Preso “Brioche”: ha terrorizzato Parigi e Bruxelles

Attentati Bruxelles. Bombe in aeroporto e metro

Mohamed Abrini, l’amico d’infanzia di Salah Abdeslam e ultimo super ricercato degli attentati di Parigi del 13 novembre, è stato arrestato ieri pomeriggio ad Anderlecht, sobborgo di Bruxelles. Con lui, nelle maglie dell’antiterrorismo è finito anche Osama Krayem, 28 anni, ritenuto complice di Khalid al Bakhraoui, il kamikaze della stazione metro Maelbeck, un cittadino svedese, tornato dalla Siria nel 2015, rientrato in Europa passando con documenti falsi dall’isola greca di Leros; è stato lui – ha confermato la Procura – ad acquistare i borsoni a City2 usati per gli attentati. Tracce del suo Dna sarebbero state ritrovate, insieme a quelle di Abrini, nell’appartamento di rue Max Roos a Schaerbeek, dal quale partirono i kamikaze di Bruxelles. In manette c’è anche Abu Amri, nome ignoto sinora: sarebbe addirittura il “cervello” che ha pilotato gli attacchi di Bruxelles del 22 marzo scorso.

Il quadro dell’operazione condotta ieri nella capitale belga è ancora poco definito, ma è una buona notizia, finalmente, se pensiamo alla frammentazione degli apparati di sicurezza belgi, alle problematiche fra sei strutture di Stato spesso in competizione fra di loro, agli smacchi subiti negli ultimi tempi. Segno che qualcosa sta cambiando. Che le sinergie fra i servizi fiamminghi e valloni, coadiuvati da quelli francesi e marocchini, cominciano ad essere producenti, dopo le virulenti polemiche delle scorse settimane. E che, forse, la “collaborazione” di Salah inizia a dar frutti.

Si chiarirà soprattutto il ruolo di Abrini – se è lui l’uomo con il cappello assieme agli altri kamikaze fotografati all’aeroporto Zaventem – soprannominato “Brioche” per avere lavorato in una panetteria poi fallita. Personaggio per certi aspetti contraddittorio, sconcertante: precedenti di ladruncolo, scippatore, danneggiamenti e detenzione di droga. Sino a quando non fa il salto di qualità. Gli attribuiscono un colpo da 200 mila Euro. Ama i quattrini, la bella vita. Come parecchi della cellula di Moelenbeek. Ma poi, c’è il lato dark, quello che lo accosta al terrorismo. Suo fratello minore Suleymane aveva raggiunto lo Stato Islamico nel gennaio del 2014 per morire otto mesi dopo. Combatteva nell’unità di Abdelhamid Abaaoud, la presunta “mente” degli attentati di Parigi. Pure Mohamed è sospettato di essere andato in Siria, passando dalla Turchia, che è l’itinerario base di chi vuole l’Isis. E tuttavia, chi lo ha conosciuto, non lo ha mai sentito parlare di religione, tantomeno di radicalizzazione. Sul piano induttivo, i dubbi sono pochi. Abrini, 31 anni (è nato il 27 dicembre del 1984), è belga-marocchino di Moelenbeek, il bastione del jihad franco-belga. Dove si è radicata la più temibile cellula terroristica d’Europa. Il Belgio è lo stato europeo che ha fornito al Califfato il numero più alto di foreign fighters: più della metà sono originari di Moelenbeek.

Il primo indizio del coinvolgimento nella carneficina del venerdì 13 novembre di Parigi è testimoniato da un video. Datato 11 novembre 2015. Le videocamere di sorveglianza della stazione di servizio di Ressons-sur-Matz, vicino a Compiègne, sull’autostrada che porta a Parigi, lo inquadrano verso sera assieme a Salah Abdeslam. E’ lui che guida la Renault Clio color grigio antracite che verrà ritrovata abbandonata poche ore i massacri di Parigi, nel XVIII arrondissement. La stessa Clio che scaricherà i kamikaze davanti allo Stade de France. Qualche ora più tardi, il 12 novembre, alle tre del mattino, i due amiconi sono visti a Bruxelles, dove incrociano Brahim Abdeslam e la Seat Leon con la quale verranno trasportati gli assassini che massacreranno i clienti dei ristoranti coi tavoli dehors.

Gli inquirenti sospettano che Abrini abbia accompagnato i i fratelli Abdeslam durante i loro sopralluoghi parigini il 10 e il 12 novembre. Brahim si farà esplodere davanti al bistrot Voltaire.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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