Bomba contro l’ex premier greco mandato dalla Troika

Terrorismo ATENE

ATENE. Sono le 18 e 45, nella capitale greca è l’ora del grande traffico. La Mercedes nera dell’ex premier Loukas Papademos, 69 anni, ha lasciato piazza Omonia, ed ha imboccato la lunga via 3 settembre, in pieno centro. L’autista è affiancato da una guardia del corpo. L’auto, blindata, arriva all’incrocio con la via Marni, quando è scossa da un boato: Papademos stava aprendo una busta che gli era stata recapitata poco prima nel suo ufficio, non immaginava di innescare un componente chimico che l’ha trasformata in una micidiale bomba. La lettera gli esplode tra le mani: resta ferito al petto, alle gambe, alle braccia. Gli altri due passeggeri se la cavano con ferite più lievi. Vengono portati al vicino ospedale Evangelimos: le condizioni di Papademos, fortunatamente non fanno temere per la sua vita, secondo quanto riferiscono le tv greche. Per precauzione, è stato ricoverato in terapia intensiva.

L’attentato ricalca, nella modalità, l’operato terroristico dei gruppi anarco-insurrezionalisti di estrema sinistra che hanno utilizzato buste esplosive indirizzandole ad alcuni politici greci, a banche ed istituzioni finanziarie. Ma è la prima volta che il bersaglio è così audace, così importante, così “mirato”: perché Papademos è, agli occhi di questi gruppi, una sorta di traditore del popolo, un rappresentante degli “usurai”, come vengono chiamati in Grecia i dirigenti della famigerata Troika, l’Europa delle banche e il Fondo monetario internazionale. Nessuno, al momento in cui scriviamo, ha rivendicato l'azione. Lo scorso gennaio, un gruppo anarchico greco dal minaccioso e nichilista nome “Cospirazione delle cellule di fuoco”, ammise l’invio di alcune buste esplosive al ministero delle Finanze tedesco a Berlino (non vi furono danni), e alla sede parigina del Fondo monetario internazionale, dove invece una persona rimase lievemente ferita.

Brillante economista di scuola americana, formatosi al prestigioso Mit, Papademos ha guidato un governo tecnico dall’11 novembre del 2011 al 16 maggio del 2012, ma prima era stato governatore della Banca di Grecia (1994-2002), nonché vicepresidente della Banca centrale europea (2002-2010). Insomma, un uomo di grande potere. E di grosse responsabilità. Il suo era nato come un governo di larghe intese per cercare di salvare il paese dopo la caduta a furor di popolo del governo di George Papandreu. Di questi tempi, era tornato negli Stati Uniti, come docente in visita ad Harvard. Non a caso, tra i primi ad accorrere in ospedale è stato Yannis Stoumaras, presidente della Banca Centrale greca: “Un attacco codardo”, ha stigmatizzato.

“Un gesto infame”, gli ha fatto eco il ministro per la Comunicazione, Nikos Pappas, uno dei più fedeli collaboratori del primo ministro Alexis Tsipras - ieri a Bruxelles per rinegoziare le condizioni di una ennesima proroga del prestito ad Atene.

Le prime reazioni del mondo politico, a cominciare dal governo, sono unanime: condanna, solidarietà, sdegno. E tuttavia riflettono non solo lo choc per l’attentato proditorio, ma anche inquietudine. La lettera-bomba è un segnale, e forse un sintomo. La Grecia, infatti, sta di nuovo attraversando un momento assai difficile: è stremata, i ceti popolari, i pensionati, i disoccupati “non vedono la fine del tunnel”, le manifestazioni si susseguono a piazza Syntagma, cuore della città, tutte condannano le cattive scelte economiche fatte da Tsipras, e tutte chiedono - al settimo anno di una crisi che appare senza soluzioni - la fine dei sacrifici. Proteste e rabbia hanno scosso in queste ultime settimane il Paese: dall’inizio della crisi, nel 2010, l’economia ha perso il 25 per cento del suo valore. Per poter usufruire di altri aiuti, i Greci hanno dovuto subire 140 nuove misure di austerità, 45 delle quali adottate dal parlamento giovedì 18 maggio. La sinistra radicale di Tsipras che guida il governo ha giustificato queste misure perché necessarie all'esborso di una cruciale tranche di aiuti, senza la quale Atene rischia in estate di andare in bancarotta, schiacciata dagli interessi sul debito.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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