accuse contro il maldestro iniziale andamento delle indagini e la cattiva gestione degli interrogatori, soprattutto quelli di Salah Abdeslam. Suscita indignazione il fatto che sia stato sentito da tre diversi giudici per appena due ore, dopo il suo arresto del 18 marzo: interrogatori sommari, infarciti di incoerenze. I magistrati non sono stati all’altezza, per assoluta mancanza d’esperienza specifica, di cavargli indicazioni utili per neutralizzare i complici e forse d’impedire gli attentati del 22 marzo. Il ministro Jambon ha scaricato le responsabilità alla polizia, e questo non è stato gradito dagli uomini dell’antiterrorismo. Gli stessi sindacati di polizia sono sul piede di guerra contro il governo. È il caos. Sono tanti i peccati capitali dell’inchiesta. Tanto che c’è già un’inchiesta sull’inchiesta. Per esempio, dal 7 dicembre, come dimostra un documento della polizia di Malines che l’aveva segnalato, la polizia conosceva l’indirizzo del nascondiglio di Salah, al “79 rue des Quatre Vents”, dove poi è stato catturato. Il rapporto non è stato trasmesso al team dell’antiterrorismo.

Ora il Comitato parlamentare d’inchiesta P cercherà di appurare chi ha sbagliato: “L’unità antiterrorismo belga è in stato di decomposizione”, è la sintesi del suo ultimo rapporto. Non è in grado di verificare, analizzare e filtrare la massa delle informazioni che le arrivano. Così, tra le tante notizie, passa in ultimo piano quella – inquietante – di un addetto della sicurezza nucleare trovato ucciso a Charleroi, giovedì sera. Gli hanno rubato il badge. Le autorità si sono affannate a ridimensionare l’episodio, a dire che il terrorismo non c’entra. Non è stato invece smentito il fatto, riportato dal New York Times, che sono stati ritirati i badge di accesso di tutto il personale non essenziale al funzionamento delle due centrali nucleari belghe di Doel (situata nelle Fiandre a nord di Anversa e dotata di quattro reattori) e Tihange (a Huy in Vallonia, con tre reattori). Lo stesso Ny Timesrilancia l’ipotesi, già circolata, del rischio di una ‘bomba sporca’ ottenuta con le scorie nucleari delle centrali belghe, troppo facili da infiltrare. Quello di sottovalutare è un vizio belga, troppo belga.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

GUARDA ANCHE

Fischi in carcere: “Salah perché non ti sei ucciso?” 29/4/2016


Continua a leggere

Preso “Brioche”: ha terrorizzato Parigi e Bruxelles 9/4/2016


Continua a leggere

La maledizione di Molenbeek 3/4/2016


Continua a leggere

La “fiction” jihadista: far saltare tutta Bruxelles 31/3/2016


Continua a leggere