Paranoia da Europei la Francia epicentro di tutte le paure

Terrorismo Francia

A Bruxelles, dopo l’attentato all’aeroporto Zaventem e la città in stato d’assedio, gli psicologi hanno dovuto curare parecchie centinaia di persone per certe patologie scatenate dalla paura e dall’angoscia. Stress da terrorismo. Che poi si traduce in reazioni concrete: la prima, di natura politica, è quella di chiedere più sicurezza e meno immigrazione. La seconda, è di carattere economico: per esempio, il turismo a Parigi, dopo le carneficine di Charlie Hebdo, del supermarket ebraico e di venerdì 13 novembre, è crollato di oltre il 30 per cento. A Bruxelles i danni indotti dal terrorismo (le settimane della caccia a Salah Abdeslam, i blitz, etc.) sono stati calcolati tra uno e due miliardi di Euro. La compagnia aerea britannica low cost EasyJet, specializzata in voli verso destinazioni del Mar Rosso, ha perso nell’ultimo semestre 20 milioni di sterline (25 milioni di Euro). Il volo EgyptAir MS804 partito dallo Charles de Gaulle, diretto al Cairo e scomparso nella notte tra mercoledì e giovedì, aveva appena 56 passeggeri, trenta dei quali egiziani, su un Airbus A-320 che ne può ospitare 180. Sono più che indizi, sono la fotografia di una realtà difficile, e di una situazione che si va sempre più deteriorando. La gente ha paura. E non è ottimista.

Ormai, infatti, quando un aereo scompare dai radar e se ne perde ogni traccia, subito siamo sicuri che è stata una bomba. Non mettiamo sulla bilancia delle ipotesi l’incidente di natura tecnica. No, dopo Parigi, Bruxelles, dopo l’aereo esploso sul Sinai lo scorso ottobre, i dubbi si sono dissolti. Il terrorismo è sempre in agguato, nelle nostre menti. Lo spiega Pietro Trabucchi in un saggio apparso qualche mese fa (“Tecniche di resistenza interiore”): i terroristi, con le loro azioni, “hanno diffuso una paura irrazionale”. Magari è “smisurata, rispetto alla possibilità di accadimento”. Però i fatti sembrano dare ragione ai timori. Siamo costretti a convivere con quest’angoscia. Sentimento strumentalizzato da quei politici che gettano benzina sul fuoco dell’intolleranza, della diffidenza, del respingimento. La grande paura degli attentati è materia elettorale.

E materia di intelligence. L’altra sera a Milano c’è stata la spettacolare simulazione di un attentato terroristico “multiplo” che prevedeva l’esplosione di un pacco con antrace all’interno della stazione Gerusalemme (linea metropolitana lilla) e l’assalto di un commando che si barrica con un ostaggio nelle biglietterie dello stadio Meazza dove un kamikaze si fa esplodere davanti all’ingresso 8. Lo scenario dell’esercitazione anti Isis contemplava in tribuna la presenza del primo ministro. L’esercitazione antiterroristica è stata battezzata “Metropolis 2016”, con lo scopo di verificare l’efficacia del sistema di sicurezza e delle comunicazioni in stato d’emergenza, predisposto per la finale di Coppa dei Campioni che si disputerà a Milano tra otto giorni. Un assaggio di ciò che sarà ai campionati europei che si svolgeranno in Francia dal 10 giugno. Rob Wainwright, capo di Europol, teme il peggio: “Guardo con molta preoccupazione ai prossimi Europei di calcio. Sono un obiettivo attraente per i terroristi”. Sul fronte della sicurezza interna, dice, i paesi Ue dovrebbero “fare di più”. Dopo Parigi e Bruxelles “ci sono stati passi in avanti, ma non è abbastanza”.

Se l’Airbus dell’EgyptAir partito da Parigi è esploso, allora qualcosa non ha funzionato nei sistemi di prevenzione. La GTA (Gendarmeria del Trasporto Aereo) sta analizzando la lista dei passeggeri e quella degli addetti ai controlli. Dall’inizio del 2015 sono stati ritirati 70 degli 85mila badget in servizio (i pass degli addetti ai servizi aeroportuali e commerciali di Orly e del Charles de Gaulle) per “fenomeni di radicalizzazione”. Inutile girarci intorno, la Francia è nel mirino e pure la polizia federale tedesca (BKA) lancia l’allarme per l’elevata minaccia terroristica “di tipo jihadistica” agli Europei. Col rischio che gli obiettivi siano quelli più “deboli”, anche se “di grande significato simbolico e vasta copertura mediatica”. Ossia le squadre e/o i calciatori di nazioni “crociate”. Tra i possibili autori di attentati, la BKA ipotizza gruppuscoli che pianificano azioni accuratamente, ma anche “fanatici irrazionali che agiscono in maniera solitaria”. Nel mirino, in particolare, la partita inaugurale della Francia con la Romania e la finale del 10 luglio. Se poi vogliamo spaventarci un pochettino di più, sappiate che un terzo dei cinquemila foreign fighters dell’Isis è tornato in Europa. L’afferma al quotidiano tedesco Die Welt il capo dell’Europol: “E’ semplicemente impossibile vigilare su tutti i potenziali terroristi per 24 ore al giorno”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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