Attacco jihad al Capitale: quattro miliardi di danni

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro Bruxelles

Per fargliela pagare cara, ai “crociati” belgi che fanno parte della coalizione internazionale contro il Califfato, gli scellerati kamikaze del Molenbeekstan sono stati indubbiamente perniciosi, ed è dir poco, assai poco. I loro attentati hanno provocato la drammatica e irreparabile perdita di 31 vite umane e 300 feriti, ogni persona uccisa così è una sconfitta di tutti noi, un crac irreparabile nel bilancio dell’umanità. Con 50 mila euro (comprese le location) i quattro terroristi hanno inoltre causato danni materiali colossali. Incalcolabili quelli psicologici. sia direttamente sia soprattutto indirettamente: che è poi uno degli obiettivi perseguiti dal jihad anti-occidentale. Minare l’economia. Scardinare il turismo. Distruggere le infrastrutture. Una parola racchiude tutto: destabilizzare.

E in effetti, i contraccolpi degli attentati sono sotto gli occhi di tutto il mondo. Politici: come indicano le dimissioni in massa dei ministri, ieri, rigettate dal premier Charles Michel. Economici: la Capitale belga è andata in tilt, ha accusato l’uppercut terrorista. Per ora si è messa all’angolo, per tentare di reagire. Come ha fatto la finanza: la Borsa, il martedì fatale, ha avuto inizialmente un calo ma poi si è ripresa, sino ad andare in segno positivo, sia pure minimo: +0,1%. Che è come una vittoria morale, il segnale che i poteri forti del Paese non si arrendono: “È stato l’attacco più virulento dopo la Seconda guerra mondiale”, quando i tedeschi invasero il Belgio fregandosene della loro neutralità.

Un osservatore superficiale, magari intrappolato in uno degli innumerevoli ingorghi che hanno reso assassino il traffico di ieri, potrebbe trarre una conclusione affrettata: Bruxelles ha ripreso la sua normalità, vuol dire che supereranno in fretta questo tornante della loro storia. Gli amici belgi mi dicono: “Ci hanno assestato un colpo quasi da ko”, la metafora pugilistica ritorna spesso nei discorsi della gente. Perché sanno che dietro le apparenze c’è la realtà dei conti: in questo gli accorti belgi hanno una notevole reputazione. Le prime stime, infatti, parlano di un danno complessivo pari a non meno di 4 miliardi di euro, lo 0,9% del Pil nazionale (il 37° del mondo). Sono cifre per il momento teoriche, ma non distanti da quelle calcolate per i danni degli attacchi di novembre a Parigi: allora i miliardi “bruciati” furono 2. Però, si comincia a scrivere l’inventario. L’aeroporto resterà chiuso ancora qualche giorno. Tanto per capirci, solo la Brussels Airlines ha dovuto annullare i voli di mercoledì 23 marzo, ossia 23mila passeggeri rimandati indietro. Si teme il collasso: le alternative sono Charleroi, Liegi, Ostenda. Aeroporti minori, non in grado di sostenere il traffico della capitale. JetAirFly vi ha dirottato martedì 28 mila clienti. Zaventem era il 7° scalo d’Europa, puntava a diventare il 6°, rischia di precipitare indietro.

I danni materiali subiti dalla metropolitana sono cospicui, si parla di cento milioni di euro (solo un vagone costa 10milioni). Il disastro vero lo misurano gli albergatori: i loro hotel sono vuoti, nonostante i ribassi siano del 50-70 per cento. Già a novembre e dicembre la crisi aveva morso i bilanci, dopo i giorni della città deserta presidiata dall’esercito e la paura degli attentati come a Parigi: il crollo delle prenotazioni, proprio a ridosso di Pasqua, è una iattura. Il turismo è la prima risorsa della città. Pure i ristoranti hanno subìto un calo del cinquanta per cento. Il mercato immobiliare è sempre più depresso: Molenbeek guida la classifica delle occasioni. Ma chi vuole andare a vivere nel bastione del jihad?

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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